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IL RAPPORTO

Caritas: povertà in aumento con la pandemia, a rischio giovani e donne

Attualità | 21 Ottobre 2020

L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 continua ad avere la forma di un pettine. I nodi, invece, sono rappresentati dalle diffuse situazioni di disuguaglianza sociale che, in questa fase, continuano a venire alla luce.

Nell’ultimo rapporto pubblicato da Caritas Italiana, emergono numerose criticità. Si tratta, nello specifico, di donne e uomini che, nascosti dietro i numeri e le tabelle delle analisi realizzate dagli esperti, sono costretti a vivere sulla loro pelle il dramma della povertà dilagante.

La pandemia ha esasperato quelle situazioni già particolarmente problematiche e prodotto una buona fetta di nuovi poveri. C’era da immaginarselo e le file interminabili di persone all’esterno delle mense Caritas continuano ad essere la manifestazione più evidente di un’emergenza sociale radicata e profonda.

E se, già adesso, le statistiche fotografano una realtà, da questo punto di vista, assai compromessa, le ipotesi sul futuro sono ancora più drammatiche. “Nei prossimi mesi“, si legge nel Report, “il rischio di povertà sarà in notevole aumento e andrà a coinvolgere in modo particolare le categorie già in forte difficoltà: disoccupati, lavoratori a tempo determinato e lavoratori precari, lavoratori part-time, giovani, persone con bassi livelli di istruzione, le donne, persone con carriere frammentate e famiglie del Mezzogiorno“.

Le richieste di sostegno e i nuovi poveri

Caritas Italiana ha analizzato i dati legati alla pandemia suddividendo il periodo in tre fasi. Il periodo più buio è legato ai mesi tra marzo e maggio. In pieno lockdown, con la maggioranza delle imprese inattive, le attività commerciali chiuse e, dunque, con intere famiglie costrette a vivere senza alcun reddito, le richieste di aiuto alle Caritas territoriali hanno interessato circa 450.000 persone. Un dato indubbiamente sottostimato, anzitutto perché mancante delle informazioni della totalità delle Caritas presenti sul territorio nazionale. Inoltre, bisogna anche considerare che il numero si riferisce a coloro che hanno materialmente fatto richiesta di beni di prima necessità e aiuto economico e non considera i nuclei familiari di cui molti dei richiedenti si sono fatti portavoce.

Esaminando più in dettaglio le problematicità riscontrate durante la fase più cruenta dell’emergenza”, si legge ancora nel rapporto, “le Caritas diocesane segnalano in primo luogo un forte incremento dei problemi di povertà economica (legati alla perdita del lavoro e alle fonti di reddito) e le difficoltà legate al pagamento di affitto o mutuo (segnalati come in aumento rispettivamente dal 95,9% e dall’88,8% delle Caritas diocesane).

Accanto a tali ambiti di bisogno compaiono poi fenomeni nuovi, come ad esempio le difficoltà di alcune famiglie rispetto alla didattica a distanza, manifestate nell’impossibilità di poter accedere alla strumentazione adeguata (tablet, pc, connessioni wi-fi)“.

In seguito alla conclusione del lockdown, la prima cosa che emerge è il calo degli assistiti (in confronto alla fase più emergenziale), che da giugno ad agosto sono circa 176mila. “Tra coloro che hanno riconosciuto dei segnali di miglioramento, il 43% delle Caritas attribuisce una risonanza anche al Reddito di Emergenza“.

In aggiunta, bisogna anche considerare che si tratta della fase in cui i fondi della cassa integrazione iniziano ad essere elargiti ai lavoratori costretti in casa.

Per la Caritas, la povertà è giovane e donna

Rilevante appare il dato relativo ai profili socio-anagrafici degli assistiti dalle Caritas. L’emergenza sociale ha colpito maggiormente le donne, particolarmente svantaggiate e più fragili sul piano occupazionale. E proprio perché la pandemia ha solo messo in luce criticità endemiche di questo Paese, la povertà incide anche sui giovani tra i 18 e i 35 anni, da sempre molto deboli dal punto di vista occupazionale.

In aumento anche il dato relativo agli italiani rispetto agli stranieri assistiti dalle Caritas e le famiglie con figli minori a carico.

Una fotografia sul presente che la Caritas considera significativa per le letture sul futuro: “L’orizzonte di povertà per il prossimo futuro appare segnato da previsioni altamente pessimistiche se non si introdurranno importanti correttivi in grado di invertire tali tendenze“.

Welfare mafioso di prossimità: non solo al Sud!

La coerenza della storia italiana si ravvede anche nell’assioma tanto caro alle mafie: ci sarà sempre qualcuno che, in maniera legale o illegale, colmerà i vuoti dello Stato.

In questa fase, allora, non poteva mancare l’allarme della criminalità organizzata la quale sta tentando di mettere in piedi una vera e propria economia alternativa.

Il fenomeno è stato definito “Welfare mafioso di prossimità” e si basa, come sempre accade per queste dinamiche, sulla miseria della gente. Le mafie, le quali dispongono di grosse somme di denaro, si offrono per “aiutare” commercianti e piccole imprese. L’elargizione di liquidità avrà poi, in futuro, il suo alto tasso di interesse in termini di usura o “future connivenze”.

La criminalità, secondo il Rapporto Caritas, in questo modo cercherà di mettere le mani sulle risorse del Recovery plan.

Non possiamo accettare, tra le espressioni del documento realizzato da Caritas Italiana, la localizzazione del fenomeno come se fosse una dinamica esclusiva del Mezzogiorno. “Al Sud l’emergenza ha reso più forte la criminalità organizzata“, si legge.
Escludendo qualunque forma di sterile negazionismo sulla vicenda, relegare i fenomeni mafiosi come se fossero il problema di una sola parte del Paese ci sembra, ancora una volta, una manovra che favorisce la mafia stessa.

Da Nord a Sud la criminalità italiana tenterà di mettere le mani sui fondi statali, proverà ad insinuarsi nel tessuto economico e produttivo del paese e vorrà farlo sfruttando il periodo di crisi di imprese, aziende e attività commerciali. E questo accade al Sud, come a Firenze, a Milano o in qualunque altro angolo di questo Paese. Riconoscerlo sarebbe già un ottimo slancio in avanti nella lotta alla criminalità organizzata.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 21 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 21 Ottobre 2020

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