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IL RACCONTO

Napoli d’incanto: notte d’estate sulle ali di Tosca

NapoliCapitale | 20 Luglio 2020

Quella di ieri sera in Piazza Plebiscito non era la Prima ufficiale, voleva essere solo una prova generale aperta al pubblico e dedicata agli operatori sanitarî ipegnatisi durante la pandemia a Napoli e in Campania.

Eppure, il fatto stesso di avere finalmente un pubblico numeroso, assiepato ben oltre i posti a sedere numerati e sistemato tutt’attorno alla recinzione e accomodato sullo scalone di accesso alla Basilica di San Francesco di Paola l’ha comunque trasformata in una prémiere d’eccezione, e i risultati sono apparsi subito lampanti sin dall’esecuzione dell’inno Nazionale dedicato, insieme alla serata stessa, al personale sanitario, e confermata dal silenzio attento del pubblico durante l’intero spettacolo.

Quest’anno, la Tosca di Puccini ha compiuto 120 anni dalla prima rappresentazione, eppure non è mai apparsa così giovane, musicalmente ed emotivamente. La sua melodia, già spartiacque storico fra due epoche musicali, ha oggi rinnovato il prodigio rappresentando il primo spettacolo dopo l’èra covid, e provocando perciò un impegno e un’emozione da parte degli esecutori talmente lampante, da materializzarsi in una commozione straripante.

No, non è stata una classica rappresentazione di Tosca, e non tanto perché non fosse in forma scenica, quanto perché era una forma di riconquista della scena stessa, nonostante il distanziamento che ha costretto alla realizzazione di un palco mastodontico che copriva alla vista del pubblico quasi tutte le arcate e le statue di prospetto di Palazzo Reale. E in realtà, la scena stessa era proprio intorno a noi, esecutori e pubblico, ed era rappresentata dalla piazza tutta, col fondo scenico dominato dalla Reggia di Napoli, e il colonnato che ci abbracciava e teneva tutti uniti, al di là di mascherine e regole imposte da decreti e proticolli: Napoli da sola è il più bel palcoscenico del mondo, e non occorre aggiungere altro al suo splendore, se non quello rappresentato dalla musica, quasi una pennellata dalla tavolozza dell’anima sulla tela della bellezza eterna di Partenope.

Tra l’altro, la vicinanza storica con l’epoca della trama del capolavoro pucciniano ben sposa con la struttura architettonica degli edifici presenti nella zona, dunque un connubio perfetto per una resa complessivamente emozionante del tutto. Nulla è riuscito a guastare la serata, non il vociare dei ragazzini oltre le transenne, non la sirena di un’ambulanza su via Cesario Console, e neppure l’arietta fresca della sera ha ottenuto di mitigare l’ardore degli animi presenti: un insieme perfettamente accordato alla melodia. Finanche i pur bravissimi solisti, nei panni dei protagonisti avvolti nel mantello dorato che l’orchestra filava e il coro cuciva, sono stati catturati dalla magia dell’evento, e nessuno potrebbe trovare motivi per lasciarsi andare a critiche o commenti negativi. Perché quella di ieri non è stata la normale esecuzione di un’opera: ieri sera artisti, orchestra, coro e tutto il pubblico, mentre il direttore col suo gesto perfetto metteva in movimento la macchina dei cuori, siamo saliti a bordo della melodia, abbiamo lasciato nella stiva il bagaglio di mesi di angoscia e silenzio e abbiamo spiccato il volo in groppa alla Musica senza tempo di Puccini, e siamo spariti lontano dal dolore e dalla paura, intonando nel cuore e con la voce un vero canto di ringraziamento per essere arrivati dall’altra parte dell’uragano, e pur sapendo che non tutto è ormai alle spalle, un sentimento di speranza ha messo nell’anima di ciascuno una Fede di proporzioni inaudite, un messaggio di incoraggiamento che solo la Lirica e la Musica bene interpretata sono capaci di dare.

Abbiamo volato, abbiamo raggiunto l’empireo che si schiude a chi sa aprire gli occhi del cuore e cercare oltre la Notte più nera, e abbiamo rivisto sorgere il Sole. Perché dove la Musica apre, nessuno può più chiudere, Euterpe e le sorelle sono abili chiavi che spalancano il cuore alla leggerezza e alla Speranza, e portano il colore dove era il buio.

Stasera quella porta è stata schiusa, il buio è stato squarciato e noi siamo passati oltre. E siamo ri-entrati nella Luce!

Sergio Valentino

Un articolo di Sergio Valentino pubblicato il 20 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 20 Luglio 2020

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