venerdì 17 agosto 2018
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IL MITARIELLO

Palermo for Dummies, prima parte

Sicilia | 28 luglio 2018

Sicily? Sun, see, food, mafia! …

 

Per carità, magari tanto lontana non è questa visione maccheronica stile Il padrino che sti forestieri hanno di noi.

Poi apri il giornale e trovi spesso accanto alla parola Sicilia il sostantivo “siccità” e questa parolina si ripropone su giornali e tv man mano ci si avvicina alla stagione calda, peggio dei servizi di studio aperto su “bere tanta acqua quando fa caldo” ma bisogna sfatare un attimo questo mito (quasi un ossimoro per un mitariello) difatti è  noto che nonostante sia  una terra molto soleggiata non manchino le sorgenti naturali nonostante la poca pioggia ma gli indotti … fan acqua da tutte le parti.

Tra politiche (e politici) strafottenti, mancata manutenzione e prevenzione il problema acqua si ripropone ogni anno, con perdita e spreco i cui numeri fanno davvero impallidire.

 

“Son cari a Bacco questi colli, e cara Questa fonte alle Naiadi è non meno. Se troppo di quel Nume hai caldo il seno, Tu con quest’acque a rinfrescarlo impara.”

 

Proprio per questo vi voglio raccontare alcune storie legate all’ acqua, alle storie e ai luoghi simbolo della mia città, perché si capisca in cosa risiede davvero la contraddizione che purtroppo rimane emblema di questa terra, quella che ogni mio conterraneo vive, completamente immerso in questo clima di normalità indotta e che quindi non si riesce a spiegare. Perché queste storie non le troverete su qualche libro per turisti e né nelle parole dei residenti. Queste storie vere e antiche sono frutto di numerose ricerche fatte nella adolescenza e assemblando reminiscenze di anziani. Prendete fiato e siate pronti a tuffarvi in una Palermo di cui non avete mai sentito, per immergervi totalmente nelle trame della polis.

Il primo tuffo di questa miniserie parte dal cuore della città : la Cattedrale di Palermo. Come e dove nasce la città rimane difatti ancora dubbio, eppure molti storici sostengono che per capire meglio bisogna ricercare dove decise di risiedere la prima testimonianza di civiltà sul territorio. Pare infatti che prima dei fenici, intorno al 450 a.C. vi fosse stanziata una piccola comunità proprio dove oggi sorge la Cattedrale. Il motivo è semplicissimo, le poche fonti assumono che lì dove oggi è presente il fonte battesimale vi fosse un pozzo di acqua piovana del tutto naturale e che fosse pura, tale da essere sostentamento (e quindi considerata sacra) per la piccola comunità residente. Attorno ad essa, man mano che si sono susseguite varie conquiste e quindi nuovi popoli, le varie civiltà han lasciato traccia del proprio passaggio costruendo attorno alla stessa il punto centrale della città nonché di culto. Così i fenici ne fecero luogo in cui gettare le fondamenta e poi i romani, gli arabi e così via, tale da divenire una matriosca di reperti, stili e progressi architettonici che ogni popolo insediatosi ci ha lasciato in eredità – anche se la nascita vera e propria di ciò che oggi esternamente è la Cattedrale e di ciò che noi vediamo è ricondotta a dopo gli anni 1000 d.C., il resto invece è per gran parte sotto le fondamenta, altre invece integrate alla struttura come parti inaccessibili al pubblico. Essa fa parte di un circuito che la associa al Duomo di Monreale e a quello di Cefalù, anch’essi scrigni di storie di popoli e di sacralità. Alone di mistero però è datole dalla presenza dei sarcofagi in cui sono custoditi i corpi dello scomunicato Re Federico II e del figlio Ruggero, che sappiamo essere personalità illustri per il Meridione e che han dovuto affrontare la potenza culturale della Chiesa. Il mistero infatti sorge a fronte dell’enigma delle ossa presenti- o meglio mancanti nella tomba del Re. Pare infatti che dopo la dipartita, anche le salme dei figli Guglielmo e Pietro vennero deposte accanto a quella del padre ma uno studio del ’98 tramite occhio elettronico rinvenì solo la presenza di paglia e stoppa, mancando all’appello la corona, le vesti, la spada ed anche il corpo finemente imbalsamato del reale descritte in modo particolareggiato nel libro di Francesco Danieli del 1781 in cui avvenne l’unico sopralluogo della tomba. Le ipotesi di furto a causa della guerra, di manomissione ad opera della Chiesa con cui i rapporti non furono rosei, di sciacallaggio a causa della ristrutturazione della Cattedrale a fine ‘700 infittiscono la penombra tetra e le trame di storie rocambolesche di cui vive la Chiesa la quale ospita anche reliquie della patrona Rosalia e luogo da cui parte il Festino, un tesoro di gioielli trecenteschi, sarcofagi di personaggi illustri e storie della cittadinanza legate alla fame e alla paura che l’hanno contrassegnata nel tempo. Un’altra fonte battesimale piena di storie e occultamenti della Chiesa però risiede poco sotto la Cattedrale, proprio nel cuore della città: parlo della Chiesa di San Giuseppe

Dei teatini e del Quinto canto. Fra un’arancina e caffè freddo, ci rileggiamo al prossimo tuffo.

 

Aniello Napolano e Oriana Guaggenti.

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