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IL MESSAGGIO

Pugno alzato e manifesto “End police brutality in Nigeria”: le ragioni di Victor Osimhen

Battaglie, Sport | 18 Ottobre 2020

Agosto 2020. Il campionato è in pausa, i giovani e ricchi calciatori attendono l’inizio degli allenamenti tra selfie, spiagge paradisiache, yacht, ville al mare e relax ma sul web a diventare virali sono foto e video del ventunenne neoacquisto del Napoli Victor Osihmen che trascorre le vacanze nel piccolo sobborgo di Lagos dove è nato, con la sua famiglia, con la sua gente.

Lontano anni luce dalla vita dorata dello sportivo ma vicinissimo ad un’infanzia (mai) vissuta tra scuola, calcio e strada, dove dava una mano alla famiglia vendendo buste d’acqua.

Vuole dare il suo contributo Victor, da campione decide di tornare quando possibile nella sua terra  immaginando un futuro diverso per quei bambini vittime, più di tutti, di un paese i cui problemi fanno ombra sul futuro di tutti.

La Nigeria è un paese dilaniato dai conflitti, dai ribelli di Boko Haram al conflitto per l’emancipazione del Delta del Niger fino al rinnovato separatismo della regione del Biafra. Il tutto condito da una povertà estrema e una criminalità crescente.

L’adolescenza di Victor è caratterizzata principalmente da una piaga i cui echi lo accompagneranno per tutta la sua giovane vita: la Squadra speciale anti-rapine (SARS), istituita pochi anni prima della sua nascita.

Nascita, sviluppo e attività criminali della Sars

La Sars nasce nel 1992 in seguito all’aumento esponenziale della criminalità e della mafia nigeriana. Agisce come corpo speciale, affiancata alla Polizia ma di fatto invisibile, persino all’esercito, un po’ come il BOPE (battaglione per le operazioni speciali) in Brasile.

Nata per contrastare i crimini più efferati, mostra il suo lato oscuro sin dal 1996 quando i militari uccidono due guardie di sicurezza privata accusate di concorso in rapina. E’ solo l’inizio del clima di terrore che ha portato il corpo speciale nigeriano a diventare un vero e proprio cartello criminale.

Le violazioni dei diritti umani perpetrate dalla Sars giungono all’attenzione della comunità internazionale solo nel 2017 grazie alla campagna #endsars portata avanti da alcuni attivisti per i diritti umani. Nello stesso anno il Governo di Lagos, spinto dalle denunce di molte organizzazioni non governative approva una legge “anti-tortura” e istituisce un’apposita commissione giudiziaria finalizzata a vigilare sull’operato della Sars. Le proteste si assopirono.

Fino al Giugno 2020 quando Amnesty International pubblica un rapporto dal titolo :“Nigeria: l’orribile regno di impunità della SARS si fa beffe della legge contro la tortura” in cui si evidenziano le pratiche di tortura, le estorsioni, i furti di proprietà perpetrate dai poliziotti abusivi (come vengono chiamati in Nigeria), il tutto in un totale clima di totale impunità che ha reso, di fatto, il Governo di Lagos complice.

L’origine delle manifestazioni anti-Sars

Le proteste a livello nazionale sono iniziate solo l’8 ottobre scorso quando la gente è scesa in strada al grido #EndSars chiedendo alle autorità di abolire l’unità segreta anti-rapina. La polizia governativa ha risposto sparando gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili uccidendo 4 manifestanti.

Le proteste sono state innescate da un video diffuso il 3 ottobre scorso, che mostrava un ufficiale della SARS mentre sparava un giovane nello stato del Delta. Fatto che ha generato proteste sui social, in particolare Twitter, dove l’hashtag #EndSARS ha iniziato a fare tendenza a livello globale e ha portato a proteste non solo in Nigeria ma anche in altri paesi come Canada, Inghilterra, Germania e Stati Uniti diventando una protesta globale. Molti personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo si sono uniti alla protesta, da Kenye West a John Boyega e Rio Ferdinand.

Così, mentre le proteste erano in corso in diverse parti del mondo, domenica 11 Ottobre, l’ispettore generale della polizia della Nigeria, Mohammed Abubakar Adamu, ha annunciato lo scioglimento della polizia nigeriana.

Questa volta però le proteste non si sono fermate, la gente è rimasta in strada per chiedere, oltre alla dissoluzione della Sars anche la condanna di tutti suoi adepti coinvolti in attività illecite.

Quindi se vi state domandando il perchè di quel pugno chiuso verso il cielo e di quella maglia bianca con la scritta “End police brutality in Nigeria”, il motivo è che Victor Osimhen è ancora a Lagos, è ancora in strada a combattere per i diritti del suo popolo e da oggi, in quelle strade, ci sarà anche una parte di noi.

#endsars #endpolicebrutality

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 18 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 18 Ottobre 2020

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