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Teatro, via la muffa che copre i palcoscenici: proposte per un cambiamento dello StRato di cose

Il Punto GG | 10 Giugno 2017

C’è una domanda che a Napoli ti viene fatta più che in altri luoghi. A me poi , per la mia indole ribelle, mi è stata sparata addosso a ripetizione fin da ragazzo. E’ una domanda che apre un mondo mentre te lo vorrebbe chiudere, la domanda è : “Ma chi t’’o fa fa’?” ovvero “Ma chi te lo fa fare?”.

Una frase che ti fa venire in mente una serie di concetti , da quelli più alti del tipo Peace and Love a quelli più bassi come Fatti i cazzi tuoi che campi meglio.

Nel mio ambiente non sono tanto amato perché alla domanda “Ma chi t’’o fa fa’? “ io non ho mai risposto, sono andato avanti e ho fatto e detto ciò che ritenevo giusto fare e dire.

Non si tratta di volersi porre da eroe o di voler segnare una superiorità morale, si tratta di semplice benessere personale. Io quando ho visto qualcosa di scandaloso e non ho denunciato sono stato proprio male, peggio delle volte che ho avuto tutti contro quando l’ho fatto. Così , siccome in teoria preferirei stare bene, non posso fare altro che dire sempre quello che non va, a costo di perdere avanzamenti, occasioni, soldi. L’ho fatto da ragazzo in famiglia rischiando i silenzi dei miei, l’ho fatto da giovanissimo in tutti gli ambienti che ho frequentato e lo faccio oggi nel lavoro che è come dire per 24 ore al giorno, visto che il mio lavoro e la mia vita sono ormai indissolubili.

Se però ora vi parlassi di quello che nel Teatro non va soprattutto qui a Napoli, se facessi i nomi di chi becca soldi pubblici da almeno 40 anni (durante i quali sono caduti muri, papi, dittatori e si sono estinte specie animali tranne la loro) se parlassi delle incompetenze scandalose di chi spesso viene nominato dalle autorità(?) alla direzione di Teatri o in qualche consiglio solo per affiliazione politica, andrei troppo nello specifico e quel che scriverei perderebbe d’interesse per la maggior parte di chi legge.

Ma una sola cosa sull’argomento, una cosa che interessa tutti, lasciatemela dire: vi sembra giusto che i Teatri che accedono ai finanziamenti pubblici, cioè quelle strutture alle quali vengono elargiti soldi provenienti dalle tasse dei cittadini, debbano avere dei biglietti dal costo che supera a volte i 70 euro? Da dieci anni istigo i ragazzi che seguono i miei laboratori a pretendere il Teatro, a chiedere che gli sia data la possibilità di vederlo visto che il biglietto lo hanno già pagato i genitori col Modello Unico.

Una volta organizzai un corso al quale si iscrissero giovani particolarmente svegli, ebbene li avevo convinti a fare un’azione provocatoria fuori ad un importante Teatro: si sarebbero messi a terra come cadaveri dopo un agguato, con addosso dei costumi teatrali, chiaramente avrebbero ostruito l’entrata al locale solo fino a mezz’ora dall’inizio per non arrecare troppo danno agli spettatori che non erano il bersaglio, avrebbero messo da una parte all’altra dell’entrata lo scotch che si mette per delimitare la scena del delitto, poi si sarebbero alzati e avrebbero distribuito nelle mani degli spettatori dei volantini con le cifre sborsate dagli enti pubblici e dal Ministero ai vari teatri cittadini, teatro per teatro.

L’azione non si fece più perché alla fine mi resi conto che il più giovane ero io o almeno il più futurista. A volte oggi qualcuno mi dice che non dimostro l’età che ho, forse il fatto di fare sempre e comunque, quando ti dicono “Ma chi t’’o fa fa’?”, rallenta un po’ il Tempo. E siccome non mi smentisco (ne andrebbe della mia giovinezza), ecco parte di una relazione sul Teatro in Campania che scrissi qualche anno fa, perché è proprio così: ancora non mi hanno convinto a posizionarmi tra le mille sfumature che vanno dal Peace and Love al Fatti i cazzi tuoi che campi meglio.

Questa è solo la parte meno tosta che credo possa interessare ai giovani cui non è dato esserlo: il rapporto tra il Teatro ed in genere le attività culturali ed il denaro pubblico, viene gestito in maniera distrattamente cieca o peggio oculatamente mirata.

Tutti i contributi e le sovvenzioni sono innanzitutto per leggi regionali, decreti comunali, bandi di gara e quant’altro, indirizzati ad Associazioni, Società ecc. ecc., che abbiano uno storico di anni quando non anche l’iscrizione ad albi speciali.
Dalla mia prospettiva dico che questa linea fondamentale è la principale responsabile dello stato di cancrena del Teatro e dell’Arte nella nostra regione. Vero è che è così anche a livello nazionale ma da noi si sono specializzati in leggi e bandi ad personam che acuiscono il problema. Con la motivazione di un necessario “accreditamento”, in realtà, si attua un “protezionismo” che favorisce le Lobbies soffoca in modo scientifico la nascita di nuovi soggetti.

E qui non si parla di nuovo solo in senso anagrafico , perché se anche un maturo teatrante che però non ha fatto mai impresa avesse un’idea geniale, riuscisse a coinvolgere artisti di livello, imbarcasse nel progetto una preparata produzione esecutiva, progettando qualcosa di veramente nuovo e rilevante, non potrebbe fare altro che, per accedere ai contributi pubblici, rivolgersi ad uno dei cartelli che da decine di anni introitano denaro di Enti e Ministeri.

Per lui, dopo questa prima fase, vi sarebbero due possibilità: 1) Non facendo parte delle Lobbies, il suo progetto non verrebbe preso in considerazione; 2) Diventerebbe parte del cartello aggregandosi ad esso ed integrandosi nel Sistema che continuerebbe però ad essere gestito dai “capi anziani”, come nelle più famigerate cupole di potere.

L’unica strada alternativa che potrebbe percorrere sarebbe quella di un Teatro privato che appoggiasse il suo progetto, ma in quel caso si scontrerebbe col Mercato andando allo sbaraglio in un campo minato dalle leggi del mercato stesso e paradossalmente dalla concorrenza sleale del Teatro Pubblico finanziato.

Certo è che non si propone a Comune, Regione, e altre Istituzioni di sostenere solo il Nuovo, né però solo il Vecchio. Bisognerebbe destinare del denaro pubblico nel campo del Teatro, della danza, del Cinema, a realtà nuove davvero e non inglobate in un Sistema che nella migliore delle ipotesi le sfrutta e le contamina.

Proposte per un cambiamento dello “stRato” sulle cose

Bisognerebbe togliere lo strato di muffa che copre le cose e i palcoscenici. Magari il cambiamento potrebbe avvenire con delle formule rivoluzionarie. Ad esempio si potrebbe immaginare la creazione di una figura nell’ambito dei funzionari pubblici formata espressamente, che affianchi e faccia da tutor a nuove realtà che possano in questo caso essere ammesse al contributo fino ad uno start up come avviene per le imprese. Questo per facilitare e rendere continuo il rapporto fra finanziatore pubblico e finanziato per una trasparenza totale e proficua.

Ma chi sceglierebbe i progetti?

Il ragionamento fatto fin qui, partito dall’esigenza di togliere potere al Sistema e di portare linfa nuova al Teatro e all’Arte in Campania, mi porta obbligatoriamente a parlare di quelle figure mostruose che sono i “consulenti a vita” e i direttori artistici di assessorati e di specifiche attività culturali pubbliche. Non vorremmo mai più a ricoprire questi ruoli persone coinvolte direttamente, provenienti dal Sistema e che il Sistema favoriscono. Piuttosto funzionari degli enti magari giovani e da poco assunti, anche a progetto, con specifiche competenze artistiche e amministrative che possano lavorare con commissioni sane composte non da affiliati del consiglio politico di turno, ma da artisti “indipendenti” che agiscano su territorio nazionale i cui membri cambino ogni tre anni. Magari rappresentanti di diversi tipi di Teatro: quello di innovazione, quello della nobile tradizione regionale (che spesso è come dire internazionale) e quello classico. Tornando ai consulenti a vita, direi che sono bravissimi a passare indenni da governi a governi, sempre in bilico, ragni di tele perfette nelle quali i politici di turno pensano, sbagliando, di potersi destreggiare. I personaggi di cui sopra tuttavia non sono la Politica e quasi mai gli artisti stessi, sono quel “mondo di mezzo”, come definiva se stesso e suoi sodali il capo di Mafia capitale: sopra i vivi, sotto i morti e in mezzo loro.

Pres. Ass. Grand Uff. e Direttore artistico di partito

D’altro canto la loro ascesa e la loro stabilizzazione si devono anche alla vocazione imprenditoriale di alcuni assessori: persone magari bravissime nell’amministrare che però, una volta nominate con deleghe al Turismo e Spettacolo, diventano tanti piccoli David Zard o Remigio Paone e cominciano ad ideare loro stessi i progetti artistici da finanziare.

Ho visto politici programmare teatri e comprare spettacoli.

Per essere inattaccabili, visto che non sarebbe di loro competenza fare da imprenditori, cosa fanno? Nominano consulenti compiacenti che avallano i loro pasticci per avere credibilità.

Dove li pescano? Ma è chiaro: tra quei figuri di quarant’anni fa , tanto per parafrasare Eduardo, di cui sono vecchi amici, di cui parlavo prima, che si ritrovano così addirittura non convocati ma invocati ….”

Continua (?)

 

Gianfranco Gallo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Giugno 2017 e modificato l'ultima volta il 10 Giugno 2017

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