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IL RAPPORTO

Eurispes: 840 miliardi di spesa pubblica sottratta al Sud in 17 anni

Eurispes - Rapporto Italia 2020
Attualità | 1 Febbraio 2020

Il rapporto Italia 2020 pubblicato da Eurispes, racconta, numeri alla mano, quanto difficile sia per i cittadini del Sud vivere in una nazione che alimenta le disuguaglianze e condividere questo patrio suolo con una parte del Paese, il Centro-Nord, che prende a mani basse larga parte dei fondi statali, utilizza il meridione come colonia economica e, a parità di condizioni, produce e lavora meno dei terroni connazionali. Il rapporto diffuso da Eurispes – in sostanza – ci racconta che il Centro-Nord ha sottratto circa 840 miliardi di euro di spesa pubblica al Sud: 46,7 miliardi di euro all’anno dal 2000 al 2017.

Solo il capovolgimento della cartina geografica renderebbe veritiere quelle odiose ed infondate affermazioni che, da decenni, passano di bocca in bocca ed alimentano luoghi comuni all’italiana.

A punti cardinali invertiti, infatti, la ragione sarebbe davvero dalla parte di chi afferma che, se da un lato il Meridione appare quale pesante giogo sulle spalle del Paese, dall’altro il Settentrione trascina in avanti l’economia e lo sviluppo di questa ingiusta Italia.

La mammella dello Stato predilige il Centro-Nord

Così, la prima storica fake news da disintegrare è legata alla spesa pubblica. I dati Eurispes non lasciano spazio a dubbi: un abitate del Sud vale 3.358 euro in meno del suo fratello d’Italia considerando che lo Stato Italiano ha speso, nel 2017, 11.939 euro pro-capite al Mezzogiorno contro i 15.297 del Centro-Nord.

E in questa classifica sulla spesa pubblica, la Valle d’Aosta riceve un quantitativo di spesa nettamente superiore alla media nazionale (27.874). Un divario enorme se si pensa che la spesa annua più bassa in assoluto sia destinata alla Calabria (9.761).

Inevitabile dunque, come affermato dal rapporto Eurispes, che “il calo di crescita del Prodotto Interno Lordo al Sud sia dovuto a una diminuzione della domanda interna, per il ridursi della capacità di spesa delle famiglie e per la destinazione di minori fondi pubblici rispetto al Centro-Nord“.

Una decrescita che vede, come diretta conseguenza, l’emorragia di giovani al di sotto dei 35 anni che dal Sud si spostano verso l’altra parte del Paese. Sono 2 milioni i cittadini emigrati al Centro Nord e 200.000 i laureati.

Ancora, come 150 anni fa

Il Nord continua ad arricchirsi sfruttando le tasche del Sud. Il Pil delle regioni Centro-Settentrionali “dipende molto poco dalle esportazioni all’estero e per grossissima parte invece dalla vendita dei prodotti al Sud“.

Una situazione di import-export estremamente a vantaggio del Centro-Nord che, ogni anno, pur spostando 45 miliardi di euro verso le regioni meridionali, ne riceve in cambio 70,5 provenienti da Sud.

E se le instancabili narrazioni di un Nord capace di creare ricchezza grazie alle esportazioni all’estero, ci hanno spinto per anni a diventare cechi adoratori dell’efficienza di questa metà del Paese, è giunto il momento di dirlo senza mezzi termini, con lo stesso orgoglio del genovese Paolo Villaggio nel Secondo Tragico Fantozzi, dopo la visione della famigerata Corazzata Potemkin: questa “è una cagata pazzesca”.

Non è un dato marginale che, inoltre, il Meridione è diventata colonia delle banche del Nord, con l’indiscutibile evidenza che larga parte dei prestiti e degli sportelli bancari sono al 90% di proprietà di queste ultime.

La certificata efficienza delle regioni del Sud

Inutile dirlo. Anche nel campo della spesa sociale, il Nord riceve maggiori fondi con una differenza di circa 1.500 euro pro capite. Se la Campania, infatti, riceve 31,8 euro, l’Emilia Romagna si posiziona nettamente in avanti con una media di 78,4 euro. Più del doppio. Tuttavia, nonostante l’esiguità dei fondi, le regioni del sud mantengono un altissimo valore di efficienza della spesa con un primato detenuto dal Molise. Maglia nera per la Toscana e il Lazio.

E nella categoria dei miti da sfatare, non possiamo dimenticare un particolare primato: nei dati di distribuzione territoriale dell’illegalità economico amministrativa, al primo posto compaiono (udite, udite!) le regioni a Satuto Speciale del Nord Italia. In ordine, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.

Per la Sanità, figli di un dio minore

La gravità dei dati emersi dal Rapporto Eurispes che sottolineano una profonda ed ingiusta disuguaglianza interna, esprime ancora una volta tremende mancanze nel settore della Sanità. Gli ammalati del Sud sono costretti a spendere cifre più alte per curarsi, a sostenere pazientemente lunghissime attese o, addirittura, a spostarsi verso le strutture sanitarie del Nord del Paese, anche perché, per lo Stato, valgono circa 430 euro in meno pro-capite degli ammalati del resto d’Italia.

I cittadini del Sud, dunque, spendono di più per vedersi erogare servizi inferiori rispetto a quelli del Nord, in strutture altrettanto mancanti. E anche il fenomeno dei malati che da Sud si spostano al Nord diventa una fonte di guadagno per le regioni settentrionali (4,6 miliardi di euro solo nel 2017).

Una realtà che, a prescindere da stupidi campanilismi, ci lascia davvero sconcertati e dovrebbe – ancora una volta – far riflettere. Il profondo solco creato da queste disuguaglianze rappresentano il vero dramma dell’unità Nazionale. La più alta considerazione, in questo senso, sarebbe legata all’idea che siamo tutti sulla stessa barca e, come ben descritto dal Rapporto Italia 2020, se collassa il Sud, crolla tutto il Sistema Paese.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 1 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 1 Febbraio 2020

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