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IL DOCUMENTARIO

Similitudini e differenze con la Napoli post-colera del 1974

Storia | 8 Aprile 2020

Wladimir Tchertkoff è un giornalista di nazionalità italiana nato in Serbia da una famiglia di origine russa nel 1935, che ha prodotto oltre 70 film documentari su temi politici e sociali, con un particolare interesse per le relazioni di potere. I più lo conoscono per un documentario sul disastro di Chernobyl e sui pericoli legati all’energia nucleare. 12 anni prima che si verificasse uno dei più gravosi disastri del mondo, girò questo documentario nella Napoli post-colera: era il 1974. E’ una esplorazione della realtà complessa multiforme e drammatica della “Capitale del Sud” in piena crisi post-epidemica.

“La macchina da presa – spiega la scheda del documentario, che fu prodotto dall’allora Pci – indaga nella realtà dei vicoli, dove migliaia di uomini, donne e ragazzi combattono la lotta per l’esistenza, praticano mestieri improvvisati, danno vita a forme di sottoeconomia per sopravvivere; analizza le condizioni igienico-sanitarie della città; penetra nel consiglio comunale, in cui le forze si battono per la rinascita di Napoli si scontrano con i gruppi di potere della DC e dei monarchici, che difendono le proprie posizioni e i propri interessi economici; si sposta dal porto e dai grandi complessi industriali creati dalle Partecipazioni Statali alle piccole fabbriche dall’incerto futuro; visita i monumentali impianti ospedalieri, del tutto inadeguati alle esigenze sanitarie moderne di una grande città; si aggira per i mercati, in cui i prezzi dei prodotti alimentari crescono di giorno in giorno; svela il volto della speculazione edilizia, che ha determinato una crescita caotica della città, senza alcun rispetto per le esigenze di uno sviluppo urbanistico razionale e rispondente agli interessi della cittadinanza.

Attraverso questa esplorazione di Napoli, il film affronta uno dei punti centrali dell’intera questione meridionale, inquadrandola in un contesto politico ed economico che ha contribuito nei decenni all’aggravamento dello squilibrio tra Nord e Sud, anzichè proporsi l’obiettivo di una ricomposizione unitaria del tessuto economico e sociale del Paese”.

Lo abbiamo trovato in alcuni parti estremamente attuale e comunque illuminante per comprendere la storia della città in questi ultimi decenni e abbiamo deciso di riproporvelo.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 8 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 8 Aprile 2020

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