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Il mio nome è Lucas

News | 5 Marzo 2019

Al Museo di Capodimonte è allestita una mostra dei beni custoditi nei depositi: si tratta di 1220 opere aggiuntive che, in realtà, rappresentano appena il 20% di ciò che non è esposto ordinariamente. Si tratta di sculture, oggetti, dipinti. Tra i numerosi oggetti esposti segnalo un bel servizio da colazione del 1829, in porcellana francese decorata a Napoli, con ritratti dei Re di Napoli e di Sicilia (foto 1).

La parte del leone la fanno, naturalmente, i dipinti. Giri per le sale e ti piovono addosso (cito qualcuno in ordine sparso): Belisario Corenzio, Bernardo Cavallino, Mattia Preti, Carracci, il Lanfranco, il Malinconico, Marco Pino, Andrea da Salerno, Jusepe De Ribera, addirittura un quattrocentesco San Giovanni Evangelista di Giovanni da Gaeta, artista che nella formazione risentì di un’influenza catalana. L’area della vasta corona aragonese, il periodo di massima espansione del territorio di cui Napoli fu capitale, annoverava infatti tra l’altro anche la Catalogna, Valenza, le Baleari.

E poi quello che – a mio parere – è l’artista napoletano per antonomasia, il grande tra i grandi: Luca Giordano. Dipingeva con entrambe le mani ed era soprannominato “Luca fa presto” per la sua velocità nel realizzare le opere. Opere che, ancora in vita, gli dettero fama internazionale con un particolare apprezzamento alla corte di Spagna. Capodimonte ha già esposti permanentemente alcuni suoi lavori, con una sala a lui dedicata nella sezione del Barocco Napoletano. La mostra temporanea aggiunge altro ancora. Ad esempio, alcune opere di grandi dimensioni (foto 2):


“I santi protettori di Napoli adorano il Crocifisso”, proveniente dalla chiesa di Santa Maria del Pianto. “La Sacra Famiglia ha la visione dei simboli della passione”, tratto dalla chiesa dei Santi Giuseppe e Teresa a Pontecorvo: l’area ad alto tasso di monumentali architetture religiose – ma anche civili – poco valorizzata e fin troppo degradata, che l’Italia avrebbe dovuto curare come una sorta di prezioso “beau bourg” sorto tra Cinque e Seicento. Una “Madonna del Rosario” nel quale la Vergine è protetta da un baldacchino che a sua volta ha decorazioni sacre.

Ma anche un “San Gennaro intercede presso la Vergine, il Cristo e il Padreterno per la peste del 1656”, opera anch’essa proveniente da Santa Maria del Pianto, che ha ben evidente il non usuale monogramma LJf (foto 3). Come se su quella rappresentazione del dramma da scongiurare per mezzo della fede, egli avesse voluto lasciare il segno speciale di una delle varianti del suo nome: Lucas Jordán fecit.

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 5 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 5 Marzo 2019

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