martedì 23 ottobre 2018
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IL DISCORSO AL SAN PAOLO

Salemme a Pino Daniele: “Caro Pino, manchi a questa città. E avrei voluto dirtelo in lingua napoletana”

Identità, Musica, NapoliCapitale | 8 giugno 2018

L’intervento parlato più orgoglioso, più partenopeo, più vivo e più appaludito ieri al San Paolo è stato quello di Vincenzo Salemme. Ve ne proponiamo il testo integrale.

“Sono un attore di teatro sono abituato a platee molto più piccole. Siete pazzeschi visti da qui, grazie. Grazie!  Sono qui stasera in mezzo a tutti questi grandi artisti perché ho avuto un privilegio nella vita. Nel 1999 ho fatto un film che si chiamava “Amore a prima vista”. E Pino fece la colonna sonora. E ancora oggi quando sento le note della chitarra di Pino che suonano “Si Forever” m’sent male. Sono qui perché volevo bene a Pino. Io avrei voluto scrivere una lettera a Pino… Pino ti avrei voluto scrivere quello che scrivemmo al cimitero di Fuorigrotta agli amici che non l’avevano potuto vedere lo Scudetto e scrivemmo “che ve site persi”. L’avrei voluto scrivere quest’anno ma nunn’ è andata così. Però abbiamo giocato un calcio splendente e ne siamo orgogliosi. Caro Pino, avrei voluto scriverti, a te, a te che hai cantato Napoli in tutte le sue declinazioni, avrei voluto scriverti un pensiero su Napoli, avrei voluto scriverti che Napoli è Grecia, è Spagna, è Francia, è “nobiltà borbona”, ricchezza poderosa… Napoli la perdo tutti i giorni e la ritrovo in sogno immerso nel suo mare che freme ai colpi di chi le spara al cuore. Pino avrei voluto scriverti che ci manca la tua voce che somigliava a un soffio di violino accarezzato dal vento. Avrei voluto scriverti salutami Totò, Massimo, Eduardo, Titina, Peppino, Luca, Luigi, Renato Carosone, Vittorio De Sica e tutti gli artisti che hanno fatto grande questa città meravigliosa. Avrei voluto scriverti nella nostra lingua: e la chiamo lingua (ovazione del pubblico del San Paolo, che appalude e esulta “Vincenzo, Vincenzo”) e non dialetto perché è talmente ricca di cultura, di contaminazioni, che tante volte lo stesso vocabolo a Napoli c’ha due significati diversi. A volte opposti. Per esempio pigliate ‘o scarrafone. Sì tu chiami uno “scarrafò” lo offendi. Ma quello che tu hai chiamato scarrafone, grazie alla lingua napoletana, si può difendere e rispondere “scarrafò? Ricordati che ogni scarrafone (rivolge il microfono al pubblico, che gli risponde in coro) “è bello ‘a mamma soja”. Viva Napoli, viva Pino”.

Vincenzo Salemme

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