fbpx
giovedì 4 giugno 2020
Logo Identità Insorgenti

IL PUNTO GG

Il racconto “Maradona del Cardellino” che chiude la settimana dedicata a Diego

Il Punto GG | 8 Luglio 2017

Maradona si ? Maradona no? Maradona chi se ne fotte? La settimana è passata tra interrogativi che nemmeno Piero Angela nudo e solo davanti al firmamento in una notte di stelle d’agosto. Poi Maradona si , Maradona no è diventato De Magistris si , De Magistris no e qui Piero Angela ha accusato il colpo. Poi ancora Siani si , Siani no e qui Piero Angela ha abdicato in favore del figlio Alberto: “Vidatella tu, io nun ce ‘a faccio”. Io ho pensato , ho rimuginato, mi sono incazzato, mi sono interrogato e alla fine ho scritto un paio di pensieri su Facebook come tutti gli intellettuali che usano il rilascio prolungato dei social. Uno era questo: “Io avevo un bel ricordo di quegli anni, perché erano come un film , un libro, una canzone dove ognuno ci trova quello che vuole. Oggi il film me lo state facendo vedere come lo guardate voi e non é piu’ mio. Un po’ non ve lo perdono perché si tratta della mia giovinezza. Non faccio nessuna polemica, non ho nessuno da odiare e non odio nessuno. In piu’ non sono arrabbiato, semmai dispiaciuto. Ma forse gli eroi come Massimo e Pino non diventano vecchi. In fondo non lo so.” L’altro, dopo che ho saputo che invece di 32mila persone se ne erano presentate sotto le diecimila:Questa Festa imposta, con poche persone rispetto alla folla che ci si aspettava, mi ricorda le edizioni di Piedigrotta degli anni 80 quando si pensava di poter imporre al popolo una Festa popolare che il popolo non sentiva piu’. Mi dispiace per Maradona, e’ stato vittima del tempo, del ritardo, della Storia e dei comprimari.” Ah poi in verità ne ho scritto anche un altro perché per caso da Canale 21 ho sentito uno che cantava durante la Festa (?) : “Spacciatori di note false…..anema ‘e San Giacchino!”.

Credo che in questi tre post ci sia tutto: la pericolosità di legare una cosa bella per Diego alla Politica o peggio ad un dozzinale show di discutibile livello (discutibile solo perché c’erano tra gli altri la Sastri e qualcun altro , altrimenti nemmeno discutibile) . Tanti Mi Piace e qualche polemica per me su Facebook di quelli che hanno equivocato. Vorrei dire a chi non ha capito bene, che io ho vissuto il meglio dello splendore calcistico di Maradona quando avevo vent’anni e mi sentivo un giovane guerrigliero napoletano che in più, aveva proprio lui come simbolo. I miei post dunque vanno tutti in questo senso: “non mi distruggete i miei anni più belli”, è solo Amore. Nel 2012 uscì un mio libro , vi lascio con uno dei racconti più sentiti.

Il Maradona del Cardellino

Da bambino tifavo per il Milan, perché c’erano Gianni Rivera e Pierino Prati, Berlusconi non era nel Milan e non c’era in Tv , dunque non c’era, anzi a quei tempi non c’era nemmeno la sua tv. Si perché, quando io ero bambino, c’erano solo il “primo” e il “secondo” canale  e c’era  il bianco e nero che doveva pure riscaldarsi un po’ per concederti l’immagine, come un’amante prima di un rapporto.  Avevo 9 anni quando oltrepassai le barriere orarie del “ dopocarosellotuttiananna”, le oltrepassai con mio padre per vedere la semifinale dei Campionati del mondo del 1970:  Italia-Germania. Boninsegna aveva portato l’Italia in vantaggio e  mio padre al 89esimo sembrava in estasi mistica , aveva gli occhi di un Gesù raffigurato nell’atto di ascendere al cielo. Poi però venne il 90esimo, l’ultimo minuto e il diavolo, nelle vesti del tedesco Schnellinger, pareggiò e ci mandò ai supplementari. Schnellinger era tedesco ed era un diavolo davvero perché in Italia giocava  nel Milan, nel mio Milan. Quando segnò mi sentii contemporaneamente un tradito e un traditore, tradito da Schnellinger come italiano suo alleato in serie A e traditore della patria per colpa di Schnellinger nazionale tedesco. Dopo un istante che mi sembrò lunghissimo, per la prima volta io e mio padre inveimmo insieme contro il tiro di un milanista. Poi i supplementari: eravamo sul 3 a 3, quando, nemmeno a farlo a posta, il goal risolutivo, quello che ci mandò in finale, lo segnò Gianni Rivera un altro rossonero, per la prima volta io e mio padre gioimmo insieme per il tiro di un milanista. Mio padre, negli anni del mio “milanismo”, era un cantante famoso, frequentava tutti i calciatori e gli allenatori del Napoli, giocava  a carte con Altafini, scherzava con  Canè, Barison, Pesaola, Vinicio, io lo accompagnavo spesso quando si vedevano, ma senza alcun interesse, avesse frequentato Rivera allora si che lo avrei visto con altri occhi, mio padre ci rimaneva malissimo. Poi un giorno, divenni adulto, perché adulti si diventa o  improvvisamente o mai, io lo divenni senza rendermene conto, senza averlo voluto, come se una sera fossi andato a dormire con i pantaloni corti e mi fossi ritrovato al mattino con la mia taglia di oggi. E da adulto mi ritrovai in un sol colpo, tifoso del Napoli, generato dal nulla più che convertito . Infatti mio padre, non credette alla mia  conversione. Mi portava allo stadio quasi per analizzarmi e quando il Napoli segnava, abbracciava solo mio fratello, azzurro da sempre, a me toccava al massimo una pacca sulla spalla che sapeva più di pietà che di condivisione.  Se poi il Napoli perdeva era pure peggio: mi guardava fisso negli occhi come se avesse voluto smascherare i colori della mia vera fede, mi sentivo come una spia russa infiltrata nella Nato di Bagnoli. Secondo me fu proprio a causa dell’isolamento calcistico cui mi relegò,  che nel 1982 e nel 1983 rischiai di ricadere nel più rossonero “milanismo”. Nel 1984 invece : il miracolo. Pagai mille lire per vederlo arrivare, era l’ultimo rimedio da provare prima di constatare il mio definitivo ritorno al mondo infantile quando avevo ben 23 anni. Andai al San Paolo come verso il santuario di Lourdes. Lo stadio era pieno, arrivò coi pantaloni della tuta , una maglietta e le scarpette da ginnastica, giocava sul prato come il Gesù Bambino della Madonna del Cardellino di Raffaello, in cui il cardellino simboleggia non a caso la passione. Gli dettero un microfono inutile perché , un Messia lo senti anche se non parla. Non importa conoscere le tre parole che disse, conta che dopo averle dette gli diedero un pallone, lui lo carezzò col sinistro e lo tirò in alto, sempre più in alto, tutti alzammo le teste ed il cielo sembrò abbassarsi verso di noi, fui folgorato tra Fuorigrotta e l’Argentina, qualcosa mi era successo. Tornai a casa con quel tiro rivelatore stampato a fuoco, forse ero in estasi perchè mio padre sulla porta mi guardò sorpreso, si gettò nei miei occhi, in profondità, ci si affacciò, indagò e dentro ci scoprì finalmente l’azzurro del cielo che Diego aveva abbassato fino a me. Sorrise sicuro, fece di si con la testa e dopo un istante, un breve istante, fu la volta definitiva che io e mio padre gioimmo insieme per il tiro  di un napoletano. Il giorno dopo , in un luogo sacro della mia mente portai questo racconto, come un Ex Voto, per la grazia ricevuta dalla miracolosa immagine del “Maradona del Cardellino”. 

Gianfranco Gallo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 8 Luglio 2017 e modificato l'ultima volta il 8 Luglio 2017

Articoli correlati

Il Punto GG | 26 Agosto 2017

IL PUNTO GG

Forza Vesuvio, dal sangue rosso fuoco, continua a scorrere nelle nostre vene

Il Punto GG | 23 Agosto 2017

IL PUNTO GG

Piccolo Ciro non lasciare mai la tua scopa: fai sempre rumore e resisti

Il Punto GG | 12 Agosto 2017

IL PUNTO GG

Cara Identità, sarò sincero: non tutti siamo geni (a proposito del Corno di via Caracciolo)

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi