martedì 23 ottobre 2018
Logo Identità Insorgenti

IL FUNERALE DEL BOSS

Cronache dell’ultimo saluto di Mazzarella: e qualcuno fa anche l’inchino su carta stampata

Attualità | 5 settembre 2018

In questi anni ci siamo spesso occupati del quotidiano (on line e cartaceo)  “Il Mattino” discutendone, spesso, contenuti che a nostro avviso danneggiano ulteriormente quello che una volta era un grande giornale.  Anni fa curavamo anche una feconda rubrica, le mappinate che ebbe discreto successo.

Ma strafalcioni e  fake news sono orrori  che addirittura impallidiscono dinanzi all’articolo di oggi.

L’antefatto è  la morte di Ciro Mazzarella detto  “Scellone”, 78 anni con qualifica lavorativa e un curriculum  di contrabbandiere prima e camorrista poi.

Insomma non una persona da portare come esempio di virtù, ma per quello strano meccanismo che anche il più cruento ed efferato essere umano dopo la morte diventa un misto fra bambi e nu’ bambolotto a volte si tende ad esagerare nell’indorare la pillola. «De profundis clamavi ad te, Domine: Domine, exaudi vocem meam …»

Stamattina però leggendo i vari articoli sulla morte del gentiluomo sopracitato  (e grazie agli amici della pagina facebook “poteva succedere ovunque e invece..”) mi capita sott’occhio proprio quello del Mattino di cui riporto vari stralci (e qui la versione integrale) che francamente mi ha disgustato.

E bastava aggirarsi tra quei banchi, ed ancor di più all’esterno della chiesa, per capire meglio. Un unico, densissimo Amarcord. La scansione di una vita affidata a chi Ciro Mazzarella lo conosceva veramente bene. «Con lui se ne va la storia», dice un uomo abbracciando uno dei parenti del defunto. «Lo potete dire forte», replica annuendo una donna di mezza età dai capelli ossigenati. «Che tristezza – afferma un altro anziano al gruppo di conoscenti – Sembra ieri, quante avventure assieme: ve la ricordate quell’estate a Ibiza? E che paranza che eravamo…». Assenti invece al funerale – giacché detenuti in carcere con gravi accuse per indagini recenti e passate – i suoi due fratelli Gennaro e Vincenzo. Presente, ma discretissima, la presenza delle forze dell’ordine: solo un paio di passaggi su via Santa Lucia da parte di una pattuglia dei «Falchi», gli agenti della Questura in borghese che fanno capo alla Squadra mobile.

All’uscita del feretro dalla Chiesa di Santa Lucia a Mare l’ultimo, lungo applauso dei «Luciani». E chi si aspettava un funerale in pompa magna, con tanto di «tiro a sei» cavalli ad accompagnare nell’ultimo viaggio «don Ciro» è rimasto deluso. La salma è stata caricata a bordo di una classica limousine nera. Se ne va così per sempre Ciro Mazzarella, l’uomo che conquistò il Pallonetto facendosi amare dal suo popolo.

Insomma non un articolo di cronaca e neanche di costume ma una  agiografia di una persona che per chi non sapesse cosa facesse, potrebbe pensare ad un cittadino benemerito napoletano. E invece no, era feccia come lo è tutta la camorra e i suoi affiliati.

Qui la cosa grave non è il decesso del camorrista, ma l’accorato commiato di questo articolo orripilante che fa i suoi omaggi ad un feroce camorrista con una narrazione epica, quasi eroica.

Il coraggio conto la malattia, il pudore e l’orgoglio, l’affetto della gente dei quartieri, racconti nostalgici dei bei vecchi tempi degli agguati di Camorra.

Un fatto grave, a nostro avviso, sopratutto per un giornale che ricordiamo ha avuto nelle sue file Giancarlo Siani, giornalista ucciso da quello schifo che infesta la nostra terra e che ha istituito un premio proprio alla sua memoria.

Questo articolo per quanto mi riguarda è veramente il De profundis di questo giornale che ha toccato il fondo e che sarebbe da boicottare anche dagli ultimi eroi che lo leggono.

Oramai neanche mi stupisco più: poteva scriverlo qualsiasi giornale, e invece lo ha scritto quello che una volta era il giornale di Napoli e adesso – grazie soprattuto al suo ultimo editore/prenditore – è diventato questa roba nella quale un napoletano degno di questo titolo stenta a riconoscersi ogni giorno di più.

 

Aniello Napolano

 

Articoli correlati

Attualità | 19 ottobre 2018

BONUS CULTURA

“Truffe” a Napoli? Titolo fuorviante. La maggior parte dei fondi spesi in libri

Attualità | 19 ottobre 2018

I DATI ISTAT

La statistica che sfata il luogo comune: al Sud guidiamo meglio. Meno incidenti che al Nord. Napoli tra le città virtuose. Ma continuamo a pagare cifre blu

Attualità | 18 ottobre 2018

L’ANNUNCIO

Mimmo Lucano accetta l’invito di de Magistris: “Vengo a Napoli”. E si prepara l’accoglienza