fbpx
martedì 26 gennaio 2021
Logo Identità Insorgenti

IL DOCUMENTARIO

La bellezza commovente de “Il nostro Eduardo” su Rai Uno il 9 gennaio

Cultura | 4 Gennaio 2021

Tra tanto parlare di Eduardo de Filippo in questi tempi per celebrare i 120 anni dalla nascita, caduti in questo nefasto 2020, (da Castellitto a De Angelis, passando per Martone) poco si è parlato di un piccolo preziosissimo lavoro che ha debuttato il giorno di Natale su quel bellissimo e curato canale di Sky che si chiama Sky Arte. La buona notizia è che il 9 gennaio anche chi non possiede Sky potrà vederlo in tv: è programmato alle 22 e 50 su Rai Uno.

Il film è diretto (a proposito di sciocche polemiche sui napoletani quali gli unici capaci di raccontare Napoli)  da Didi Gnocchi – giornalista pavese fondatrice della 3D, una casa di produzione specializzata in documentari – e da Michele Mally, talento registico che ha già diretto per la 3D i lavori su Klimt e Schiele e sull’Ermitage (su soggetto della Gnocchi, Nastro d’argento 2020 come miglior documentario d’arte), distribuiti poi nelle sale da Nexo Digital, casa specializzata nei docu artistici e storici.

L’intento de “Il nostro Eduardo”, a detta degli autori, era di evidenziare tutto ciò che nell’opera di De Filippo, come nelle sua attitudine alla vita, è estremamente contemporaneo. “Un De Filippo che vede lontano, e che, pur raccontando i suoi tempi, trasversale alle classi, racconta il peregrinare eterno dell’uomo, dentro e fuori dalla famiglia, dentro e fuori dalla società, dentro e fuori sé stesso. Il tutto, raccontato grazie i contributi, spesso inediti, della famiglia” spiegano dalla 3D., coproduttore del film con l’Andiamo Avanti Productions – che è la casa di produzione dell’ultima moglie di Luca De Filippo, Carolina Rosi (che con Didi Gnocchi ha firmato già la regia di “Citizen Rosi” dedicata a suo padre Francesco Rosi) e con Sky Arte e il contributo della Fondazione Eduardo De Filippo e del MiBACT.

Tutto questo per dire che è un’ipotesi non remota che sia stata proprio la Rosi l’anima “trainante” e il trait d’union del film. Del resto solo lei avrebbe potuto convincere a concedersi alle telecamere gli schivi nipoti di Eduardo de Filippo: Matteo, Tommaso e Luisella, tutti e tre lontanissimi dal mondo del teatro, tutti e tre consapevoli della pesantissima eredità che hanno sulle spalle. Tutti e tre molto discreti e non amanti delle telecamere. A cui si concedono con garbo e un po’ di timidezza.

Tommaso, in verità, si è visto e si è fatto sentire quando Napoli l’anno scorso ha dedicato ai De Filippo (in realtà soprattutto a Eduardo) una mostra bellissima e indimenticabile al Castel dell’Ovo (quando c’era ancora un assessore colto e sensibile quale Nino Daniele). Disse alle telecamere, ai giornalisti, che lui si sarebbe battuto per trasmettere la memoria del nonno Eduardo alle nuove generazioni. E del resto è lui a presiedere la Fondazione Eduardo De Filippo, di cui in città si sente poco, ma che invece fa (soprattutto per dare azione all’ultima battaglia di Eduardo, per i più giovani e disagiati cittadini di Napoli).

Sono aspetti a cui “Il nostro Eduardo” accenna. Il film inizia da una cucina, con i tre nipoti di Eduardo… L’effetto, nel vedere i tre eredi De Filippo accarezzare la memoria partendo dalla cucina, risulta subito familiare. Cosa c’è di più immediatamente trasmittibile della cucina? La tavola, nel teatro di Eduardo, come momento di incontro e come elemento di identità è del resto fondamentale. Matteo, il suo primo nipote, ha scelto proprio la cucina nella vita. E Luisella e Tommaso leggono un’intervista in cui Eduardo dice che se non avesse fatto l’attore nella vita avrebbe fatto il cuoco (o non sarebbe nato…). Ragù, Parmigiana, gli Spaghetti con le vongole fujute, lo “Scammaro” (la frittata dei poveri, senza uova, storico piatto identitario e povero della città post-guerra) presi da un libro di ricette di Eduardo stesso, fanno capolino nel documentario che si chiuderà con una grande tavolata d’amore, con nipoti, pronipoti e le tre mogli di Luca De Filippo tutti insieme, sorridenti e gioviali, modello “famiglia allargata riuscita”.

Da Eduardo Scarpetta, padre dei De Filippo, a Eduardo a Luca, sicuramente c’è della modernità nel gestire famiglie così composite dove per giunta le numerose, ma tutte importanti donne, dalle personalità non indifferenti, scelte dagli ultimi due, non sono voci anonime, ma  voci spesso determinanti: sia per la comprensione di Eduardo che per spiegarne alcune scelte.

“Il nostro Eduardo” potrebbe essere anche un racconto di voci femminili, che infatti vengono riportate con toni diversi ma sempre appassionate e appassionanti: i diari o le lettere di Dorothy Pennington, Thea Prandi e Isabella Quarantotti vengono lette da Luisella, da Angelica Ippolito, dalla Rosi.

E poi c’è Luisella, Luisella la figlia di Eduardo morta per una caduta dagli sci a poco più di 10 anni. E il racconto della sua morte, drammatica, indimenticata da Eduardo, con lei sempre presente nella sua vita, fino all’ultimo intervento pubblico, eppure mai ostentata. Tenuta dentro, tenuta in tutti i camerini dove Eduardo ha messo piede, racchiusa in una foto che è stata sepolta con Eduardo, come Luisella è stata sepolta con uno scritto del padre tra le mani. C’è Titina, la sorella ispiratrice e a cui Luisella assomigliava per creatività.

Tutti dettagli accennati, sfiorati dal film di Gnocchi e Mally, che raggiunge punte di delicatezza uniche, mostrandoci un Eduardo umano, severo, devastato di dolore ma sempre pronto a cogliere l’umano, a farne risorsa e racconto universale. Come si spiega in quel passaggio in cui lui consiglia di girare tra la gente e prendere appunti, che la gente ha tanto da insegnare, da dire… da portare in scena.

“Il nostro Eduardo” potrebbe anche essere un film sui legami, anche culturali, che Eduardo ebbe con i suoi contemporanei. Non solo il grande e determinante incontro con Luigi Pirandello (da cui venne fuori “L’abito nuovo”, un adattamento in napoletano di Eduardo di un racconto di Pirandello) che determinò in Eduardo una rivoluzione drammaturgica a iniziare dalla scrittura, ma anche quelli con Pier Paolo Pasolini, con cui c’era in progetto – spezzato dalla sua morte violenta –  di partecipare a un film… con la Morante, con Dario Fo, con artisti internazionale. Senza dimenticare i suoi nemici, quelli che non lo comprendevano o che lo invidiavano: è proprio Eduardo  a spiegare perché tanti suoi contemporanei lo odiassero (Campanilismo di Viviani insegna sempre… oggi li chiameremmo “haters”). O i suo collaboratori e discepoli, che ne raccontano storie umane e personali.

“Il nostro Eduardo” ci racconta insomma un Eduardo profondamente segnato dalla vita e forse proprio per questo narratore profondo della contemporaneità, di cui coglieva anche i cambiamenti (“Napoli milionaria” sopra tutto…).

Un Eduardo non solo grande drammaturgo ma punto di riferimento universale nella sua umanità.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 4 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 4 Gennaio 2021

Articoli correlati

Cultura | 18 Gennaio 2021

LA SCELTA

Sarà Procida la Capitale della Cultura 2022

Cultura | 6 Gennaio 2021

ANNIVERSARI IGNORATI

“Napoli dopo mezzanotte”: uno scritto di Francesco Mastriani a 130 anni dalla morte

Cultura | 29 Dicembre 2020

CINEMA

Il bilancio 2020 della Film Commission Campania: nel 2021 i film di Sorrentino e Martone