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IL PIANO BE

I Russo e la ripartenza del Bellini: così il teatro diventa “città aperta” (e modello per tutti)

Cultura | 29 Giugno 2020

Il teatro Bellini riparte. Riparte da ottobre, con una offerta variegatissima, utilizzando ogni suo centrimetro: teatro, musica, danza, sperimentazione, pura cultura. Per non arrendersi dopo il lockdown, per rimettere al centro la nostra immaginazione. Riparte dal 22 ottobre al 20 dicembre 2020  attraverso una moltiplicazione di orari e di spazi per sopperire alla capienza ridotta e uniformarsi alle disposizioni ministeriali che  prevedono per la sala grande 200 posti  e per quella piccola 60.

L’altro giorno Gabriele e Daniele Russo, figli di Tato e da anni animatori e direttori artistici del Bellini, hanno spiegato i loro intenti in una conferenza stampa che abbiamo trasmesso in diretta anche sulla pagina fb di Identità insorgenti. Siamo da sempre vicini a questi artisti, determinati e capaci, che hanno trasformato questo spazio in qualcosa di unico nel panorama partenopeo, proprio per la sua elasticità e per la capacità di coniugarsi all’infinito e in infinite forme di spettacolo, di collaborazioni, di accoglienza.

“Il processo che ci ha spinto ad immaginare una ripartenza è stato molto complesso e articolato – spiega Gabriele Russo – Abbiamo prima accettato e vissuto l’impotenza generata dal Coronavirus, ora lottiamo contro un altro virus che potrebbe rivelarsi altrettanto letale, l’immobilismo. Disorientati, siamo ancorati al presente poiché tutto intorno sembra poter cambiare da un momento all’altro. Questa condizione ci impedisce di proiettarci ed immaginarci nel futuro. È una condizione nuova e completamente in antitesi con lo stile di vita cui eravamo abituati solo quattordici o quindici settimane fa. Se da un lato la pandemia ha messo a nudo la fragilità del nostro paese ed in particolare quella di alcuni settori nevralgici per lo sviluppo e la crescita della nostra società oltre che più in generale della nostra stessa vita, dall’altro ci ha consentito di rallentare i ritmi vertiginosi e la chiamata all’iper produttività cui eravamo costantemente chiamati. Questo può essere un aspetto positivo da indagare e cristallizzare nella nostra abitudini di vita a patto che non si traduca in un “vivere alla giornata; che viceversa ci proietti con maggiore consapevolezza a guardare verso un orizzonte temporale molto più ampio di prima. Se oggi ci troviamo in questa situazione probabilmente dipende dai trenta o quarant’ anni che ci hanno preceduto, allo stesso modo quel che saremo oggi condizionerà i prossimi decenni. Dobbiamo immaginare il mondo fra cinquanta, cento anni. Lavorare in questa prospettiva. Nell’ottica di questa premessa mi piace guardare alla nostra proposta, Il Piano Be (a cui volutamente non segue il dubitativo “or not to BE”) come se lo osservassi dal futuro, come se fra vent’anni, guardandoci indietro, ci chiedessimo: cos’hanno fatto gli artisti, le maestranze, il pubblico, il teatro tutto per rispondere alla distanza sociale richiesta dalle misure sanitarie? Come si è riorganizzata la comunità teatrale, i suoi artisti, le sue maestranze, i suoi lavoratori? Come hanno risposto i teatri alla riduzione della capienza di sale grandi e piccole? Cosa (non) è accaduto in scena in quei giorni ed in quel contesto? Cosa è rimasto di quel momento e di quella proposta? Sarà riuscito lo stato a costruire per lo spettacolo dal vivo un sistema più solido e rispondente alla sua natura, alle sue peculiarità? Solo facendoci queste domande potremo scoprire se il nostro nuovo progetto sia una soluzione momentanea e circoscritta al periodo di restrizioni o se invece in questa proposta ci sia qualche piccolissimo seme che ci racconti qualcosa in più sulla nostra funzione futura”.

E così il presente è un tentativo di rispondere alle domande che vengono dal futuro. Anche se la sua coniugazione non è semplice. Anzitutto i Russo hanno del tutto annullato quello che era programmato per la prossima stagione e che mal si sarebbe adattato alle nuove condizioni.  Poi hanno “ripescato” alcune situazioni recenti, riadattandole al momento ma ancora vive e ricche di ulteriori potenzialità: ad esempio l’esperienza del Glob(e)al Shakespeare del 2017, spunto di partenza su cui si fonda questo nuovo e più articolato progetto.

“Il Piano Be – spiega ancora Gabriele Russo – non sarà quindi una proposta ridotta di quel che sarebbe dovuto Essere e non È. Chiameremo il pubblico a partecipare ad un’esperienza complessiva fatta di spettacoli e artisti fra i più innovativi della scena contemporanea, che si
alterneranno nello stesso spazio scenico per nove settimane; proporremo al pubblico di partecipare ad un processo creativo in cui tutto diventi drammaturgia: la reimpostazione dello spazio, l’articolazione degli orari, il tipo di spettacoli scelti, il  modo in cui vivremo e racconteremo le restrizioni sanitarie traendo vantaggio dal naturale distanziamento garantito dai palchetti e dalla nuova disposizione della platea. Attiveremo un processo di cocreazione di un nuovo testo con il pubblico e gli artisti a partire da Le cinque rose di Jennifer di Ruccello.
Abbiamo scelto di non accontentarci di una teatralità ristretta e contingentata, viceversa, pur nel rispetto di tutte le misure di sicurezza, abbiamo scelto di moltiplicarla, ampliarla, ricrearla, modificarla, contaminarla ancora e di più con la vita. In attesa della fine delle restrizioni, vogliamo dire al pubblico che esiste un modello per stare insieme anche in questo momento ed in queste condizioni. Scopriremo insieme che l’edificio teatrale sarà, mai come in questo momento, un vero e proprio rifugio e non il luogo tabù della pandemia. Il Piano Be, anche per il quartiere, che ha bisogno di un teatro che torni ad illuminarsi, ha bisogno della sua vita, ha bisogno della presenza di un istituzione culturale importante e che torni ad essere motore e stimolo per molte altre iniziative ed attività. Noi proveremo ad esserci in questo modo, ben consapevoli che ripartire non potrà mai essere uno slogan spendibile finché non potranno farlo tutti. A maggior ragione però, con tutte le criticità del caso, dobbiamo adoperarci per contribuire, ognuno nel proprio piccolo, a ricostruire la società tassello su tassello, replica dopo replica”.

Daniele Russo, co-direttore, tiene a sottolineare – in questo momento di crisi per una categoria con poche prospettive e zero tutele sociali quale quella dello spettacolo e dell’arte dal vivo –  il ruolo cruciale di chi guida un’Istituzione Culturale e il dovere di “immaginare nuove prospettive che portino in sè un valore artistico e che, al tempo stesso, siano capaci di generare nuove opportunità sia lavorative che di incontro, che riescano a dare una speranza di ripartenza e di ricostruzione. Dobbiamo cercare di lavorare – aggiunge Daniele Russo – per gridare con forza il nostro essere necessari per una società che voglia dirsi civile, gettando così le basi per un grande rilancio che possa investire la stragrande maggioranza dei lavoratori dello spettacolo. Oggi con questo nostro progetto per 10 professionisti che lavoreranno 100 rimarranno a casa, e con scarse tutele, ma il nostro compito sarà quello di cercare di trasformare ogni esperienza in opportunità, diventando moltiplicatori di economie e di spettatori per contribuire a ricreare una comunità teatrale più forte e solida di quella “di prima”. Per questo abbiamo ripensato gli spazi, re-immaginato la presenza del pubblico in termini di orari e rafforzato le collaborazioni, che sono da sempre il nostro punto di forza progettuale, ricreando un luogo unico di incontro tra artisti e cittadini in cui gli spettacoli si alterneranno a ciclo continuo sullo stesso palco in una sorta di turnover generazionale e poetico in cui avremo: 54 giorni di programmazione.,15 spettacoli per 99 repliche in sala grande, 9 spettacoli per 40 repliche al Piccolo Bellini. 9 spettacoli di danza, 9 spettacoli per ragazzi, 8 concerti, 27 appuntamenti con Adiacente possibile, 2 teatri “ospiti” a gestire una sala per un totale di circa 150 tra artisti e tecnici impegnati.  Non avremmo potuto immaginare un progetto di tale portata  – spiega ancora – se non avessimo costruito, negli anni, una rete a maglie fittissime, fatta di proficue collaborazioni e sinergie, che, oggi più che mai, riconosciamo come l’unico motore possibile per ripartire con lo slancio che richiedono gli obiettivi a lungo termine. Tre mesi costruiti insieme agli artisti che storicamente abitano questo teatro come Giovanni Block che con il suo movimento del BeQuiet curerà tutta la sezione musicale, Manuela Barbato ed Emma Cianchi che hanno re immaginato tutta la stagione di danza in questo spazio atipico e Marinella Pomarici che cura con l’associazione A voce Alta i nostri incontri e approfondimenti culturali, L’emergenza ci ha portato a spingerci oltre, a immaginare nuove forme di partecipazione, a dare un’ulteriore stretta alle maglie di questa rete e a legarci ancora di più a quelle realtà che sono un bacino essenziale di formazione e di creatività indipendente che, con le limitazioni in essere, rischiavano di vedere interrotto il loro percorso artistico ed imprenditoriale: è per questo che abbiamo ritenuto doveroso e al tempo stesso naturale “prestare” il Piccolo Bellini al Nuovo Teatro Sanità e al Civico 14 che, in questo modo, non interromperanno il loro percorso di crescita e di ricerca. Lo stesso si può dire del Teatro nel Baule, una compagnia che investe da tempo nel teatro ragazzi, che gestirà la programmazione del sabato mattina, pensata per far continuare a vivere ai ragazzi l’esperienza del teatro dal vivo, con i genitori in attesa che anche le scuole tornino a popolare le sale. Discorso a parte merita il capitolo immaginato con Agostino Riitano che cercherà di “dare un senso extra teatrale” a tutto ciò facendo dialogare la nostra sala, i nostri artisti e i nostri contenuti con il mondo esterno; uno squarcio di vita vera, rigorosamente live, attraverso il quale proveremo a riaffermare il concetto di spettacolo dal vivo trovando nella società fuori dalle mura teatrali ulteriori spunti di riflessione. Questo nostro Piano Be dunque riparte da antiche certezze e, anche da “antichi” spettacoli visto che un altro punto da cui siamo partiti è stato il tentativo di recuperare quello che per colpa del lockdown rischiava di andare perso, permettere agli artisti che erano in procinto di debuttare da noi di presentare le loro nuove creazioni e al pubblico, che li aspettava, di assistervi; ci siamo spinti a cercare soluzioni per non lasciare indietro nessuno. Dunque tutto quello che abbiamo potuto recuperare dalla stagione che non si è conclusa e da quella che rappresentava il “piano A” siamo riusciti a riprogrammarlo in questa grande “festa del teatro” che ci accingiamo a vivere da ottobre a dicembre prossimi. Si può dire praticamente, parafrasando il gattopardo, che non abbiamo cambiato niente per cambiare tutto! Abbiamo cercato di rispondere alle difficoltà del momento e al senso di smarrimento di questo periodo confermando la nostra linea ma sparigliando nella forma, rinforzando e ampliando le nostre collaborazioni e proponendo al nostro pubblico le poetiche, gli artisti e i gruppi che ormai, insieme con il nostro personale percorso artistico, maggiormente ci identificano; così su quello stesso palco si alterneranno la nostra Jennifer e artisti o gruppi che, nella stessa maniera, formano la nostra identità come i Vuccirìa, i Carrozzeria Orfeo, l’Orchestra di Piazza Vittorio, i Pesci, Perrotta/Recalcati, Pisano e artisti che diventeranno di casa come i Motus, Davide Enia e molti altri”.

Questa la sostanza “etica” e futuristica delle decisioni dei Russo, che hanno in pratica  deciso di costruire un nuovo palcoscenico che invade la sala proprio per rispettare le distanze anche tra i componenti delle compagnie. Il distanziamento tra gli spettatori è facilitato grazie all’esistenza all’interno della struttura di palchi e palchetti: anche per far sentire il pubblico al sicuro, in modo che anche lo spettatore più scettico e timoroso si senta a suo agio e protetto tra le mura del teatro. Dal giovedì alla domenica si moltiplicano gli orari degli spettacoli fatti in tutte le ore del giorno con il debutto di due titoli di prosa a settimana, per quattro repliche ciascuno. Tra una replica e l’altra sarà effettuata la sanificazione di tutti gli spazi e dei camerini.  “Solo il 40% del mondo dello spettacolo è coperto dallo Stato. L’emergenza ha fatto venire fuori le problematiche serie già esistenti del settore teatrale – aggiunge ancora Daniele Russo – Sicuramente non ci possiamo sostituire al Welfare e dobbiamo fare in modo di dare sostegno a coloro che resteranno a casa. Per questo dobbiamo lottare e fare le barricate ma allo stesso tempo dobbiamo creare e dare anche lavoro. Non possiamo dare queste opportunità restando fermi”.“

Accanto a compagnie di casa al Bellini, come i Vuccirìa Teatro, ci saranno nuove prestigiose ospitalità come i Motus. Saranno presentati alcuni lavori che erano in programma tra marzo e aprile scorso come Giacomino e Mammà, con Enrico Ianniello e Isa Danieli, e In nome del padre con la consulenza drammaturgica di Massimo Recalcati. Ci sarà poi l’inedito Provando così fan tutte, una sorta di versione studio del grande allestimento firmato da Mario Tronco e l’Orchestra di Piazza Vittorio che debutterà nel 2021 per la regia di Gabriele Russo. Si sfrutteranno tutte le ore possibili, per cui il venerdì e sabato a mezzanotte andrà in scena un horror teatrale prodotto per l’occasione: Il colore venuto dallo spazio di Lovecraft, riscritto da Fabrizio Sinisi. Orari e titoli aumenteranno il sabato mattina e la domenica pomeriggio dedicando queste ore al teatro per l’infanzia, con un progetto de il Teatro nel Baule, e alla danza la cui programmazione è curata da Manuela Barbato ed Emma Cianchi. E ancora:  musica d’autore con gli appuntamenti del mercoledì curati dal BeQuiet, la kermesse creata da Giovanni Block e prodotta da Apogeo Records e Upside Production.

La prima ufficiale avverrà il 22 ottobre con ‘Le cinque rose di Jennifer’ di Annibale Ruccello, una produzione che vede coinvolti Gabriele come regista e Daniele come attore andata in scena con successo estremo nella scorsa stagione.  Stavolta però l’idea è di esplorare una nuova formula teatrale per cercare anche un rapporto frontale con il pubblico che li segue: per 7 martedì per la durata di 15 minuti viene proposta ‘Be Jennifer’, una destrutturazione dello spettacolo di Ruccello. ‘Be Jennifer’ è un progetto in cui il pubblico diventa co creatore del processo di costruzione dello spettacolo attraverso le sue testimonianze. “Andrà in scena soltanto un quarto d’ora dello spettacolo. Successivamente, processeremo quel quarto d’ora insieme al pubblico, analizzandone il senso e la struttura del testo, i fuochi tematici. Il settimo e ultimo martedì proveremo a mettere in scena la prima versione del nuovo testo nato da questo processo co-creativo tra realtà, artisti e cittadini” spiega Daniele e specifica “Il pubblico non sarà chiamato a scrivere ma a riflettere, suggerire e trovare connessioni fra la vita ed il teatro. Abbiamo deciso di rischiare perché stiamo progettando Il piano Be, e Il Piano Be giorno dopo giorno ci chiede di lavorare sulla destrutturazione, sull’inclusione del pubblico nei processi creativi”.

In programma poi ci sarà ‘Adiacente Possibile’ il progetto di Agostino Riitano che monitorerà la nostra contemporaneità e la metterà in dialogo con il pubblico mediante una sorta di finestra sul presente che affaccerà direttamente sul palcoscenico. Con questo palinsesto presente quotidianamente all’interno della mezza stagione del Bellini si darà spazio alla multimedialità con interventi video in diretta di attivisti e cittadini comuni i quali attraverso un dispositivo mobile racconteranno il contesto che vivono influenzando anche la drammaturgia in atto. Durante gli interventi, gli artisti e gli spettatori assistono a dibattiti sui problemi che sono emersi dalla crisi sanitaria. Per quanto riguarda la rete con gli altri teatri la gestione del Piccolo Bellini da ottobre a dicembre sarà affidata invece al già citato Nuovo Teatro Sanità e al casertano Mutamenti/Teatro Civico 14:  due strutture molto piccole che in passato hanno già collaborato insieme e che proporranno alcuni degli spettacoli che saranno in anteprima in questi giorni al Napoli Teatro Festival.

“È una possibilità di esistere altrimenti, noi come tante altre realtà, non avremmo potuto riaprire non avendo neanche i mezzi per fare la sanificazione continua. Grazie ai fratelli Russo che ci permettono di continuare il lavoro che ci piace portando in scena di portare 50 attori” commenta il regista Mario Gelardi, direttore artistico del Nuovo Teatro Sanità. La rete tra realtà, la moltiplicazione degli spazi, la sanificazione continua, la possibilità di riflettere sul momento storico che attraversiamo: il piano Be del Bellini oltre che a convincere potrebbe diventare un vero e proprio modello per le istituzioni culturali italiane più vaste.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 29 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 29 Giugno 2020

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