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IL PARADOSSO

Il rischio di assembramenti nei call center ai tempi del Covid-19

Imprese | 12 Marzo 2020

Mentre entra ufficialmente in vigore il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, emanato ieri 11 marzo 2020, nel quale viene operata una maggiore restrizione su diverse categorie produttive al fine di limitare la diffusione del Covid-19, risulta quantomeno poco chiara la gestione di un settore da sempre bistrattato, ma che occupa migliaia di lavoratori in tutto il territorio nazionale: i call center.

Improvvisamente indispensabili

Tralasciando i numeri utili legati all’emergenza e ai “veri” servizi di prima necessità, a molti addetti del settore appare singolare, soprattutto dopo aver subito per anni dalle proprie aziende e dai relativi committenti una snervante sensazione di precarietà e scarsa considerazione (basti guardare le tante vertenze degli ultimi anni), il perentorio “invito” a servire la nazione, in molti casi a rischio della salute individuale e collettiva.

Nonostante tutti i provvedimenti finora promulgati vadano nella direzione di “evitare assembramenti” per diminuire drasticamente il rischio di contagio, forse si ignora (o si fa finta di ignorare) che il settore in questione è fra quelli in cui tale raccomandazione è sistematicamente elusa.

Gli ambienti di lavoro dei call center, piccoli o grandi che siano, sono storicamente caratterizzati da spazi con alta concentrazione di operatori. Nonostante la possibilità, continuamente sottolineata dai recenti decreti governativi, di utilizzare lo smart working o telelavoro, risulta paradossale che le risposte più evasive in merito arrivino dalle grandi multinazionali delle telecomunicazioni, fino a ieri pronte a pavoneggiarsi per l’avanguardia delle proprie infrastrutture tecnologiche.

Il silenzio complice dei committenti

E, in questo marasma generale in cui i datori di lavoro scaricano le responsabilità (e la propria coscienza) sui clienti, rei di non voler autorizzare la gestione di tali modalità, diventa surreale il silenzio dei committenti. Fra i tanti casi segnalati, risulta emblematico quello relativo al contact center INPS, attualmente gestito dalla RTI Comdata-Network.

Nonostante le aziende in questione abbiano predisposto delle prime basilari misure di contenimento con gestione modulata degli spazi comuni, tutto questo risulta francamente insufficiente alla platea lavorativa.

Tutto ciò mentre, in più occasioni, il presidente dell’INPS Pasquale Tridico sottolinea le giuste misure adottate nelle sedi dell’istituto in tutto il territorio nazionale, rimarcando il potenziamento dei canali telematici, ma latita sulla gestione del telelavoro proprio per il contact center, indispensabile (almeno secondo le sue dichiarazioni) per permettere la corretta assistenza agli utenti.

Sperando in soluzioni maggiormente tutelative nelle prossime ore, è davvero triste constatare come, anche nell’emergenza che si sta vivendo, esistono figli di un dio minore ai quali viene negato il diritto di salvaguardare pienamente la salute in nome di logiche burocratiche e di profitto, dando in cambio l’amaro “contentino” di essere diventati magicamente necessari per i propri concittadini…

Antonio Barnabà

Un articolo di Antonio Barnabà pubblicato il 12 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 12 Marzo 2020

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