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IL FOCUS

Scampia oltre gli abbattimenti e le passerelle, tra illusioni e speranze

Diritti e sociale | 29 Febbraio 2020

Festa grande e lunghe passerelle, a Scampia, in occasione dell’abbattimento della vela verde. L’attenzione mediatica nazionale si è spostata, per qualche giorno, sul crollo del “simbolo di Gomorra”, partorendo sensazionalismi senza senso, a vantaggio dello share. Oggi, dopo una settimana, già non se ne parla più.

Scampia, in questi termini, vale ancora tantissimo. Lo sa benissimo chi, su questo quartiere, ha venduto pure l’anima ai colossi della comunicazione. L’immagine del quartiere malfamato e pericoloso ha prodotto affari da milioni di euro. Un banchetto al quale gli abitanti del quartiere non sono nemmeno stati invitati a raccogliere le briciole.

E sui tappeti rossi da serata del gran galà hanno sfilato le istituzioni. A ciascuno, per diritto di stato, è spettato un pezzo del merito. Il caso Scampia è, dunque, risolto. Una questione chiusa, almeno per l’opinione pubblica.

Per noi, invece, che ci sforziamo di fare un’informazione che cerca di andare oltre le passerelle, le cose non stanno esattamente come sembrano. E in questo teatro permanente, per entrare nella notizia, bisogna lasciare le scene e spostarsi dietro le quinte dove anche i più grandi tra i sovrani sono costretti a restare nudi, almeno per il cambio d’abito.

All’ombra delle vele, il lavoro certosino delle associazioni

Ci sono diversi varchi per entrare a Scampia. Da un lato, su una delle vele, colpisce la scritta “Scampia non è uno zoo”, realizzata evidentemente da chi, stufo del turismo istigato dalle serie tv, ha scelto di manifestare in questo modo il proprio eloquente dissenso.

C’è poi un altro ingresso, quello che ha sempre colpito chi scrive. Si attraversa il giardino dei cinque continenti (frutto, manco a dirlo, del lavoro silenzioso ed esclusivo delle associazioni) dove, qualche anno fa, sono stati piantati i Ginkgo Biloba, piante da un potente valore simbolico.

A raccontarcelo, qualche anno fa, è stata Patrizia Palumbo, presidente dell’associazione “Dream Team – Donne in rete per la ri-valutazione urbana”.

Sei esemplari di Ginkgo Biloba, infatti, hanno resistito alle radiazioni della potente esplosione della bomba atomica lanciata su Hiroshima. Da allora, questi alberi sono diventati un vero e proprio monumento alla vita e, piantati in quel giardino della periferia di Napoli, bastano, da soli, per rappresentare tutta la passione di cittadini e associazioni che, dal basso, continuano a risollevare le sorti del quartiere.

Sono tantissime, infatti, le aggregazioni spontanee di cittadini, le associazioni e le cooperative che operano a Scampia. Dallo storico GRIDAS, all’associazione “Chi rom e chi no”, passando per l’Officina delle Culture “Gelsomina Verde”, in molti si sono scorciati le maniche per favorire il processo di “resistenza” e sviluppo del territorio.

Spesso – ed è triste doverlo costatare – tali realtà hanno dovuto lottare, prima ancora che per affermare le proprie idee e proposte, per garantire la loro presenza nel quartiere.

Annosa è, per esempio, la questione giudiziaria che sta ancora affrontando il GRIDAS, legata all’occupazione della propria sede, oppure la condizione “abusiva” nella quale versa ancora l’Officina delle Culture all’interno di una scuola abbandonata e strappata alle mani della criminalità, senza alcun aiuto da parte delle istituzioni.

La prima vela, abbattuta nel lontano ’97

Il clamore mediatico non basta, per fortuna, ad accendere le illusioni di questo quartiere. Pur con lo sguardo rivolto verso l’alto per osservare l’ultima delle vele, quella verde, che sta per cadere, non si smette di camminare con i piedi per terra, consapevoli che molte sono le risposte concrete che Scampia ancora attende da anni.

Pensare che ventitré anni fa sia stata abbattuta la prima vela, non può che provocare un certo effetto, una sensazione mista di rabbia e ironico sberleffo verso una politica che, da queste parti, è sempre venuta meno ai propri doveri.

Allora, il primo cittadino della città era Antonio Bassolino. Più avanti, nel 2000 e nel 2004 (ormai il sindaco era Rosetta Iervolino), verranno abbattuti altri due orribili palazzoni e si prova a riassegnare alle famiglie dei nuovi alloggi più dignitosi.

Come prevedibile, però, anche in questo caso, il progetto di una “nuova Scampia” fatta a misura d’uomo, rallenta sensibilmente il suo percorso, fino ad arrestasi.

Il sogno  di un quartiere inclusivo, realizzato per ospitare dignitosamente le famiglie e tutti i servizi necessari, continua ad appartenere alla categoria dell’utopia. Così, ancora e loro malgrado, prosegue pure la lotta del “Comitato Vele”, nato alla fine degli anni ottanta per sostenere i diritti degli abitati di quei “carceri speciali”, come spesso sono state definite le vele, anche da Vittorio Passeggio, storico leader del popolo di Scampia.

Oggi, l’abbattimento della Vela verde rientra nel progetto “Re-Start Scampia”, finanziato dal bando periferie della Camera dei Deputati. Il progetto prevede, oltre all’abbattimento di altre due vele, la costruzione di nuovi alloggi per gli abitati ed esercizi commerciali, l’apertura della sede della facoltà di Medicina della Federico II e la riqualificazione di nuove aree. Un lavoro da 60 milioni di euro che speriamo inauguri una nuova e definitiva era per questa periferia. Là si che ci sarà da festeggiare, se accadrà davvero…

Voci nel deserto: la denuncia di Ciro Corona

Ciro Corona, cofondatore di “(R)esistenze anticamorra” e portavoce di Officina delle Culture “Gelsomina Verde”, come già da mesi, continua ad indicare le grosse difficoltà che caratterizzano le realtà territoriali di Scampia.

Nell’intervista che ha scelto di rilasciare a nostro giornale, accusa il Comune di Napoli di essere latitante su questi temi. D’altronde, “il Gridas è ancora sotto processo, l’Officina delle Culture con tredici associazioni, quattrocento persone al giorno da un anno è senza permessi perché il comune di Napoli latita, le due educative sono chiuse, la piscina comunale è chiusa, l’uscita dell’asse mediano è ancora chiusa, il campo rom sta ancora là, insomma abbiamo abbattuto la vela, ma che si riparta da questo abbattimento. Non abbiamo risolto, così, i problemi di Scampia, anzi, chiedeteci scusa per gli anni di ritardo“.

De Magistris e il vuoto della perifrastica attiva

“Adesso continueremo”. Esordisce così il sindaco di Napoli ai nostri microfoni, in merito alla domanda posta sul futuro di Scampia dopo l’abbattimento della vela verde. Enumera i progetti che sono in procinto di essere realizzati e che, insieme a lui, anche noi speriamo vengano portati a termine.

In merito all’attività delle associazioni, invece, e in particolare sulla vicenda delle “Officine delle Culture”, De Magistris ci è apparso alquanto sfuggente. “Noi dobbiamo fare in modo che il bene comune sia bene comune e non diventi il bene di qualcuno. Quindi laddove ci sono esperienze dal basso trasparenti e corrette, noi le sosterremo”, chiosa sulla vicenda in maniera, secondo noi, alquanto sibillina. 

 

Per il resto chi vivrà vedrà se le risposte della politica andranno oltre la propaganda di questi giorni. Offrendo a questo territorio l’attenzione quotidiana di cui necessita.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 29 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 29 Febbraio 2020

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