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IL RAPPORTO

Caritas di Aversa: “La povertà è più contagiosa del virus”

Attualità | 30 Aprile 2020

Nella percezione comune il dato era più che tangibile. Le file interminabili all’esterno delle mense Caritas di tutta Italia e l’enorme sforzo solidale di numerose realtà campane, in particolare, ne rappresentano l’evidenza.

L’emergenza Covid-19, e le conseguenti restrizioni governative e regionali, sta favorendo l’impennata degli indigenti. Dal punto di vista sanitario, infatti, la Campania continua a reggere benissimo l’impatto con il virus. Meno felice resta, invece, la condizione economica di numerose famiglie costrette ad aggrapparsi, in ogni modo, agli aiuti solidali messi in campo dalle associazioni territoriali e dalle Caritas diocesane.

La Caritas di Aversa, nello specifico, serve un bacino di 600.000 abitanti distribuiti nella provincia tra Napoli e Caserta. Nell’ultimo mese, le richieste di aiuto sono state più del doppio rispetto al solito e il Report, realizzato dall’Osservatorio sulle Povertà e Risorse dell’ente diocesano, traccia il profilo dell’emergenza sociale in atto.

Nuove povertà più veloci dei contagi

Il Report rivela una crescita di accessi al Centro di Ascolto (CdA) della Caritas di Aversa 4 volte superiore all’afflusso medio riscontrato negli ultimi due anni.

Nel 2018 si sono rivolti al CdA e sono stati censiti in Ospoweb (il database delle Caritas Diocesane e di quella nazionale) 276 utenti. Un numero analogo è stimato nel 2019.

L’utenza media mensile del CdA in condizioni non di emergenza è quindi stimabile in 23 famiglie al mese.
Nei 21 giorni considerati per l’analisi, invece, tutti inclusi nel periodo di emergenza da Covid-19, si sono avuti 74 nuovi accessi.

La progressione della crisi sociale è preoccupante” – si legge nel rapporto – “Pur non essendo dati direttamente correlati, è interessante rilevare che l’aumento relativo dei nuovi accessi al CdA è superiore all’incremento di progressione del contagio sanitario sul territorio“.

Il capolinea del lavoro in nero?

La seconda evidenza emersa dal Rapporto, riguarda il lavoro in nero. La crisi economica interessa maggiormente coloro che erano impegnato in un lavoro precario o irregolare, oltre che i disoccupati.
Infatti, il 41% degli utenti sono inoccupati o disoccupati, mentre il 22% era impegnato in una qualche forma di lavoro irregolare.

E l’indigenza colpisce, in particolare, le persone tra i 35 e i 44 anni. Molto meno, invece, gli anziani i quali dispongono almeno della pensione che, seppur minima, rappresenta una preziosa risorsa in questo periodo.

Il dato che più colpisce è la quota di chi non dispone di risorse economiche per fare la spesa. “La stragrande maggioranza di chi non ha la possibilità di fare la spesa, l’85%” – si legge ancora nel report – “dichiara di non avere le risorse sufficienti. Si tratta, indubbiamente, di un dato che segnala una forte difficoltà economica che  contraddistingue la popolazione che si rivolge al CdA“.

Aumentano anche le fragilità psichiche

La crisi economica, benché altamente significativa, non rappresenta l’unica emergenza in questa particolare fase. Ad essere pesantemente colpita è anche la sfera psicologica di chi si rivolge al CdA della Caritas di Aversa.

Le risposte all’indagine hanno rilevato “un drammatico impatto dell’emergenza coronavirus sulla vita individuale e sull’equilibrio psichico degli intervistati. Quasi tutti gli intervistati (161 su 167, pari al 96%) fanno accenno a una qualche ricaduta sul piano psichico-individuale“.

Gli intervistati hanno confessato di provare sentimenti quali preoccupazione (26%), sfiducia (17%), paura (16%).
Si registrano inoltre molti casi di sbandamento cognitivo per incapacità di comprensione della situazione (11%) e non mancano casi in cui i sentimenti hanno ricaduta sul piano fisico-concreto con dichiarazione di senso di malessere fisico (9%).
Si registrano anche casi di tristezza (6%), un sentimento di morte incombente (4%), di rabbia (4%), di sfinitezza (3%),culminanti, in alcuni casi, in una sensazione di malessere psichico (3%).

La proposta di una rete di scopo

La prima proposta, di principio quella più semplice eppure sempre la più complessa da mettere in campo, è legata alla necessità di fare rete.

La Caritas di Aversa lancia la sfida di attivare una rete di scopo tra le organizzazioni che stanno rispondendo ai bisogni primari dei cittadini in questo periodo di emergenza.

I centri Caritas territoriali, così come le stesse parrocchie, costituiscono un capillare centro di raccolta dei bisogni del territorio e assicurano un livello operativo diretto di risposta a molti bisogni emergenziali, come tipicamente quelli di tipo alimentare e lavorativo, per tanti cittadini. D’altro canto, la richiesta del sostegno da parte del cittadino può essere un’occasione importante per una rilevazione strutturata dei bisogni, utile soprattutto in vista dell’uscita dal periodo emergenziale”.

La raccolta dei bisogni potrebbe essere organizzata a livello territoriale, in particolare chiamando in causa anche gli enti comunali che sarebbero chiamati a diventare delle cabine di regia.

L’attuazione della proposta potrebbe passare attraverso la sinergia e l’interazione tra le attività delle Caritas territoriali con i Centri Operativi Comunali della Protezione Civile attivati sul territorio.
Inoltre, sarebbe necessaria l’attivazione di un numero verde territoriale diurno per la rilevazione strutturata
dei bisogni e la predisposizione di un database online per la raccolta dei bisogni e dei contatti dei fruitori.

Tale passaggio sarebbe utile per l’efficientamento degli interventi a breve termine e, nel lungo periodo, per organizzare la rete di supporto, accanto alla possibilità, da parte dei centri di ascolto diocesani di accedere da remoto e compilare il database dei bisogni.

Borse-lavoro, per contrastare il lavoro nero

In seconda istanza, la Caritas di Aversa propone indica un possibile percorso per contrastare il fenomeno diffuso del lavoro irregolare.

Il Rapporto conferma che la problematica di carenza di lavoro, soprattutto regolare, è una delle maggiori criticità sul territorio diocesano, ulteriormente acuita dal periodo di emergenza.

Su questo fronte, una proposta operativa potrebbe essere l’attivazione di borse-lavoro basate su un atteggiamento “giubilare” rispetto al lavoro sommerso. In pratica, il lavoratore (sommerso) denuncerebbe il datore di lavoro in cambio di un aiuto pubblico. Al datore di lavoro si darebbe la possibilità di un condono in cambio di un percorso di emersione che, in parte, prende ispirazione dai contratti di riallineamento proposti nella Legge 196/1997“.

L’attuazione della proposta, come specificato nel Rapporto, richiederebbe ulteriori approfondimenti in quanto necessiterebbe di una legge statale prima di potere essere applicata.
In ogni caso, l’elemento innovativo della proposta sarebbe il coinvolgimento di diversi soggetti territoriali chiamati a cooperare per formare un’ampia rete di scopo che operi per l’emersione.

Si potrebbero costituire in ogni provincia, attraverso le Prefetture, uno o più “Nuclei di assistenza per l’emersione semplificata e agevolata del lavoro irregolare” formati da Associazioni Datoriali, Organizzazioni Sindacali, Ordini Professionali, INPS, ABI, CCIAA, Ministero del Lavoro, Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate, Rappresentanti del Terzo Settore, altre istituzioni, per fornire conoscenze e assistenza per la “conversione” delle attività“.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 30 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2020

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