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IL REPORTAGE

Qui Vasto, dove le Universiadi non arrivano

Integrazione, NapoliCapitale | 23 Giugno 2019

A 10 giorni dal taglio del nastro alle attesissime Universiadi partenopee, un evento di risonanza planetaria che dovrebbe spedire a mezzo satellite la cartolina di Napoli in ogni angolo del mondo, la città, e i suoi luoghi nevralgici, sembrano tutt’altro che all’altezza di una manifestazione tanto importante e di cui le istituzioni – in ogni ordine politico – si riempiono la bocca da mesi. Basti passeggiare per piazza Garibaldi, e attraversare le sue fatiscenti strade limitrofe tracimanti di spazzatura e abusivismo, per farsene un’idea netta e inconfutabile. La piazza dovrebbe essere inaugurata in tempo per la rassegna sportiva – entro il prossimo 3 luglio – ma il timore di chi frequenta e vive quotidianamente il territorio a ridosso della stazione Centrale è che la nuova piazza possa presto trasformarsi in un abbagliante paravento (per citare la sempre attuale Matilde Serao) dietro al quale nascondere tutti gli orrori e le contraddizioni della città.

Il Vasto è ancora oggi uno dei quartieri più complessi di Partenope: una metastasi istituzionale che paga lo scotto di una politica dell’accoglienza speculativa, votata al mero profitto economico e – proprio per questo motivo – scevra di ogni tentativo di regolamentazione. Il quartiere più inclusivo di Napoli, istituzionalmente ghettizzato, sperimenta l’antitesi dell’integrazione, diventando in pochi anni un polo di aggregazione per tutti gli immigrati della Regione e dell’intero Sud che ogni mattina giungono in città per sbarcare il lunario. La presenza di una folta comunità insediatasi (e integratasi) a partire dagli anni ’90, la vicinanza alla Stazione Centrale e la presenza di numerosi Cas nel perimetro di piazza Garibaldi sono le cause che hanno generato quella che oggi è una vera e propria emergenza sociale che si riflette con tutte le sue criticità sull’intero tessuto cittadino, generando degrado e annullando le potenzialità del quartiere.

La fermata dell’Alibus a pochi passi da piazza Garibaldi

E se la prima impressione è quella che conta di più, immaginatevi quale possa essere l’impatto per un turista in arrivo alla stazione Centrale (o alla fermata dell’Alibus, poco avanti sul corso Novara), immaginate la reazione dinanzi ai marciapiedi divelti, al mercato dell’abusivismo, al gioco delle tre carte (nel 2019, pensate un po’), allo spaccio di droga alla luce del sole e alle zaffate nauseabonde esalate da ogni anfratto. Eppure, nonostante tutto, per la sua naturale connotazione ricettiva l’area a ridosso della stazione centrale ha visto nascere negli ultimi anni numerosi B&B e Case Vacanza (basti pensare che ben oltre la metà delle strutture ricettive di Napoli sono dislocate in quest’area) pronti ad intercettare il fiume di turisti che trabocca ogni giorno attraverso la Porta del Ferro. Un’occasione di sviluppo e di crescita insperata per un territorio che ha poco da offrire in termini culturali ma che – stretto tra la stazione e il centro antico – si colloca strategicamente sulle rotte più battute dai turisti.

Turisti in fuga

Insomma la cartolina napoletana, al netto delle meraviglie paesaggistiche e dell’immenso patrimonio artistico e culturale, non appare poi tanto spendibile se rapportata alle altre capitali europee, come ci racconta Roberto Ciampi, che ha deciso di investire i suoi risparmi nel quartiere in cui è nato, a Napoli, aprendo un B&B proprio nel Vasto: “Queste strade sono letteralmente invase dai turisti, scene che, fino a qualche anno fa, noi del quartiere non ci saremmo neanche sognati vedere. Eppure questo non basta: le strade sono sporchissime, non esistono cestini per i rifiuti ed è quasi un mese che da queste parti non si vedono gli spazzini. La scorsa settimana – conclude sconsolato – ho avuto una coppia di turisti che si è barricata in camera per tre giorni perché sostenevano che Napoli fosse troppo sporca e avevano paura di uscire. Volevano scappare, e hanno atteso in camera il giorno della ripartenza”.

In questa porzione di quartiere gli spazzini mancano da settimane. Gli operatori sono stati costretti da Asia Napoli a consumare le ferie pregresse, paralizzando, difatti, l’intero quartiere divenuto in pochi giorni una discarica a cielo aperto. Nessun operatore in sostituzione, nessuna spazzatrice in questo angolo di città fino alla fine di giugno. Nell’indifferenza generale e sotto lo sguardo disgustato dei turisti, i marciapiedi e le strade del Vasto accumulano rifiuti di ogni genere gettando nello sconforto cittadini e commercianti.

Un quartiere senza identità

Il senso di insicurezza e di degrado che si respira nel Vasto è sotto gli occhi di tutti, dei turisti ma anche e soprattutto dei cittadini. Alfonso di Napoli, esponente del Comitato Orgoglio Vasto, conosce e ama profondamente il territorio in cui vive. E l’abbandono istituzionale di queste strade lo ferisce, lo rende un lottatore che si spende ogni giorno per migliorare la situazione. “Siamo in un’emergenza costante, gli interventi delle forze dell’ordine fino a questo momento sono stati insufficienti a contrastare l’illegalità diffusa che continua ad attanagliare il Vasto. Basta attraversare il quartiere per rendersi conto del degrado sociale con il quale conviviamo: spaccio, alcol, scippi, risse quotidiane sono la prassi da queste parti; inoltre il quartiere sta perdendo rapidamente la sua identità: i negozi storici hanno chiuso i battenti e al loro posto arrivano nuovi internet point e nuovi barbieri. Si contanto svariate decine di queste attività nel perimetro compreso tra via Firenze, via Milano e via Bologna. Il razzismo, per quello che ci riguarda, non c’entra nulla – conclude Di Napoli – , condividiamo le stesse battaglie con la comunità senegalese da anni presente sul territorio, il nostro comitato è per l’inclusione sociale e guarda con sprezzo ogni forma di discriminazione ma certi fenomeni vanno regolati e non possono essere abbandonati a loro stessi.

Penetrando il dedalo di vicoli sconnessi del Vasto si perde immediatamente la percezione di trovarsi a Napoli, per buona pace dei tanti turisti che vi si addentrano con occhi spaesati. Percorrendo una delle strade interne salta subito all’occhio la sequenza sistemica e ininterrotta di internet point, minimarket e barbieri/parrucchieri. Uno schema che sembra ripetersi a perdita d’occhio, intervallato solo di rado da qualche stoico commerciante di vecchia data. In questa zolla di Napoli, a ridosso della stazione centrale, non esistono pizzerie né tantomeno ristoranti tipici della tradizione napoletana.

La partita più importante

L’approssimazione e la strafottenza con la quale le istituzioni e gli organi preposti hanno affrontato l’emergenza sociale deflagrata nella zona di piazza Garibaldi rappresentano uno smacco gravissimo per gli abitanti del territorio, che – a buon diritto – si sentono figli di una Napoli minore. Il senso di abbandono, la desertificazione commerciale, il degrado urbano e quello sociale diffuso in un’area che, al contrario, dovrebbe traboccare di opportunità, sono come una zavorra insopportabile che grava sulle spalle di un quartiere che da troppi anni stenta a spiccare il volo. Quando il sipario delle Universiadi sarà finalmente calato – dopo il 14 luglio –  l’amministrazione comunale, il Questore e il Prefetto di Napoli, saranno chiamati ad una sfida complessa ma determinante per il futuro di una città che vuole ritornare ad essere considerata una delle più importanti capitali del continente. Ormai manca solo una manciata di giorni: il biglietto da visita della città partenopea è pronto (o quasi) per essere stampato e spedito in ogni angolo del mondo.

E la gente del Vasto intanto attende che almeno un riflettore, prima o poi, sia puntato sul quartiere con atti concreti, per uscire da questo degrado e da questo abbandono che fa male al cuore di ogni vero napoletano.

Antonio Corradini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 23 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 26 Giugno 2019

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