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IL DISCO

Transleit delle Ebbanesis è la prova che le Sirene esistono

Lingua Napoletana, Musica | 27 Gennaio 2020

Viviana Cangiano e Serena Pisa sono due voci-sirene. Lo diciamo da sempre. Lo sono a tal punto che le abbiamo volute nella sigla del nostro video omaggio a Vincenzo Gemito: come cantano loro “Fenesta Vascia”, entrandoti nell’anima, nessuna avrebbe potuto fare altrettanto, nell’attuale e un po’ asfittico panorama femminile musicale made in Partenope.

Come Sirene le ha dipinte anche Andrea Maresca, Spiff, artista delicatissimo del centro storico, su due ventagli. Loro però non sentono,  come tutti i “divini”, la divinità contenuta nelle loro voci, semplicemente magiche. Si mantengono semplici, sempre con il sorriso, sempre al lavoro, sempre ultra-precise.

Registrammo il pezzo all’Auditorium Novecento, mesi fa, con Bruno Savino – che ha curato anche la realizzazione di questo cd per la Soundfly, lo spazio dell’antica Phonotype a Mezzocannone – e con Fabrizio Piccolo: e lì avemmo prova ulteriore della professionalità estrema di queste due ragazze  e anche del loro simbiotico rapporto. Provammo alcune ore prima di raggiungere la perfezione. Una sorta di mistica experience. Indimenticabile. Che ha impreziosito non poco anche il nostro lavoro video.

Così immaginiamo che anche dietro i 10 meravigliosi pezzi di “Transleit” – presentati venerdì e sabato proprio all’Auditorium Novecento, ci sia stato analogo, paziente, lavoro. Perché questo disco, lo diciamo subito, è supremo nella sua perfezione.

La storia della musica “tradotta” in napoletano

Prendiamo il primo pezzo Bhoemian Rhapsody, unico pezzo della storia dei Queen ad aver conquistato la prima posizione delle charts inglesi in due occasioni: la prima volta quando uscì, nel 1975, la seconda quando morì Freddy Mercury nel 1992.  Qui la traduzione è quasi letterale, con qualche licenza poetica (“mamma aggio acciso a ‘n ommo miez’a nu vico astritto” per esempio) a dimostrazione del grande rispetto che Viviana e Serena dimostrano, in questo disco, per gli autori “tradotti”. Che si tratti della sigla dei Puffi (divertentissima e briosa) o dell’Attenti al lupo di Lucio Dalla (che diventa Accort’o lupo), che si tratti di Volevo un gatto nero (‘a jatta nera) o della Billie Jean di Michael Jackson, (mentre steveme abballanne Bille Jean s’allummaje, me facette ‘na scenata, ‘na sfuriata, s’arrevutaje. L’uocchie a me, ‘ncuoll’a me, ma pecché). O, ancora, di Michelle di McCarney e Lennon, che si presta benissimo alla traduzione (te voglio, te cerco, te chiammo).

C’è anche T’Appartengo, portata al successo da Ambra ai tempi di Non è la Rai, dove prometti diventa semplicemente prumiette ma dove di base il testo resta quello, seppur con l’efficacia della nostra lingua madre, il napoletano (“T”o ggiuro ammore ca è n’ammore eterno, si nunn’è overo fernesco all’inferno. Ma quanno all’intrasatta viene vierno, chist’ammore sarrà fuoco eterno”).

In alcune interviste Viviana e Serena hanno spiegato che è dal brano di Freddy Mercury e dall’operazione di traduzione (il video live fatto l’anno scorso ha registrato due milioni di visualizzazioni sulla pagina fb di Viviana&Serena) che è in realtà nato tutto… quello è stato il principio e forse è per questo che si è scelto come primo brano del disco.

Un’operazione “ribaltata” sulla lingua napoletana

L’operazione di Viviana e Serena è, insomma, straordinaria e valorizza la lingua napoletana: stavolta hanno deciso di tenersi ben lontane dall’affrontare i classici della nostra canzone, giocando sulle traduzioni. Un’operazione vincente, riuscitissima, frutto di anni di studio ma anche di gioco sulle note e le voci. La forza di una simbiosi, di due voci, di una chitarra. La forza, attrattiva, di due sirene. Un disco importante in un’era in cui molti artisti napoletani scelgono la lingua italiana per “sdoganarsi”. Qui invece è avvenuto il contrario, con la traduzione di grandi pezzi  mondiali (o su pezzi cult come la colonna sonora di Nuovo Cinema Paradiso) in napoletano (SerenVivity, il loro primo album, era invece un disco di “classiche”, ndr).

Una operazione riuscita e vincente. Un disco consigliato a chi ama la bella musica e obbligatorio per chi segue le evoluzioni di queste due straordinarie artiste. Un lavoro splendido come sono splendide queste voci. E queste due donne.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 27 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 27 Gennaio 2020

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