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IL PRESIDENTE FRANCESE

Macron: “Condoglianze ai napoletani che hanno disegnato affreschi degni di Diego Rivera nella sua effige”

Attualità | 26 Novembre 2020

L’omaggio del presidente della Repubblica Francese, Macron, nella traduzione di Sergio Valentino dal sito dell’Eliseo.

 

La mano di Dio aveva messo sulla terra un genio del calcio. Ce l’ha appena ripreso, con un dribbling imprevisto che ha ingannato tutte le nostre difese. Voleva, con questo gesto, chiudere il dibattito del secolo: Diego Maradona è il più grande calciatore di tutti i tempi? Le lacrime di milioni di orfani rispondono oggi con prove dolorose.

Nato in un sobborgo povero di Buenos Aires, Diego Armando Maradona fa sognare la sua famiglia e il suo quartiere con i suoi passaggi alle gambe che presto crocifiggeranno i migliori difensori europei. Il Boca juniors ei leggendari derby lo rivelano nel calcio mondiale. Il Barcellona porta a casa il diamante, convinto di aver finalmente trovato il successore di Johan Cruyff per dominare ancora una volta il calcio europeo.

Ma è a Napoli che Diego diventa Maradona. Nel sud Italia, il pibe de oro riscopre l’eccessività degli stadi sudamericani, il fervore irrazionale dei tifosi e porta il Napoli sulla via dello scudetto, sui tetti d’Europa. Il mezzogiorno ha la sua rivincita sulla storia ed è solo il rinforzo di Platini che vedrà la Juventus ancora una volta in parità con i rivali storici.

Giocatore sontuoso e imprevedibile, il calcio di Maradona non ha niente da dire al riguardo. Con un’ispirazione sempre rinnovata, inventava costantemente gesti e colpi da altrove. Ballerino di ramponi, non proprio un atleta, più un artista, incarnava la magia del gioco.

Ma doveva ancora scrivere la storia di un paese segnato dalla dittatura e dalla sconfitta militare. Questa resurrezione ha avuto luogo nel 1986, nella partita più geopolitica della storia del calcio, un quarto di finale della Coppa del Mondo contro l’Inghilterra sotto Margaret Thatcher. Il 22 giugno 1986, a Città del Messico, ha segnato il suo primo gol con Dio per un compagno di squadra. Il miracolo è contestato, ma l’arbitro non ha visto niente: il senso del brouffe di Maradona strappa il punto. Segue poi “il gol del secolo”, che richiama gli spiriti dei più grandi dribblatori del calcio: Garrincha, Kopa, Pelé uniti in una sola azione. Oltre i 50 metri, in una gara strabiliante, ha superato metà della squadra inglese, ha dribblato il portiere Shilton prima di mandare la palla in rete e Albiceleste negli ultimi quattro del Mondiale. Nella stessa partita, dio e diavolo, ha segnato i due gol più famosi della storia del calcio. C’era un re Pelé, ora c’è un dio Diego.

Con la stessa grazia, la stessa superba insolenza, si avvicina alla finale che segna con il gesto più bello del calcio: il passaggio decisivo, il gol del numero 10. Quando alza il trofeo si crea un mito. nato: l’enfant terrible è diventato il miglior giocatore del mondo. E il Mondiale torna in Argentina: questa volta tocca al popolo, non ai generali.

Questo apprezzamento dalla gente, Diego Maradona lo vivrà anche fuori dal campo. Ma le sue spedizioni da Fidel Castro e Hugo Chavez avranno il sapore di una sconfitta amara. È sui campi che Maradona ha fatto la rivoluzione.

Il Presidente della Repubblica saluta questo sovrano indiscusso di turno che i francesi hanno tanto amato. A tutti coloro che hanno risparmiato la paghetta per completare finalmente l’album Panini Mexico 1986 con il suo adesivo, a tutti coloro che hanno cercato di negoziare con il proprio compagno per battezzare il figlio Diego, ai suoi connazionali argentini, ai napoletani che hanno disegnato affreschi degni di Diego Rivera nella sua effige, a tutti gli amanti del calcio, il Presidente della Repubblica rivolge le sue più sentite condoglianze.

 

Emanuel Macron

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 26 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 26 Novembre 2020

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