giovedì 25 febbraio 2021
Logo Identità Insorgenti

Il rapporto ISS sul covid fra i minori di 18 anni e nelle scuole italiane

‘Apertura delle scuole e andamento dei casi confermati di SARS-CoV-2: la situazione in Italia
Istruzione, scuola, università | 25 Gennaio 2021

La riapertura della scuola avvenuta nel mese di settembre 2020 ha sollevato dal punto di vista epidemiologico numerose domande sul suo possibile ruolo nell’aumento del rischio di circolazione del virus nella comunità.

Comincia così un lungo rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità (ISS) su  ‘Apertura delle scuole e andamento dei casi confermati di SARS-CoV-2: la situazione in Italia’.

Il documento analizza l’andamento epidemiologico nazionale e regionale dei casi di COVID-19 in età scolare (3-18 anni). Il periodo di analisi è compreso tra il 24 agosto e il 27 dicembre 2020.  Di seguito è riportata una sintesi delle informazioni, della discussione e delle conclusioni contenute all’interno del rapporto, anche a riguardo di impatto delle aperture/chiusure.

In Italia il 15,8% della popolazione è costituita da minori di 18 anni

In Italia il 15,8% dei residenti è costituito da minori di 18 anni.   Di questi, l’1,4% ha un’età fra 0 e un anno, il 4,1% tra 2 e 6 anni, il 5,6% tra 7 e 12 anni e il 4,8% tra 13 e17 anni.

Sono circa 8 milioni e 900.000 i giovani e bambini in età scolare, circa il 15% della popolazione italiana.

L’ 11% dei casi covid riguarda persone fra i 3 e i 18 anni (da fine agosto)

Fra il 24 agosto ed il 27 dicembre sono stati diagnosticati in Italia come positivi per SARS-CoV-2 1.783.418 casi, di questi 203.350 (11%) in età scolare (3-18 anni).

La percentuale dei casi in bambini e adolescenti è aumentata dal 21 settembre al 26 ottobre (con un picco del 16% nella settimana dal 12 al 18 ottobre) per poi tornare ai livelli precedenti.

Le percentuali di casi in età scolare rispetto al numero dei casi in età non scolare oscillano tra l’8,6% della Valle d’Aosta e il 15,0% della provincia autonoma di Bolzano.

Per i minorenni il picco di incidenza giornaliero è di 43 casi ogni 100.000 minori, mentre per i maggiorenni è di 60 casi ogni 100.000 persone

Nel periodo esaminato dall’ISS il picco di incidenza giornaliero (il numero di casi rapportato alla popolazione) è stato di circa 43 casi ogni 100.000 abitanti nella fascia di età 3-18 anni.  Quello riscontrato per i maggiorenni è stato di 60 casi ogni  100.000 abitanti.

Per quanto riguarda giovani e bambini, vi è un aumento dell’incidenza con l’aumentare dell’età.  Si va dai 24 casi ogni 100.000 bambini fra 3 e 5 anni, fino ai 57 casi ogni 100.000 fra i ragazzi fra i 14 e i 18 anni.   Per i i bambini fra 6 e 10 anni i casi sono invece 37, mentre  sono 53 i casi per i preadolescenti fra gli 11 e i 13 anni.

I picchi d’incidenza più alti sono stati riscontrati in Valle d’Aosta (circa 200 casi ogni 100.000 in fascia 14-18 anni) e in Lombardia, Liguria e PA Bolzano (circa 100 casi ogni 100.000) per quanto riguarda le fasce d’età 14-18 e 11-13.

3173 focolai in ambito scolastico, il 2% del totale

Nel periodo 31 agosto – 27 dicembre 2020, il sistema di monitoraggio ha rilevato 3.173 focolai in ambito scolastico, che rappresentano il 2% del totale dei focolai segnalati a livello nazionale.

I dati sono però parziali, anche perché alcune regioni non sono state in grado di fornire informazioni complete in tal senso.

L’andamento dei casi covid-19 nella popolazione in età scolastica ha seguito quello della popolazione adulta

Dopo la riapertura delle scuole, nel mese di settembre 2020, l’andamento dei casi di COVID-19 nella popolazione in età scolastica ha seguito quello della popolazione adulta, rendendo “difficile identificare  l’effetto sull’epidemia del ritorno all’attività didattica in presenza“.

Nel rapporto dell’ISS si nota che, “pur con le scuole del primo ciclo sempre in presenza, salvo che su alcuni territori regionali, la curva epidemica mostra a partire da metà novembre un decremento evidenziando un impatto sicuramente limitato dell’apertura delle
scuole del primo ciclo sull’andamento dei contagi”.

I primi tre contesti di trasmissione in Italia sono familiare/domiciliare, sanitario assistenziale e lavorativo

Nel rapporto si nota che l’incidenza giornaliera fra minorenni e maggiorenni è stata più o meno sovrapponibile fino al 20 ottobre. Da quel momento in poi è stata maggiore nei maggiorenni rispetto ai giovani e bambini in età scolare.

Inoltre, la percentuale dei focolai in ambito scolastico si è mantenuta sempre bassa e le scuole non rappresentano i primi tre contesti di trasmissione in Italia, che sono nell’ordine il contesto familiare/domiciliare, sanitario assistenziale e lavorativo.

I focolai in ambito scolastico

A metà ottobre, ad un mese dalla riapertura delle scuole, la percentuale dei focolai in cui la trasmissione poteva essere avvenuta in ambito scolastico era intorno al 3,7% del totale, valore che poi si è progressivamente ridotto.

A novembre ci son stati ritardi e carenze negli aggiornamenti delle informazioni, legati al forte aumento dei casi in tutta la popolazione.
Il numero di focolai scolastici è quindi sottostimato ed alcune regioni non sono state in grado di riportare informazioni relative al setting in cui si sono verificati i focolai (Basilicata, Campania, Liguria, Molise, Sardegna, Valle d’Aosta).

Personale scolastico: a novembre il picco di oltre 400 casi nella prima settimana di novembre

 Il picco dei casi di COVID-19 tra il personale scolastico (circa 400) è stato osservato nella prima settimana di novembre. Da fine novembre è stato sempre al di sotto dei 200 casi, con una media di poco superiore ai 100 casi nella prima settimana di dicembre.

La riapertura delle scuole è un difficile compromesso, servono test e screening

La decisione di riaprire le scuole comporta un difficile compromesso tra le conseguenze epidemiologiche e le esigenze educative e di sviluppo dei bambini.

L’ISS evidenzia la necessità di “bilanciare le esigenze della didattica con quelle della sicurezza”  per un ritorno a scuola in presenza.

Le scuole devono far parte di un sistema efficace e  tempestivo di test, tracciamento dei contatti, isolamento e supporto con misure di minimizzazione del rischio di trasmissione del virus, compresi i dispositivi di protezione individuale e un’adeguata ventilazione dei locali. Oltre a test e screening, serve anche una “corretta esecuzione delle procedure di isolamento e quarantena quando indicate”.

Le scuole ambienti relativamente sicuri: il loro ruolo nell’accelerare la trasmissione del covid è limitato

Allo stato attuale delle conoscenze le scuole sembrano essere ambienti relativamente sicuri, purché si continui ad adottare una serie di precauzioni ormai consolidate quali indossare la mascherina, lavarsi le mani, ventilare le aule.

L’ISS inoltre “ritiene che il loro ruolo nell’accelerare la trasmissione del coronavirus in Europa sia limitato”. 

“L’esperienza di altri Paesi, inoltre, mostra che il mantenimento di un’istruzione scolastica in presenza dipende dal successo delle misure preventive adottate nella comunità più ampia.

In caso di presenza di misure di mitigazione sia a scuola che a livello di comunità, le riaperture scolastiche pur contribuendo ad aumentare l’incidenza di COVID-19, causano incrementi contenuti che non provocano una crescita epidemica diffusa.”

Bisogna identificare le modalità più idonee per riportare in sicurezza gli studenti alla didattica in presenza

In base alla revisione della letteratura sul covid, le misure di distanziamento verranno adottate ancora per molti mesi. Nasce quindi il bisogno – a livello non solo nazionale – di identificare le modalità più idonee per riportare in sicurezza gli studenti alla didattica in presenza.

Nelle conclusioni  l’ISS ha evidenziato che servono ulteriori ricerche sull’ efficacia della chiusura delle scuole e delle altre pratiche di distanziamento. Questo anche per per fornire più informazioni a chi, a livello politico, deve prendere determinate decisioni.

Ciò va fatto tenendo conto che è difficile valutare l’impatto della sola chiusura delle scuole in un contesto più ampio di misure di mitigazione.

Serve una conoscenza più approfondita su come il covid-19 colpisca bambini e giovani.  Il ruolo delle misure scolastiche nel ridurre la trasmissione del virus dipende – infatti – dalla suscettibilità dei bambini alle infezioni e dalla loro contagiosità una volta infettati.

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 25 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 25 Gennaio 2021

Articoli correlati

Istruzione, scuola, università | 21 Febbraio 2021

Facciamo chiarezza: le scuole campane resteranno aperte in zona arancione

Istruzione, scuola, università | 12 Febbraio 2021

Studenti di nuovo in piazza: sciopero per il diritto allo studio in sicurezza

Istruzione, scuola, università | 9 Febbraio 2021

Campania, l’unità di crisi: “Su chiusura scuole valutazione con prefetti e sindaci”