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IL MONITO

Giannola (Svimez): “Recovery fund: serve un piano per il Sud”

Economia | 11 Ottobre 2020

“La pandemia da una parte ha unito il Paese ma dall’altra prospetta il rischio di dividere strutturalmente ancor più Nord e Sud”. Ne è convinto il Presidente di Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, Adriano Giannola, intervenuto a un confronto con Ferruccio De Bortoli a Torchiara, nel Cilento.

Per Giannola indispensabile una serio Progetto-Sistema che coinvolga sia il Centro-Nord che il Mezzogiorno, dando attuazione all’obiettivo della coesione nazionale posto tra le condizioni fissate dalla Ue per l’assegnazione delle risorse stanziate a Bruxelles.

Un progetto ambizioso, ha spiegato Giannola, secondo quanto riporta una nota, ma possibile se si sapranno concentrare le risorse aggiuntive europee su due obiettivi fondamentali per l’auspicato “rinascimento” dell’Italia che è oggi “il grande malato d’ Europa”.

Secondo l’associazione, si tratta in primis di ridurre le diseguaglianze nella fruizione dei diritti di cittadinanza attraverso una strategia di perequazione della spesa pubblica in conto capitale focalizzata al duplice scopo di dare nuovo slancio alle ansimanti locomotive del Centro-Nord e di mettere a regime un secondo motore, quello del Sud, indispensabile per rendere il Paese protagonista di una strategia euro mediterranea. Si deve dare infatti risposta all’urgenza di riscattare un ventennio di inerzia che ha segregato 20 milioni di cittadini nelle sedicenti politiche regionali di coesione.

“Ma appellarsi a questa prospettiva servirà a ben poco – incalza il presidente Svimez – se l’Italia non dimostrerà nei fatti la capacità di realizzare i progetti che saranno presentati all’Europa nell’ambito del Recovery Fund”. Cosa occorre in concreto? Giannola non ha dubbi: i soldi del Recovery Fund debbono essere assegnati in accordo tra Ue e Governo nazionale al quale compete la responsabilità di esplicitare una visione ed una strategia, coinvolgendo ma non delegando questi compiti alle Regioni”.

Il timore del Presidente Svimez è che si perpetui il farraginoso meccanismo dell’utilizzo dei Fondi europei, che, in particolare al Sud, ha finora ritardato, e in più di un caso perfino impedito, una spesa pubblica davvero proficua.

“Attenzione – ammonisce l’economista – perché nel caso del Recovery Fund, se non utilizziamo le risorse efficientemente e tempestivamente, le perderemo inesorabilmente con l’ aggiunta di un gravissimo danno reputazionale”. Dobbiamo evitare assolutamente la deludente performance delle Agende della politica di coesione. Sull’ultima Agenda in scadenza c’è ancora da spendere almeno il 40% delle risorse e già nel 2021 arriveranno le risorse assegnate per la prossima Agenda.

“Ricordiamoci che i finanziamenti del Recovery Fund – ha rilevato Giannola – sono un debito comune dell’Unione Europea; risorse di natura completamente diversa da quelle della politica di coesione che -specie nel nostro caso- di fatto sono risorse nazionali (dello Stato) date all’ Unione che le rinvia non al mittente -lo Stato- bensì alle Regioni: Il fatto che sia il debito europeo a finanziare i Paesi, sia a fondo perduto che con prestiti, rappresenta al contempo una novità storica ed una enorme responsabilità per chi ne beneficia”.

Giannola ha concluso manifestando il timore “che, in tema di gestione dei processi, il Governo possa avere la riserva mentale del ricorso di ultima istanza – come è consuetudine delle tante Agende- ai progetti “sponda” (oggi battezzati “compatibili”) al fine di non perdere le risorse”. “Sarebbe la fine del tanto invocato nuovo Piano Marshall. Mi auguro che il Presidente del Consiglio, come ha promesso a Bari, riesca ad imprimere alla macchina amministrativa quella capacità di spesa e di realizzazione, che ci è sempre mancata. Si giustificherebbe a tal fine il ricorso a Strumenti Speciali e, dal punto di vista normativo, a concordare preventivamente con l’Unione -che per noi si indebita- uno puntuale schema regolamentare e attuativo con il carattere di prevalenza rispetto alla normativa nazionale”.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 11 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 11 Ottobre 2020

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