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IL QUESTORE? SI DIMETTA

Mentre Ciro lotta con la morte, falso allarme sugli ultras partenopei a Roma. Vergogna infinita

Battaglie, Identità, NapoliCapitale, Sport | 24 Luglio 2014

 

scontri roma olimpico feriti per strada

 

Ciro Esposito è in coma farmacologico, ma il suo cuore napoletano non molla, non vuole proprio  saperne  di arrendersi sebbene ormai ci sia ben poco da sperare.

 

50 giorni sono passati dal quel 3 maggio maledetto, tanti interventi, bollettini medici, preghiere, notizie incoraggianti alternate ad altre meno buone, uno stato d’ansia e dolore costante che la famiglia di Ciro ha vissuto in totale solitudine: solo oggi il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha sentito il “dovere” di annunciare una sua visita al Gemelli per portare qualche parola di conforto ai genitori del ragazzo; fatto, questo, che ci sembra davvero superfluo commentare tanto è eloquente.

 

Napoli invece c’era tutta lì, tifosi e non, e c’è stata per tutto il tempo a sostenere Ciro e i suoi con migliaia di messaggi, con raccolte di fondi, col calore, l’umanità e la disponibilità  che solo Napoli può vantare di avere.

 

Napoli è stata colpita a morte e il silenzio che regna in queste ore drammatiche in città ne è il segnale chiaro, nitido; Napoli già pronta ad essere colpita ancora: come da copione, invece di tornare sulle responsabilità dell’intera faccenda, già si è tutti pronti a tornare a sparare sui napoletani.

 

La Questura di Roma parla infatti di rischio violenza per vendetta, ed è allerta per l’ordine pubblico: si teme cioè che alcuni gruppi di tifosi napoletani possano organizzare “trasferte” punitive su Roma, ed è per questo che già moltissime pattuglie pare stiano presidiando la barriera autostradale di Roma sud, le stazioni tra Napoli e Roma e addirittura uomini della digos pare siano arrivati al Gemelli.

 

Pronto un piano d’emergenza dunque, un piano che annuncia “tolleranza zero” verso i napoletani violenti, ovviamente. Ci sarebbe però da chiedere al questore di Roma se questo sia lo stesso piano d’emergenza che abbia permesso a dei neonazisti di sparare ad un ragazzo inerme a tre passi dallo stadio Olimpico, se sia lo stesso piano che abbia lasciato in totale solitudine interi gruppi di tifosi napoletani con tanto di donne e bambini al seguito, se sia lo stesso piano “d’emergenza” che abbia lasciato Ciro a terra a morire per un’ora.

 

Invece di continuare a sputtanare Napoli col presunto pericolo violenza, la Questura di Roma farebbe bene ad assumersi le responsabilità pesantissime che le toccano. Ci sarebbe da chiedere in verità come mai il questore sia ancora lì al suo posto dopo l’inferno di quel 3 maggio, inferno di cui lui e il suo fottutissimo piano d’emergenza sono responsabili esattamente quanto la mano infame  che ha sparato. Noi quelle dimissioni le abbiamo chieste sin dal principio, e siamo certi che in un paese civile sarebbero arrivate senza manco bisogno di chiederle. In italia, invece, niente: nemmeno il primo quotidiano di Napoli, “il Mattino” ha mai avuto l’ardire di chiedere giustizia, verità, di chiedere quelle dimissioni sacrosante; evidentemente l’editore “non napoletano” non ha alcun interesse a farlo essendo parte di quel sistema che ci vede sempre come colpevoli anche quando siamo indubbiamente vittime, mentre non si fa scrupolo alcuno nel dichiarare già morto un ragazzo che, seppur gravissimo, morto non è. Salvo poi correggere il tiro qualche ora dopo, quando il danno era già fatto e migliaia di giornali on line pecore avevano copiato il Mattino.

 

In italia  ora si ha paura dei napoletani perchè i napoletani sono violenti, sono vendicativi, sono delinquenti e camorristi e quindi vanno fermati, per loro tolleranza zero; molto più tolleranti invece lo si è stati con chi imbrattava in questi giorni i muri di Roma con scritte vergognose, o con chi esponeva striscioni a favore di un assassino nella curva romana; per non parlare della tolleranza avuta verso i veri autori del crimine in questione o invece dell’accanimento per la maglietta di Genny.

 

La famiglia di Ciro auspica che non vi sia altra violenza, che vi sia rispetto per la situazione del ragazzo che ora è sedato farmacologicamente, ma cosciente; chiede che i giornali la smettano di diffondere notizie false in merito alle sue condizioni di salute… ma intanto gioca la nazionale italiana e sono tanti quelli che chiedono, senza pudore, di dedicare a Ciro l’eventuale vittoria, come Giorgia Meloni e come tanti giornalisti, anche napoletani.

 

E con Salvini che invoca preghiere per Ciro lo show dell’ipocrisia italiana tocca davvero il suo apice massimo: prima ti vogliono lavare col fuoco e poi chiedono preghiere e vogliono farti cantare l’inno, farti gridare “forza italia” anche se è proprio questa italia che ti sta ammazzando e farti sventolare una bandiera grondante di sangue, del tuo sangue, oggi più che mai.

 

Ciro sta morendo perché un sabato di maggio credeva di poter assistere ad una partita della sua squadra del cuore come un ragazzo qualunque, ignorando il fatto che per un napoletano nemmeno quello sia possibile fare in questo paese infame; per noi nessuna tutela, mai… e loro pensano a chi dedicare la partita, al passaggio del turno, al prossimo eventuale avversario.

 

Se credete che basti dedicare una vittoria a Ciro per mettervi la coscienza a posto beh, siete proprio italiani.

 

Napoli piange, spera e prega ancora. Cantatevelo voi, l’inno.

 

Floriana Tortora

 

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 24 Luglio 2014 e modificato l'ultima volta il 26 Settembre 2014

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