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sabato 28 marzo 2020
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IL RACCONTO

Noi e la comunità cinese, che ci regala mascherine e solidarietà

Integrazione | 23 Marzo 2020

Quanto tempo è passato da quel 28 febbraio, quando la comunità cinese chiuse i battenti al diffondersi del contagio in Italia… sembra un’eternità.

Quella decisione così drastica che nulla preannunciava di buono, mi sorprese: allora non sapevo ancora che quella comunità, così compatta, così civile, ci stesse, in realtà, lanciando un segnale.

In quei giorni notizie orribili li vedevano oggetto di violenza e discriminazione in Italia. Violenza spesso inaudita… E loro zitti, mai un’accusa, mai un grido.

Ho sempre ammirato la comunità cinese, non per mero esotismo ma perché, nel tempo, ho imparato a conoscerla.

Qui, dove abito, al Centro Direzionale, non è difficile incontrarli. Complice anche il complesso del mercato cinese di Gianturco, hanno acquistato le loro case in questi grattacieli insieme a una stabilità sociale che hanno cercato nei loro nuclei familiari.

Ricordo che, inizialmente, quando si aprivano le porte dell’ascensore, unico incontro vero tra inquilini di un grattacielo, non apparivano tanto disponibili al dialogo e un timido cenno con la testa era tutto quello che riuscivo ad ottenere ad un semplice “buongiorno”.

Col tempo, invece, le famiglie cinesi che abitano nel mio palazzo sono diventate amiche e conoscenti, persone inaspettatamente curiose della nostra cultura e grandi tifosi del Napoli (solo pochi sono interisti: ma nessuno è perfetto).

Spesso silenziosi, estremamente generosi e rispettosi, da quel giorno di febbraio in cui decisero tutti insieme di sospendere la loro attività commerciale, si preparavano anche all’isolamento.

Qualcuno ironizzò, altri li derisero, io ammirai il sentimento che li muoveva, quello che si traduce poi nella parola “comunità” e che spesso rivendichiamo per noi stessi veramente a caso.

Dopo quei giorni, mentre loro si ritivano in silenzio, noi cominciavamo la ricerca ossessiva e disordinata dell’Amuchina e delle mascherine, ed infine, ci abituavamo, non senza fatica, al distanziamento sociale e alla chiusura delle attività.

È in questo periodo che loro sono tornati. Quando, per la smania che ci ha assaliti tutti, non riuscivamo a trovare una sola mascherina per proteggere gli altri da noi stessi. E così, silenziosi come sono sempre stati, un pomeriggio di inizio marzo sono usciti dalle loro case nel totale silenzio di una domenica, e hanno percorso ventuno piani e due scale diverse (in ognuna di queste scale ci sono due appartamenti), lasciando ad ogni porta di questi appartamenti un pacchetto da quindici mascherine e donando un messaggio di responsabilità e unione che non avevamo ancora ben recepito.

A ogni porta, per ogni famiglia del palazzo, ogni settimana.

Proprio ieri ci hanno fatto dono, nella cassetta postale stavolta, di un altro pacchetto di mascherine, avvolto in una lettera di incoraggiamento e di vicinanza al popolo italiano e a tutti noi, come esseri umani.

 

Dal canto nostro abbiamo cercato di ringraziarli come possibile, in questo momento difficile che ci tiene tutti distanti, con un semplice foglietto in ascensore, sul quale abbiamo apposto le nostre firme ed i nostri pensieri.

Proprio in quell’ascensore in cui ci incrociavamo sempre, nella quale ridevamo parlando di calcio e di parolacce in napoletano (che hanno imparato benissimo), e che torneremo a prendere in allegria tutti insieme quando ci lasceremo alle spalle questo brutto periodo, del quale però non dimenticherò mai il gesto commovente e vero di questa grande comunità – ingiustamente vilipesa da troppi – che ci ha insegnato come si sta al mondo, soprattutto nei periodi più brutti.

Grazie, amici cinesi.

Ylenia Petrillo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 23 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 23 Marzo 2020

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