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IL RAPPORTO

Legambiente, emergenza smog: gennaio nero per Napoli

Ambiente | 7 Febbraio 2020

Nel 2019 in Campania il 28% delle centraline monitorate ha superato i 35 giorni consentiti per gli sforamenti dei livelli di Pm10. La conferma arriva da Mal’Aria, il report annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico in città, che quest’anno scatta una triplice foto sul nuovo anno che si è aperto con città in codice rosso, sul 2019 e sul decennio che ci siamo lasciati alle spalle; e Napoli, naturalmente, detiene il triste primato in questa speciale classifica anche per questo inizio 2020: nelle prime tre settimane – si legge nel rapporto – sono già 17 i giorni i superamenti. E dal 2010 al 2019 il capoluogo partenopeo ha superato ogni anno i limiti con oltre 2000 giorni di inquinamento in città. Segue Avellino con 8 su 10, Benevento 7 su 10, Caserta solo 3 su 10.

Un’emergenza cronica

In Campania l’emergenza smog è sempre più cronica e si ripresenta puntale ogni anno. Non basta appellarsi all’assenza di vento e pioggia per intere settimane, l’aria diventa sempre più irrespirabile a causa delle elevate concentrazioni delle polveri sottili, dell’ozono e del biossido di azoto che causano, tra l’altro, danni alla salute dei cittadini e all’ambiente circostante.

Nelle prime tre settimane del 2020 Napoli ha già superato per 17 giorni i limiti di PM10, oltre 3 giorni su 4 i napoletani dall’inizio dell’anno hanno respirato smog. Hanno fatto peggio solo San Vitaliano e Volla in provincia di Napoli con 18 sforamenti.

L’emergenza smog che si è manifestata nel 2019 non è sicuramente un’eccezione, a evidenziarlo sono i dati dell’Arpac elaborati da Legambiente che vede nel decennio 2010-2019 Napoli in testa alla classifica per i superamenti di Pm 10: 10 volte su 10 ha superato ogni anno i limiti giornalieri di PM10.

Per quanto riguarda gli altri inquinanti, Caserta e Avellino sono coinvolte per i superamenti dei limiti per l’ozono rispettivamente con 52 giorni e 46 giorni.

Una minaccia per la salute umana

Legambiente ricorda che l’inquinamento atmosferico è al momento la più grande minaccia ambientale per la salute umana ed è percepita come la seconda più grande minaccia ambientale dopo il cambiamento climatico. A pagarne le conseguenze sono i cittadini. Ogni anno sono oltre 60 mila le morti premature in Italia dovute all’inquinamento atmosferico che determinano un danno economico, stimato sulla base dei costi sanitari comprendenti le malattie, le cure, le visite, i giorni di lavoro persi, che solo in Italia oscilla tra 47 e 142 miliardi di euro all’anno (330 – 940 miliardi a livello europeo)

«Per contrastare in maniera efficace l’inquinamento atmosferico – commenta Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania – è indispensabile un cambio di passo nelle politiche della mobilità sostenibile. Le deboli e sporadiche misure anti-smog, come il blocco del traffico sono solo interventi palliativi che permettono di contenere temporaneamente i danni sanitari, ma non producono effetti duraturi se non all’interno di interventi strutturali. In particolar modo la città di Napoli,  e i cittadini napoletani, paga un sistema di trasporto pubblico che fa acqua da tutte le parti, con la Vesuviana tra le linee peggiori d’Italia e con la linea 1 che un giorno funziona e per i giorni rimanenti registra ritardi, guasti e chiusure. È urgente mettere in campo politiche e azioni efficaci ed integrate che riguardino tutte le fonti inquinanti, programmando interventi sia sulla mobilità urbana sempre più pubblica, condivisa, a zero emissioni e multi-modale, che sul riscaldamento domestico, la produzione di elettricità e quella industriale e l’agricoltura. Solo così si potrà aggredire davvero l’inquinamento atmosferico e affrontare in maniera concreta il tema della sfida climatica».

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 7 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 7 Febbraio 2020

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