martedì 22 gennaio 2019
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IL DISCORSO AL SAN PAOLO

Salemme a Pino Daniele: “Caro Pino, manchi a questa città. E avrei voluto dirtelo in lingua napoletana”

Identità, Musica, NapoliCapitale | 8 Giugno 2018

L’intervento parlato più orgoglioso, più partenopeo, più vivo e più appaludito ieri al San Paolo è stato quello di Vincenzo Salemme. Ve ne proponiamo il testo integrale.

“Sono un attore di teatro sono abituato a platee molto più piccole. Siete pazzeschi visti da qui, grazie. Grazie!  Sono qui stasera in mezzo a tutti questi grandi artisti perché ho avuto un privilegio nella vita. Nel 1999 ho fatto un film che si chiamava “Amore a prima vista”. E Pino fece la colonna sonora. E ancora oggi quando sento le note della chitarra di Pino che suonano “Si Forever” m’sent male. Sono qui perché volevo bene a Pino. Io avrei voluto scrivere una lettera a Pino… Pino ti avrei voluto scrivere quello che scrivemmo al cimitero di Fuorigrotta agli amici che non l’avevano potuto vedere lo Scudetto e scrivemmo “che ve site persi”. L’avrei voluto scrivere quest’anno ma nunn’ è andata così. Però abbiamo giocato un calcio splendente e ne siamo orgogliosi. Caro Pino, avrei voluto scriverti, a te, a te che hai cantato Napoli in tutte le sue declinazioni, avrei voluto scriverti un pensiero su Napoli, avrei voluto scriverti che Napoli è Grecia, è Spagna, è Francia, è “nobiltà borbona”, ricchezza poderosa… Napoli la perdo tutti i giorni e la ritrovo in sogno immerso nel suo mare che freme ai colpi di chi le spara al cuore. Pino avrei voluto scriverti che ci manca la tua voce che somigliava a un soffio di violino accarezzato dal vento. Avrei voluto scriverti salutami Totò, Massimo, Eduardo, Titina, Peppino, Luca, Luigi, Renato Carosone, Vittorio De Sica e tutti gli artisti che hanno fatto grande questa città meravigliosa. Avrei voluto scriverti nella nostra lingua: e la chiamo lingua (ovazione del pubblico del San Paolo, che appalude e esulta “Vincenzo, Vincenzo”) e non dialetto perché è talmente ricca di cultura, di contaminazioni, che tante volte lo stesso vocabolo a Napoli c’ha due significati diversi. A volte opposti. Per esempio pigliate ‘o scarrafone. Sì tu chiami uno “scarrafò” lo offendi. Ma quello che tu hai chiamato scarrafone, grazie alla lingua napoletana, si può difendere e rispondere “scarrafò? Ricordati che ogni scarrafone (rivolge il microfono al pubblico, che gli risponde in coro) “è bello ‘a mamma soja”. Viva Napoli, viva Pino”.

Vincenzo Salemme

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 8 Giugno 2018 e modificato l'ultima volta il 8 Giugno 2018

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