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IL NO DEI SINDACI

Armi dalla Siria, domani incontro col governo. Sabato movimenti e associazioni in piazza a Gioia Tauro

Ambiente, Infrastrutture e trasporti, Italia | 20 Gennaio 2014

porto gioia tauro

 

Qualcuno aveva minacciato la chiusura del porto in occasione del “trasbordo” a Gioia Tauro delle navi con le armi chimiche della Siria, prevista per fine mese. Ma arriveranno 400 uomini dell’esercito e nessuno se la sente di provocare una guerra civile. Così i sindaci della piana di Gioia Tauro, alcuni dei quali domani (martedì) convocati a Palazzo Chigi, alla fine hanno prodotto un documento generico perché trovare una posizione “univoca” a parte un no quasi dovuto, non è stato semplice.

Al termine della riunione fiume che si è svolta ieri al comune di San Ferdinando, hanno prodotto uno scarno documento, rinviando eventuali altre decisioni a mercoledì.

“I sindaci della Piana di Gioia Tauro danno mandato ai sindaci di San Ferdinando e Gioia Tauro ad opporsi a questa decisione del Governo nazionale al tavolo ministeriale di martedì 21 gennaio”. Nel documento approvato al termine dell’assemblea, i sindaci evidenziano che ”nessuna autorità locale è stata preavvertita di ciò, le nostre strutture sanitarie non sono attrezzate a sostenere emergenze straordinarie, il territorio della Piana e dello Stretto di Messina è classificato ad alta pericolosità sismica. Appreso che la nave – prosegue il documento – è stata dirottata su Gioia Tauro perché la Regione Sardegna si è fermamente opposta all’attracco a Cagliari, i sindaci della città degli ulivi dichiarano il proprio fermo no acché queste operazioni avvengano nel nostro territorio”. Inoltre i sindaci della Piana di Gioia Tauro hanno invitato i ministri Lupi e Bonino a partecipare ad una riunione in programma mercoledì prossimo convocata per conoscere l’esito dell’incontro a Roma con il premier Letta sulle armi chimiche siriane, che servirà per ”recepire le decisioni della riunione di martedì e valutare eventuali iniziative”.

Saranno solo due a partecipare all’incontro con Letta: si tratta dei sindaci dei Comuni di Gioia Tauro, Renato Bellofiore, e di San Ferdinando, Domenico Madafferi. A Palazzo Chigi però saranno presenti anche il presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, il presidente dell’Autorità portuale di Gioia Tauro, Giovanni Grimaldi, il comandante della Capitaneria di Porto di Gioia Tauro, Davide G. Barbagiovanni Minciullo, e l’amministratore delegato di Mct, Domenico Bagalà.

Proprio Scopelliti è quello che si troverà in maggiore difficoltà. Nel documento dei sindaci, infatti, si impegna anche la Regione a dire no, mentre proprio ieri Scopelliti aveva lanciato la proposta – giudicata “indecente” dai più – di dire sì alle navi in cambio della Zona economica speciale per Gioia Tauro”.

Nell’assemblea, presieduta dal sindaco di Terranova, Salvatore Foti, appare subito chiaro che i sindaci della Piana sono stanchi di “soprusi” dallo stato centrale. Dello sbarco delle navi, delle armi tossiche, hanno appreso dai giornali, dalle tv, dal web. Ancora una volta si sentono il Sud del Sud. E vorrebbero non starci. Ma come?

Alcuni, come il sindaco di San Ferdinando, Madafferi, Comune entro il quale ricade il 75% dell’area portuale, svela di non sapere nulla di nulla. Nè quando arriverà la nave, nè quali saranno i metodi operativi. “Noi abbiamo bisogno di queste informazioni anche per garantire la sicurezza dei cittadini”. Ma poi anche lui non ce la fa a trattenersi, e parla di ritorno dal punto di vista economico.

C’è di tutto, di più, e in fondo non pare questo il peggio della classe dirigente meridionale. C’è chi ha un sussulto di dignità, come Iacopo Rizzo, vice sindaco di Gioia Tauro (Bellofiore è partito ieri per Roma), che non può fare a meno di ricordare che nella Piana è caduta anche la scelta per il Rigassificatore, che ha provocato caos, preoccupazioni, proteste: ‘’Il territorio non va svenduto, noi non trattiamo: se non siamo in grado di difendere i nostri diritti come hanno fatto altre regioni, allora perde tutto il territorio’’ dice, furibondo, pensando al grande no arrivato dalla Sardegna alle navi col carico bollente siriano. E c’è il sindaco di Cinquefrondi, Marco Cascarano, che ipotizza le dimissioni di massa, forse l’unica reale proposta “decente”.

C’è chi, poi, come il sindaco di Cittanova, Alessandro Cannatà, propone la convocazione in simultanea di tutti i Consigli comunali, di quello Provinciale e di quello regionale per ribadire il ‘’no’’ alle armi chimiche e quello di Melicuccà, Emanuele Olivieri, che ricorda che la “balla” del governo di aver scelto Gioia perché è un porto di eccellenza stride con il dato di fatto che gli operatori portuali di Gioia sono in cassa integrazione da anni. E c’è anche chi, come il sindaco di Giffone, Aristodemo Alvaro, lancia l’accusa generica e, di fatto, inutile: ‘’Come mai in tutti questi anni rispetto ai tanti traffici della ‘ndrangheta non si è mai fatta alcuna riunione?’’ scatenando un po’ di contestazioni e qualche “venduti” dal pubblico presente.

Le decisioni sono dunque rinviate ulterioremente, a mercoledì prossimo, quando i sindaci – dopo la riunione del governo – si rivedranno per decidere il da farsi. Intanto si muove la società civile che per sabato 25 gennaio ha convocato un corteo di protesta: da “Presidio San Ferdinando in Movimento” a “Masaniello movimento territoriale per il Sud” fino ai comitati “No al riglassificatore” l’appuntamento è al centro di Gioia Tauro.

Per far sentire la voce di un Sud sano e che non ci sta più a essere colonia.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 20 Gennaio 2014 e modificato l'ultima volta il 20 Gennaio 2014

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