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IL MITARIELLO

Michele e Lucia, i promessi sposi…. napoletani

Storia | 10 Marzo 2018

Caro lettore, questa che mi accingo a raccontare  è una storia di cui si sono perse le tracce nei secoli  e di cui ci rimangono poche testimonianze scritte  ma che, come quella del Manzoni,  riesce pur narrandoci  di una storia d’amore nata fra tumulti popolari  a farci vivere quel periodo richiamando in vita e passando in rassegna il tempo passato anche sferzando parte dell’arrogante nobiltà cittadina.

Prima di proseguire devo aprire però una piccola parentesi “spiegone” su come era organizzata la città di Napoli all’epoca per  far capire questa storia in che momento storico avviene.

Sarò rapido ed indolore, promesso.

In origine, come  tutte le città di  nascita greca Napoli fu ordinata in Repubblica ed organizzata in tre caste: nobili, popolani e “curiales”(che poi erano i borghesi dell’epoca) evolutesi poi in una delle più tipiche istituzioni di ispirazione greca, quelle delle “fratrie”, essenzialmente associazioni di cittadini accomunati da origini culti o professioni. Diretta discendenza di queste associazioni di categoria divennero i Seggi o Piazze  che dopo un riordino amministrativo da parte di Roberto D’angiò  divennero solo cinque (Capuana, Nilo, Montagna,Porto e Portanuova).

Essendo costoro direttamente emanazione delle famiglie nobiliari cittadine si aggiunge successivamente il Seggio del Popolo, di cui facevano parte i “curiales” di greca memoria, la borghesia (mercanti,professionisti ecc.)

Come possiamo ben immaginare, già non correva buon sangue fra teste nobiliari di diverse Piazze figuriamoci con quanta puzza sotto il naso guardassero e trattassero i rappresentanti del Popolo a cui non desideravano altro che togliere quel minimo di rappresentanza e le limitate funzioni riuscendoci fra una provocazione e l’altra  nel  1498 quando Re Ferdinando d’Aragona  succeduto al nipote Ferrandino cedendo alle pressioni dei nobili revocò il privilegio concesso al popolo di portare una delle aste del pallio nella festività del Corpus Domini.

Ed è  in questa napoli spaccata fra nobiltà e popolo che questa storia è ambientata

Napoli, Vigilia del “Corpus Domini”.

Una folla furiosa di popolani napoletani si inizia a radunare nel Chiostro di sant’agostino tramando di recarsi l’indomani alle porte dell’ Arcivescovado per impadronirsi delle aste del palio e bloccare la processione finchè il privilegio non verrà riconcesso.

Passava li davanti non senza difficoltà la protagonista della nostra storia Lucia Stella, diretta  in un palazzo di un gran signore nella zona del Seggio di Capuana  per riconsegnare dei tendaggi da rammendare. Il palazzo, trovandosi nel seggio più ricco e probabilmente allora  anche più potente della città era tutto un fiorire di ricchezze, quadri ed arazzi che la ragazza osservava ammirata e anche un pò intimorita da cotanto sfarzo.

Distratta da un quadro a tinte fosche appeso nel corridoio di ingresso sbattè proprio contro il padrone di quel luogo, uomo potente ma diciamolo pure nù poc rattuso. Difatti destatosi dalla sorpresa la squadrò con uno sguardo lascivo e voluttuoso mentre la ragazza piena di vergogna e rossa in viso diede i tendaggi al primo servo e scappò via  nella sua casa di  Porta Capuana dove viveva e praticava lavoretti di rammendo per sbarcare il lunario.

Il signorotto però non dimenticò facilmente la ragazza  e usò ogni mezzo per farla sua, dalle serenate fuori al balcone, alle mimose col tubbo di baci perugina fino ad un attico a chiaia. Ma lei niente, incocciava e respingeva al mittente tutte le richieste rimanendo onesta e illibata come i grillini finchè non devono fare i bonifici.

Perchè si chiedeva il nobile, cosa le da la forza di resistere? l’amore ovviamente.

La ragazza era innamorata persa del terzo protagonista di questa storia, un ragazzo  arruffapopolo e dal carattere fumantino di nome Michele Tavassi che in quel momento era riunito con la sua gente  a protestare nel chiostro infiammando  il popolo per  riappropriarsi a qualsiasi costo del privilegio a loro negato.

Il nobile, venuto a sapere della cosa dai sui informatori ideò un piano: essendo lui competente a reprimere e giudicare le rivolte che scoppiavano in città, avrebbe incastrato Michele Tavassi per quell’atto di insubordinazione  e nel contempo lo avrebbe arrestato e portato in prigione con l’accusa di sedizione programmata, un reato che prevedeva  la pena di morte. Alla stregua del romanzo manzoniano, a questo punto si rese necessario  l’intervento di un  religioso buono e forte, pronto a far sue le istanze del popolo oppresso dalle angherie dei prepotenti baroni: Padre Aurelio del Monastero di Sant’Agostino chiamato in gioco da Lucia.

Negli eventi storici i re, come tutti gli uomini, si mostrano in tutte le loro fragilità e contraddizioni e di questo dobbiamo tener conto assieme alla forte influenza di Padre Aurelio a corte per comprendere gli eventi successivi.

Padre Aurelio chiese subito udienza al re che ascoltato il racconto del religioso richiamò a corte i tre protagonisti e stile giudice Santilichieri di forum senza chiedere spiegazione alcuna,  essendogli bastate le parole del frate, intimò al nobile  di  desistere dal quel proposito cosi che il  barone  fu costretto inchinandosi sottomesso ad allontanarsi  indietreggiando. Il re , risolto felicemente il dramma di Lucia, le donò un prezioso anello, segno che il suo promesso sposo sarebbe stata presto un uomo libero.

Finisce cosi la versione “napulegna” dei promessi sposi, tristemente attuale per quanto riguarda la parte di vessazione psicologiche da  parte di potenti, di chi esercita un potere senza avere la capacità e la sensibilità per farlo.

Nasce però al chiudersi di questa storia una riflessione: La storia è proprio tanto cambiata o ne sono cambiati solamente i protagonisti?

Piccola curiosità storica, diciamo l’ammazzacaffè del mitariello: Lo stemma del Seggio del Popolo  fu rappresentato da una P su uno scudo bipartito in rosso ed in giallo, lo stesso che raffigura oggi le insegne del comune di Napoli.

Aniello Napolano

Aniello Napolano

Amo i miti, la storia e Napoli sin da quando mi ritrovai davanti l’Odissea e i grandi miti greci di De crescenzo.

Scrivo di storia, incuria e luoghi dimenticati

Tifoso napoletano e sarrista, ma è solo per litigare.

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