venerdì 23 agosto 2019
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IL DIVIETO

Cartelli a Capodimonte vietano l’ingresso alle guide nei giorni gratuiti. E’ rivolta contro Bellenger

Attualità | 17 Marzo 2019

“Quando qualche settimana fa scrivevo di un museo che a breve avrebbe messo il cartello con scritto “Qui le guide non entrano”, un altro museo (nazionale) il cartello lo metteva sul serio! Non è tanto la disposizione in sé che già conoscevamo ma quel divieto che si utilizza anche per dire “i cani non entrano ” o qualche tempo addietro, un’altra categoria di persone. Lo trovo ampiamente offensivo nonché disgustoso per un museo di respiro internazionale come il Museo e Real Bosco di Capodimonte. Un cerchio giallo sulle guide turistiche e i loro gruppi. Ok l’affluenza da gestire nella domenica gratuita (che poteva essere organizzata in altri modi) ma un cartello gigante come questo è una vergogna senza se e senza ma. Spero scompaia quanto prima perché la categoria guide turistiche ha tutta l’intenzione di andare in fondo alla questione…”

Scriveva così la nostra preziosa collaboratrice Susy Martire, portavoce delle Guide Turistiche Campane, due giorni fa sulla sua pagina fb, denunciando l’orrenda iniziativa del Museo di Capodimonte che ha disseminato nei suoi prati il cartello che vedete in alto, che vieta l’ingresso alle guide turistiche nei giorni gratuiti. Offensivo e fuori luogo.

Ora precipitosamente Bellenger pare sia corso ai ripari, contattando l’associazione attraverso l’ufficio stampa e chiedendo scusa. Di fatto i cartelli sono ancora lì. Ci auguriamo che siano levati quanto prima e che si eviti questo divieto che limita per giunta la libertà per le famiglie di essere accompagnati da persone esperte durante le giornate di ingresso gratuito nei musei.

Di certo le guide campane sono sul piede di guerra e sotto la foto segnalata dalla Martire, si sfogano: “Sto guappo di cartone deve darsi una calmata e imparare una volta per sempre che Capodimonte e Napoli non sono il suo lunapark privato. E che, per quanto obnubilato da deliri di onnipotenza, costui non è al di sopra della legge”; “Deve cambiare anche il modo di considerare le guide turistiche: professionisti e non fastidiosi ostacoli. Un tema che, comunque, pone anche riflessioni interne alla categoria. Se qualche direttore di museo si sente libero di avallare decisioni simili è anche perché la categoria delle guide turistiche è politicamente “nulla”. Ma, questo, è discorso molto ben ampio e conosciuto agli operatori del settore”; “Il caro direttore non solo deve togliere i cartelli, ma anche questo assurdo divieto. Cmq un piccolo passo. Ma noi non ci fermiamo….”; “Spero che ci sia stato un comunicato stampa ufficiale con il quale si chiede scusa innanzitutto tutto al pubblico che le guide le chiama e le paga, e poi a tutte le guide turistiche. Molte non sono iscritte a nessuna associazione ed esercitano il loro lavoro facendo lo slalom tra questi alti e bassi uterini di proclami e scuse che in un mondo di professionisti seri identificano un comportamento inaccettabile!”;

Il problema, spiega qualcuno infine, “non è il cartello, ma l’atto amministrativo di cui, attraverso il cartello, si rende pubblico il contenuto: il divieto alle guide di esercitare. Che, di fatto, si traduce nel divieto per i fruitori di utilizzare un “servizio”, limitandone la libertà e il diritto di scelta.
Le ragioni sono risibili: di fronte agli insostenibili flussi che tanto danno producono, si sceglie di eliminare l’unico servizio con profilo culturale piuttosto che limitare gli accessi (che si tradurrebbe in una riduzione dei numeri sui cui alcuni pensano di costruire la propria immagine di politico e amministratore).
Il divieto alle guide di esercitare, oltre a essere offensivo per la categoria e limitativo dei diritti dei visitatori, mi pare (da profano) avere profili di illegittimità che andrebbero esplorati e, nel caso, impugnati da chi ne subisce le conseguenze.
Le scuse davvero non possono bastare”.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 17 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 17 Marzo 2019

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