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IL DRAMMA

Gli artigiani di San Gregorio Armeno: distanziamenti qui impossibili, aiutateci o sarà la fine

Arte e artigianato | 30 Aprile 2020

“Aiutateci, qui rischiamo di fallire tutti”. Il grido d’allarme del consorzio di botteghe artigiane presepiali di San Gregorio Armeno, una delle strade più famose di Napoli, è di quelli che fanno male al cuore.

La crisi sanitaria che li tiene chiusi da mesi è nulla rispetto allo spettro del futuro: un vero e proprio incubo. Botteghe piccine, storiche, ma anche quelle più grandi, più note al grande pubblico, non vedono nessuna speranza all’orizzonte. San Gregorio e un vicolo praticamente, un budello.

Come si potranno garantire i distanziamenti? Come si potrà preservare la nostra tradizione presepiale? I dubbi sono tanti e angoscianti.

Loro, i maestri bottegai, nella speranza di trovare ascolto istituzionale, hanno inviato al Governo, alla Regione Campania e al Comune una lettera per chiedere aiuti concreti. “Così non ce la possiamo fare” confessano amareggiati.

L’allentamento delle misure di restrizione, previste per la Fase 2, osservano infatti i maestri dell’arte presepiale “non porterà alcun beneficio per le nostre botteghe, per un comparto che rappresenta un importante attrattore turistico della città di Napoli oltre a essere simbolo internazionale che caratterizza l’italianità nel mondo”.

Le botteghe storiche chiedono “un contributo a fondo perduto per le mensilità, a partire da marzo fino a fine settembre 2020, a titolo di contributo per il fitto dei locali e le spese da sostenere per l’acquisto dei materiali necessari per l’adeguamento degli esercizi alle nuove norme di sicurezza, l’esenzione di Tari e Cosap per il 2020 e di quelli previdenziali e fiscali previsti per gli stipendi dei dipendenti, fino al 31 dicembre 2020”.

Tra le richieste, anche la possibilità, relativa alle imposte dirette e indirette, “dovute per l’anno corrente, da pagare in un unico scaglione di tassazione, al 20% dei reddito”.

Il rischio, oltre che è economico, è gravissimo: dopo secoli si interrompe quello che è l’ultimo polo artigianale spontaneo di Napoli. Occorre agire, intervenire subito: prima di subire l’ulteriore perdita di identità e di storia, restandocene a guardare impotenti.

Lucilla Parlato

ph di repertorio Sergio Valentino

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 30 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2020

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