giovedì 21 febbraio 2019
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IL DOCU

A Catania per “Sotto un altro vulcano”: Sant’Agata e la festa nel reportage di Identità Insorgenti

Cultura, Identità | 25 Gennaio 2019

Ogni anno un milione di persone affolla Catania nei giorni in cui si celebra il martirio di Sant’Agata dando vita alla terza festa per importanza del cristianesimo. E noi come giornale che si occupa di Identità del Mezzogiorno non potevamo non esserci almeno per una volta, raccontando uno dei rituali più potenti del mondo con gli occhi partenopei. Così l’anno scorso, nel febbraio 2018, con Federico Hermann, Eddi Ferro e Maura Messina (tutti elementi del nostro collettivo) siamo andati a Catania a constatare e raccontare la festa con i nostri occhi e sotto la guida della nostra corrispondente dalla Sicilia, la scrittrice Barbara Mileto, che ha organizzato interviste e pass prima che arrivassimo.

Qualcuno che ha visto il film in anteprima ha sottolineato che a parte la premessa sui due vulcani, parliamo poi poco dell’altro vulcano, cioé il Vesuvio, il nostro vulcano attualmente dormiente… non ci sembrava però necessario raccontare di San Gennaro, ancora, dopo il precedente lavoro. Certo è che nelle interviste con i siciliani – a Napoli al solito ignorano le nostre cose, anche se prossimamente lo proietteremo anche nella nostra città, grazie alla sensibilità di Paolo Iorio, direttore del museo del Tesoro di San Gennaro e del Museo Filangieri – molti ci hanno chiesto delle similitudini tra due popoli.

Ebbene se avessi potuto fare un altro titolo ancora io avrei chiamato questo docu: “Lavati dal fuoco”. Perché la differenza è qui: l’Etna è vivo e il Vesuvio muore (anche per inquinamento, incuria, vandalismo…). L’Etna esplode e i catanesi invocano la loro santuzza. Mentre per noi San Gennaro è un entità astratta, perché la nostra generazione – per fortuna, sia chiaro – non ha vissuto mai un’eruzione da vicino. Mentre domani scenderemo a Catania e l’Etna ci fumerà all’orizzonte. E questo rende vivo il rito: la necessità di avere un idolo a cui rivolgersi. La devozione, l’essere cittadini. Naturalmente tra le interviste ai bravissimi studiosi e archeologi dell’associazione Etna ‘Ngeniuosa o al prete di Sant’Agata alla Vetere, con Barbara abbiamo voluto recuperare le piccole realtà che intorno all’identità della festa e della santa, stanno rielaborando e ravvivando elementi dell’identità. Dalle ntuppatedde di Elena Rosa del gruppo Spazio Oscena, alle olivelle della Santa rielaborate da Alessandro Marchese all’arte del riciclo e alla nuova iconografia di Agata di Alfredo Gugliemino e il gruppo di Cartura-Land… perché l’identità è mobile, si rigenera, rivive, resta uguale a se stessa e si trasforma.

Certo è che Catania in quei tre giorni di festa è un unico respiro, un unico colore… un unico popolo. E insomma un modello per noi napoletani, che perdendo identità abbiamo perso coscienza e consapevolezza.

Come Identità Insorgenti abbiamo provato a raccontare la potenza di questo rituale identitario così forte e unico con il documentario “Sotto un altro vulcano”, dopo il lavoro di due anni fa su San Gennaro, “Sangue di un popolo”.

Essere inseriti nel programma ufficiale della festa di Sant’Agata per presentarlo è motivo di orgoglio e ripaga la fatica che raccontare qualcosa di così grande ha richiesto.

Abbiamo voluto dedicare il documentario a Giovanni Battiloro,  cuore e anima vulcaniche, figlio del Vesuvio,  – a cui ha dedicato tante energie nella sua breve vita – amico e videomaker, la cui morte sul ponte di Genova è una ferita aperta nei nostri cuori.

Dopo l’anteprima il 26 gennaio alle 18 al Museo Diocesano di Catania del nostro lavoro d’amore e passione nel segno dell’identità, il 2 febbraio saremo di nuovo in Sicilia, nel corso della notte bianca. Poi il 3 febbraio alle 17,30 sempre a Catania lo presenteremo ospiti di Cartura, da Land alla dogana vecchia. Non mancate…

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 25 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 28 Gennaio 2019

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