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IL PERSONAGGIO

Intervista a Eduardo De Crescenzo al Teatro Cilea con “Essenze Jazz Event”

Musica, Teatro | 22 Marzo 2019

Dopo il successo della scorsa stagione teatrale, con sette concerti da tutto esaurito, questa sera Eduardo De Crescenzo ritorna ad esibirsi a Napoli con un concerto in esclusiva per il Teatro Cilea, “Essenze Jazz Event”, in cui la sua musica incontra e si fonde con una delle voci più raffinate del jazz italiano, quella di Maria Pia De Vito, anche lei napoletana, le cui sonorità partenopee sono state “contaminate” dalla musica del mondo.

“Essenze Jazz”, il progetto musicale iniziato nel 2012

Più che un titolo di uno spettacolo, “Essenze jazz” è la definizione che oggi Eduardo De Crescenzo ha scelto di dare alla sua musica, che è troppo dinamica e sempre in continua evoluzione per essere facilmente incasellata in un solo genere.

Un tour teatrale che è più un progetto musicale che risponde al personale bisogno dell’artista di ritrovare appunto “l’essenza” dell’emozione, ricercando un suono che oggi riesca a rappresentarlo e allo stesso tempo possa contenere tutto il suo percorso artistico, iniziato quando era un enfant prodige esibendosi a soli 5 anni a Roma al Teatro Argentina fino a diventare uno dei cantanti e musicisti più rappresentativi della scena musicale italiana e internazionale.

Sin dal 2012 “Essenze jazz” ha dimostrato di essere un format perfetto per la personalità eclettica, libera, ricca di talento artistico di De Crescenzo che gli permette di realizzare dei concerti unici, mai identici a sé stessi.

Un concerto come una “biografia in musica”

Un concerto quello di stasera che si può considerare una sorta di “biografia in note” dell’artista napoletano, perchè ripercorre la sua lunga carriera musicale e le esperienze che lo hanno formato, plasmandone la sua complessa personalità di cantante, musicista, interprete. A un orecchio attento non possono sfuggire le tante “influenze” sonore che si possono rintracciare nella sua produzione musicale, dalle raffinate interpretazioni degli chansonniers italiani e napoletani di inizio ‘900 alle calde sonorità mediterranee, dalla passione del mèlos greco che è evocato dal mare e dalle voci dei vicoli di Napoli, o ancora il ritmo serrato del vocalizzo “scat”, quello dei locali americani della zona del porto dove negli anni ’70 si suonava il jazz che De Crescenzo ha conosciuto da adolescente e che si ritrova per esempio nel brano “Taptitò”, piccola “perla” inserita nella colonna sonora del film “Così parlò Bellavista”.

Una “passeggiata” fra i suoi grandi successi a cui dà ogni volta una veste diversa e unica

Accompagnato dalla sua inseparabile fisarmonica, strumento che ha imbracciato per la prima volta quando aveva solo 3 anni e che da allora non ha mai abbandonato, la musica di De Crescenzo conduce il pubblico in questa “passeggiata” sonora fra gli elementi che hanno contrassegnato il suo percorso musicale, inseparabili dalla sua voce dalla timbrica unica e dal suo personalissimo modo di cantare, che rendono le sue esecuzioni intense, vibranti, intervallate da improvvisazioni geniali e soprattutto libere.

Come libera è la personalità di De Crescenzo che non si è mai assoggettato al mercato del consumo facile e alla logica delle scadenze contrattuali prive di una sincera ispirazione, conoscendo anche lunghi periodi di assenza dalle scene.

La musica di Eduardo De Crescenzo è complessa, costruita con melodie e armonie colte e ritmi sperimentali, resi “accessibili” e comprensibili anche al grande pubblico.

Nel coro di una lunghissima carriera ha costruito un repertorio musicale che in diversi casi ha raggiunto anche il successo internazionale, con brani come “Ancora”, “L’odore del mare”, “E la musica va”, accanto ai quali nel concerto trovano posto anche brani dalla dimensione più poetica e lirica come “Il racconto della sera”, “Sarà così” o pezzi dal ritmo serrato come “Foglia di the”, “La vita è un’altra”, capaci di attraversare il tempo e le generazioni.

La collaborazione con la jazzista napoletana Maria Pia De Vito

In pieno spirito jazzistico, De Crescenzo ha scelto di ospitare nei suoi concerti altri musicisti, aprendo la sua formazione a incontri musicali suggestivi come quando ha ospitato la magica tromba di Enrico  Rava e l’arpista colombiano Edmar Castaneda.

Questa sera, invece, ad affiancarlo sul palco del Teatro Cilea ci sarà Maria Pia De Vito, con la quale De Crescenzo si è già esibito nel 2003 in un concerto al Palapartenope, poi andato in onda su Raiuno.

Una collaborazione artistica che è frutto non solo della reciproca stima, ma anche di una caratteristica che li accomuna, ovvero quel desiderio di ricercare le infinite possibilità espressive della voce, lo “strumento musicale” che più degli altri è capace di evocare sentimenti ed emozioni.

L’idea di una musica senza barriere, né di spazio né di tempo, per esempio, ha spinto la jazzista napoletana a impegnarsi per anni in uno studio comparativo tra la musica napoletana e quella di Bahia, collaborando con Chico Buarque e traducendo in napoletano alcuni suoi brani, oltre che di Jobim e Vinicius de Moraes. E ancora l’ha vista impegnata a rendere omaggio a Giovan Battista Pergolesi, traducendo in italiano uno Stabat Mater e alcune arie d’opera del maestro del barocco napoletano.

Due percorsi artistici, quelli di De Crescenzo e di Maria Pia De Vito accomunati dall’idea che la musica è ricerca, sperimentazione, contaminazione.
Insieme a loro sul palco del Cilea una formazione di straordinari musicisti che durante il concerto dialogano di continuo con la musica di De Crescenzo, trovando spazio anche per diventare essi stessi protagonisti con  composizioni estemporanee personali e virtuose che si creano durante lo spettacolo. Il quintetto è formato da Enzo Pietropaoli al contrabbasso, Marcello Di Leonardo alla batteria, Julian Oliver Mazzariello al piano,  Daniele Scannapieco al sax e Susanna Krasznai al violoncello.
Un artista capace di collaborare non solo con i suoi colleghi, ma anche fuori del palcoscenico, che negli anni è stato molto impegnato nel sociale, partecipando a concerti e iniziative benefiche e di solidarietà di vario genere, una per tutte quella che nel 2006 all’apertura presso la stazione centrale di Napoli al primo “help center” informatizzato, uno sportello di  ascolto e orientamento per le persone in difficoltà al fine di prevedere l’ubicazione di nuovi posti letto presso il centro “La tenda”.

L’intervista a Eduardo De Crescenzo prima del concerto di stasera

Un artista generoso, nel senso più nobile del termine con il quale, fra una prova e l’altra del concerto di questa sera, siamo riusciti a scambiare qualche battuta sulla sua musica e sulla sua vita da artista fuori dal palcoscenico.

Il concerto di stasera è la naturale prosecuzione del lavoro iniziato col suo ultimo album “Essenze jazz”, ci racconta come è nata l’idea di dare una veste jazz ai suoi pezzi e della collaborazione con Maria Pia De Vito?

“Essenze jazz è “l’etichetta” che darei oggi al mio percorso musicale nel suo insieme, a un modo di fare musica anche con la voce. E’ un tipo di concerto che lascia molto spazio alla composizione estemporanea, una capacità più consona al mondo jazzistico. In alcuni appuntamenti, ci piace ospitare altri artisti con cui entrare in dialogo, è uno stimolo per il pubblico ma anche per noi che suoniamo. Essenze jazz ha già ospitato Enrico Rava, Edmar Castaneda. In questa stagione teatrale, in esclusiva per il Teatro Cilea, ospita Maria Pia De Vito”

Ha iniziato a fare il musicista da bambino quasi per gioco ed ha alle spalle una lunga gavetta che l’ha portato alla notorietà verso i 30 anni con l’esibizione a Sanremo con “Ancora”.

“Non ho mai vissuto la musica con l’idea della “gavetta”. Per me la musica è un percorso libero, io suono ogni giorno, lo farei comunque anche se facessi un altro lavoro. Certo, se hai la fortuna di incontrare il “grande pubblico” puoi permetterti il lusso di suonare senza doverti occupare di altro”.

Dopo il concerto di stasera la turnè teatrale proseguirà a Roma e Milano, ha anche in programma un nuovo disco?

“Stasera a Napoli al Teatro Cilea, il 27 aprile a Milano al Teatro Dal Verme, il 2 maggio a Roma al Teatro Brancaccio. Sono i tre appuntamenti che chiudono questo tour teatrale 2018-2019. In futuro valuterò altri progetti. Sicuramente ancora concerti: più la musica diventa virtuale più sento il bisogno di sentire sotto i piedi il legno del palco. Il disco non è più il punto di arrivo di un progetto musicale, solo un aspetto”.

Si sente dire spesso che l’artista deve limitarsi ad esibirsi, invece lei è l’esempio di un artista da sempre impegnato in tematiche sociali ed iniziative di solidarietà a 360 gradi. Da cosa nasce questo suo desiderio di mettere a disposizione la sua arte e la sua notorietà per gli altri? 

“In realtà non mi piace molto mischiare le due cose, lo faccio raramente, almeno in pubblico, e solo se mi accorgo che può essere molto utile alla causa. Non amo i “concerti comizio”. Aggiungo, però, che l’artista, seppure attraverso il suo talento, esprime emozioni che nascono dal suo punto di vista sulla vita; la sua arte, inevitabilmente,  lo racconta”.

A questo riguardo cosa pensa della società italiana di oggi in cui si sono accentuati molto gli egoismi e che evidenzia spesso una mancanza di sensibilità nei confronti di chi è in difficoltà?

“L’egoismo è un sentimento tanto sgradevole quanto naturale. Nessuno ne è immune, nessuna epoca ne è mai stata priva. Nelle fasi umane di maggiore civiltà ce ne rendiamo conto e ci adoperiamo per tenerlo a bada, nelle fasi più barbare e di degrado perdiamo questa consapevolezza. Ma questo è un discorso immenso, non certo relativo solo all’Italia di questo momento”.

Lei è nato nel Vasto, nella zona del Ponte di Casanova, ritorna di tanto in tanto nel suo quartiere? Come lo trova rispetto al passato? E in generale come trova che sia cambiata Napoli in questi anni?

“Ci torno spesso ma non so se oggi si può ancora parlare di “quartiere”, lo avverto come un termine antico, desueto. La parola “quartiere” non evoca più il sentimento di appartenenza che evocava nella nostra generazione. Oggi, quando parlo, istintivamente uso il termine “zona”. Napoli è cambiata. E’ cambiato il mondo. Sta a noi capire per tempo cosa vogliamo buttare via e cosa vogliamo salvare del bello che resta”.

Sabrina Cozzolino

 

 

 

 

 

Un articolo di Sabrina Cozzolino pubblicato il 22 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 23 Marzo 2019

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