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IL MITARIELLO

La leggenda della baia dei due frati

Mitariello | 10 giugno 2018

Anche l’amore è un’arca che salva dal diluvio della vita ma a tempesta finita non si sa mai la roba che si sbarca.

(Trilussa)

Questa leggenda amici lettori nasce  nella zona della baia dei due frati, margine estremo di quell’angolo di paradiso che è Posillipo dove leggenda narra ci fosse una cappella dedicata a San Pietro Apostolo (anche se Croce ne smentì poi  l’esistenza).

Ed è in questo angolo di Paradiso che  in quella notte ribollente di una rabbia quasi innaturale, una di quelle infinite notti di lampi, tuoni e mare talmente mosso che sembra  quasi volersi riprendere ogni lembo di terra a lui sfuggito,  come una sorta di  “memento mori” per  i due giovani pescatori che li vivevano e  proprio quella notte,  forti della loro giovane incoscienza, uscirono a sfidare  il mare con le loro reti.

Questi  due giovani   che di nome facevano Carmine e Luigi, quella sera come detto decisero  di uscire lo stesso a gettare le reti in quel mare che non faceva presagire nulla di buono, nonostante uno strano senso di angoscia che opprimeva il giovane Carmine.

Neanche  avesse avuto il “senso di ragno” dell’omonimo super eroe improvvisamente illuminata dai lampi comparve fra le altre onde spumeggianti un imbarcazione alla deriva che oscillava pericolosamente verso gli scogli. I due giovani si lanciarono subito in soccorso della piccola nave spinti ancor di più dalle urla di aiuto di quella che sembrava una giovane donna.

I due giovani, prendendo a schiaffi Poseidone direttamente nel suo elemento riuscirono a trarre in salvo con difficoltà quella che a prima vista, dato il pallore  terrificante e i cappelli sciolti al vento, sembrava un misto fra una  janara e un angelo. Purtroppo però il diavolo fa le pentole e non i coperchi, quindi giorno dopo giorno di questa ragazza che alla storia è passata come Concetta, si innamorarono perdutamente entrambi i fratelli iniziando a farle una furiosa corte che rendeva sempre più dura per lei rimanere nel limbo e non fare una scelta. Gli ignavi nella divina commedia sono una delle categorie che Dante flagella di più con la sua penna e lei non volendo finire nell’antiferno decide di dare il suo cuore  a Carmine anche se Luigi, nonostante l’affetto immenso per il fratello, come leggeremo non la prese proprio benissimo.

Si arriva nel periodo di Carnevale, periodo di cibo e feste in maschera ed è proprio in una di queste feste, in una villa che affacciava sul mare che accade l’increscioso fatto. Luigi, accecato dall’amore per Concetta (E da una maschera evidentemente) tentò una sortita tentando di rapire la giovane e portarla al largo in mare.  Carmine  però che stava con occhi aperti, folle di gelosia per quello che per lui era solo uno sconosciuto mascherato, riesce a raggiungerli saltando da uno scoglio sulla barca e con un coltello che aveva sempre con se trafiggere a morte il presunto furfante.

è un attimo che però la felicità per aver salvato la sua amata si trasformi in disperazione per aver ucciso il fratello.

l’attimo in cui la maschera si scostò dal visto morente del fratello tanto amato e con cui avevo diviso tutto, persino l’amore per la giovane fanciulla.

Divorato dai sensi di colpa si accoltellò a morte anche lui tingendo di rosso quello stesso mare che li aveva visti prima eroi e poi cadaveri.

Un finale di  dramma degno di Shakespeare.

La storia  però non ci spiega come prosegue l’epilogo di questa tragedia d’amore, ma possiamo solo vagamente immaginarlo: Concetta si sentiva profondamente colpevole di questo crimine, l’artefice di questo dramma familiare. Forse morì di dolore da li a poco o si tolse la vita divorata dai sensi di colpa

Rimane però traccia indelebile nella storia e nella leggenda di quella zona visto che  si racconta che  che lo scoglio si sia diviso in due e abbia dato il nome alla baia, chiamata appunto “baia dei due frati”.

Aniello Napolano

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