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IL MINISTRO BRAY A CARDITELLO

"La reggia? Forse un centro studi per l'ambiente e la biodiversità"

Cultura, Identità, NapoliCapitale, Politica | 11 Gennaio 2014

bray a carditello

 

Stamani come annunciato c’è stata la visita del Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray alla Reggia Borbonica di Carditello, visita programmata in seguito all’acquisizione del bene da parte del suo ministero e che conclude l’annosa questione legata alla sua messa all’asta, a causa dei debiti di cui era operato il precedente ente che ne era proprietario, ovvero il Consorzio di Bonifica del basso Volturno.

Il ministro si è presentato intorno alle 12.30, in seguito alla scelta di recarsi prima a fare visita alla moglie ed ai figli di Tommaso Cestrone, l’angelo di Carditello recentemente scomparso, che aveva personalmente incontrato poche settimane addietro, e al quale aveva strappato la promessa di impegnarsi per risolvere la questione relativa sia alla proprietà che alla gestione del bene culturale, che versa in uno stato di evidente abbandono.

La visita del ministro in realtà ha assunto le forme di una sorta di festeggiamento per i recenti sviluppi della vicenda, con tanto di canti e balli popolari: erano circa un migliaio le persone che hanno accolto il ministro, alla presenza anche di varie personalità locali, tra cui alcuni sindaci dei comuni limitrofi, il prefetto di Caserta, associazioni e movimenti del territorio e, tra questi, Don Maurizio Patriciello.

L’evento si è concluso con un breve discorso di Bray, in quale in primo luogo ha voluto ricordare pubblicamente la figura di Tommaso Cestrone, che gli aveva apertamente detto di non credere alle promesse dei politici. In particolare una sua frase lo aveva colpito: “Non promettere, fai qualcosa per Carditello”.

Il ministro ha concluso il suo breve intervento ringraziando i presenti e le associazioni che lavorano sul territorio, indicandoli come la parte migliore del paese e riconoscendo loro un ruolo fondamentale nella risoluzione della vicenda, rimarcando l’importanza della tutela dei beni culturali e dello sviluppo del turismo per un territorio, quello campano, che ha tutte le carte in regole per essere autosufficiente.

Al di là dei festeggiamenti e delle presentazioni alla stampa, ciò che a noi preme dal punto di vista identitario è capire adesso cosa ne sarà di Carditello e quale funzione si intende attribuire a tale bene storico. La Reggia è un luogo simbolo della nostra identità e della nostra storia negata, e storicamente è stata non banalmente un luogo di caccia e un passatempo per i reali dell’epoca, ma un vero e proprio centro di eccellenza per la ricerca e lo sviluppo dell’agricoltura e della zootecnia dell’epoca.

Era stata prevista una sorta di conferenza stampa dove sarebbe stato possibile porre queste domande al Ministro, conferenza stampa per la quale mi ero registrato ed accreditato, e poi saltata per una serie di ritardi e variazioni di programma. Ma la questione era troppo importante per non provare ad avvicinare personalmente il ministro e sottoporgli la questione: domande alle quali il ministro, va detto, non si è sottratto.

Ministro, a pochi giorni dall’acquisizione da parte del suo ministero della Reggia di Carditello, può dirci se esiste già un progetto, una finalità che si intende attribuire alla fruizione di questo bene? Chi gestità la Reggia, con quali criteri, ed in particolare che rapporto avrà con il territorio?

Al momento è allo studio il progetto, da parte del Ministero, di dar vita ad una fondazione, in collaborazione con gli enti locali, per reperire fondi per Carditello.

Cosa potrebbe diventare in futuro questo bene?

Potrebbe diventare un punto di riferimento ed un centro studi per la biodiversità, lo studio e il controllo dell’ambiente, l’approfondimento e la promozione della dieta mediterranea, il che sarebbe in linea con ciò che storicamente è stato questo sito.

Può farci un esempio di enti locali con cui la fondazione potrebbe collaborare sul territorio?

Penso alle università, in primo luogo.

Queste le risposte del ministro a Insorgenza nei pochi minuti a disposizione per sottoporgli la questione.

Sul versante più concreto dei fondi e degli stanziamenti, varie agenzie di stampa hanno riportato cifre intorno ai 3 milioni di euro per intervenire in favore del recupero del bene storico. Altre voci raccolte in loco, discordanti con le prime ma non confermate al momento, parlavano invece di 500mila euro da già pronti per gli interventi più urgenti, e fondi fino a 50 milioni di euro per una riqualifica completa del sito.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 11 Gennaio 2014 e modificato l'ultima volta il 11 Gennaio 2014

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