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Sui social tra “freva” e ” ‘mmiria”: è la triste parabola del popolo “no like”

Il Punto GG | 24 Giugno 2017

La settimana scorsa il mio Punto GG andò immediatamente fortissimo, la riprova fu la segnalazione, dopo un solo giorno, a Facebook da parte di più di un profilo con susseguente cancellazione del link che fece sparire il mio articolo dalle bacheche. A Napoli l’azione di questi quattro tristi figuri, tristi davvero, andrebbe motivata come “Freva” o come “ ’Mmiria” ma io voglio dare una definizione nuova che mi sembra giusta all’epoca di Internet. Questi signori, attenzione perché “addo’ conio conio”, vanno tutti iscritti ad una grande categoria , quella dei “No Like”.

I “No Like” hanno progenitori : nell’800 erano quelli che mandavano lettere anonime alle fidanzate di quelli più fortunati per cercare di farli litigare, nel ‘900 scrivevano ai giornali, nella rubrica “lettere al Direttore”, frasi piene di disgusto verso chiunque potesse rappresentare l’Umanità, senza firmarsi e dunque senza poi nemmeno essere pubblicati, alla fine degli anni ’70 erano quelli a cui contemporaneamente non piacevano lo Stato e le Brigate Rosse e che un poco prima avevano odiato alla pari Woodstokc e Claudio Villa.

Oggi i “No Like” sono quelli che se vai su You Tube e clicchi sul link Bohemian Rhapsody dei Queen con Freddy Mercury che canta, li trovi accanto ai più di 382milioni di esseri umani che hanno visualizzato ed ai circa due milioni di likes, loro sono i 62.000 pollici versi.

Cioè 62mila no su più di 382milioni di persone che hanno visto ed ascoltato quel video, praticamente una cacchina nella palude cosmica. Eppure così si sentono vivi, cacchine ma pur sempre vivi, anonimi ma pur sempre vivi e cacchine.

Ora, vorrei prendere uno per uno quei pollici versi e spezzarli per poi chiedergli : “Ma cosa non ti piace dei Queen e della voce più unica del panorama Pop mondiale da quando esistono il mondo e il Pop?”. E non è una questione di gusti perché gli stessi pollici in giù li troverete su brani di Pino Daniele, Stevie Wonder, Bach, Mozart e dei “I suonatori di tronchi delle foreste” che non esistono ma loro li inventerebbero per ascoltarli e potergli dire “non mi piace”. Sono sempre gli stessi pollici che imperversano ovunque, per strada, in ufficio, sugli stadi, su Internet. I “no Like” sono una nuova categoria da curare , hanno seri problemi con la vita , sono quelli che si macerano il fegato nelle fortune altrui, sono dannosi per se e per chi non è forte da spezzargli i pollici. Nel caso di specie sia io che Identità Insorgenti abbiamo una collezione di questi pollicioni anonimi , tutti spezzati e conservati come trofei di caccia al “frevaiuolo” .

Perché va benissimo che qualcosa possa non piacere, ci mancherebbe, ma non argomentare ed usare mezzucci subdoli ed inefficaci è veramente squallido. Cari “No like” , siete ancora in tempo, sapeste quanto è bello sorridere e dire “Quanto mi sei piaciuto”, anche quando non è del tutto vero, si guadagnano sorrisi. Alzate il pollice ogni tanto oppure distraetevi e se proprio vi opprime la voglia di abbassarlo per cercare di riportare le cose belle al livello vostro, resistete, invece di un solo dito usate tutta la mano, tendetela e magari qualcuno vi tirerà su.

Gianfranco Gallo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 24 Giugno 2017 e modificato l'ultima volta il 24 Giugno 2017

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