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IL RICORDO

A 200 anni dalla nascita di Francesco Mastriani, Napoli lo celebra in un convegno

Identità, Storia | 22 Novembre 2018

“Francesco Mastriani: scrittore dimenticato?”, è il titolo del convegno che si terrà venerdì 23 novembre, dalle ore 16, alla “Società Napoletana di Storia Patria”, all’interno del Maschio Angioino di Napoli a duecento anni esatti dalla nascita del grande scrittore.

Precursore del Verismo, raccontò una città dolente

Un incontro voluto dai suoi discendenti diretti, per non dimenticare un figlio di Napoli vissuto nei decenni a cavallo dell’unità d’Italia, che fu prolifico giornalista, scrittore e commediografo, autore di 900 lavori, compresi 105 romanzi, 263 novelle e racconti, 248 articoli diversi, 49 poesie, 40 commedie, drammi e farse e poi ancora di conferenze, dissertazioni, discorsi funebri e accademici.

Verista prima del verismo, cattolico vicino agli ultimi, Mastriani fu tra i primi a prendere coscienza della “questione meridionale” e fu autore della cosidetta “trilogia socialista”: I Vermi (1863), Le Ombre (1868) e I Misteri di Napoli (1869) dove raccontava di una Napoli in cui  miseria e malavita la facevano da padrona. Cosa che non piaceva né ai Borbone né ai circoli che contavano post-unitari. Eppure fu un grande, addirittura autore del primo giallo scritto in Italia, “Il mio cadavere”.

Quali tracce visibili, anzitutto, conserva Napoli di Mastriani? Vessato dai problemi economici e di salute, inseguito dagli usurai e dai padroni di casa, si sa che lo scrittore ha cambiato nel corso della propria vita almeno venti case, tutte in affitto, tra Avvocata, Quartieri Spagnoli, Materdei, Sanità e Capodimonte.

Tutte le case di Mastriani a Napoli

Mastriani, nacque da una famiglia borghese, in via Concezione a Montecalvario 52. Nel 1842, in seguito alla morte del padre, si trasferì alla Salita Infrascata (via Salvator Rosa) 271 o  211, dove continuò a vivere con gli altri fratelli. Nel 1844 si sposò con la figlia di un cugino, Concetta Mastriani e passò ad abitare quindi nella casa del suocero-cugino a Salita Pontecorvo  54. Nel 1847, dopo la nascita della figlia Sofia, andò a vivere con la propria famiglia, temporaneamente, nella Strada Teatro Nuovo 54, per poi tornare a Salita Pontecorvo (dove sarebbe poi tornato più volte). Dopo la nascita del secondogenito, nel 1849, andò ad abitare alla Salita Tarsia 18. Da questi anni iniziarono le ristrettezze economiche e poi anche i problemi di salute. Nel 1854 visse a Santa Teresella degli Spagnoli. Nel 1861 fu di nuovo dal suocero, trasferitosi adesso in via san Mandato  78. Nel 1864 andò ad abitare al Largo Petroni alla Salute  7. Nel 1865 fu a Vico Nocelle. Nel 1867 andò a vivere alla Strada Tarsia, nel Fondo Avellino. Intorno al 1868 abitava nell’Emiciclo a Capodimonte, nelle “case degli operai”. Nell’anno 1881 passò ad abitare nella Strada Fonseca 80. Nell’anno 1883 fu a palazzo d’Agostino alla Sanità 97. Andò poi ad abitare al Salita Scudillo  4. Da lì passò in via di Capodimonte e, nel 1889, alla Penninata San Gennaro dei Poveri 29. Tra il 1889 e il 1990 fu per qualche mese al Moiariello ma poi tornò alla Penninata San Gennaro dei Poveri. Nel 1890 fu per altre mese estivo a Portici. Tornò infine alla casa della Penninata San Gennaro dei Poveri, dove morì, quasi alla mezzanotte del 5 gennaio 1891. Per assolvere alle spese del funerale fu necessaria una colletta.

Le tracce che restano: la targa al San Ferdinando e poco altro

Tutto questo per dire che Napoli conserva ben poche tracce del Mastriani. Allo scrittore è intitolato il brevissimo Vico Mastriani, un’insignificante traversa di via Tanucci, nei pressi di piazza Carlo III e una Scuola Media in via Poggioreale, nei pressi del carcere.

Quanto ai segni tangibili, c’è una targa all’esterno del teatro San Ferdinando, presso l’attuale piazza Eduardo De Filippo. Qui, ben prima che diventasse il teatro eduardiano per eccellenza, recitava la compagnia di Federico Stella che allestì in questo spazio gli adattamenti teatrali di Fior d’arancio, La jena delle Fontanelle, La pettinatrice di San Giovanni a Carbonara, I vermi, Le ombre. La targa, affissa nel 1925 e decorata da un ritratto a bassorilievo del Mastriani opera di Saverio Gatto, reca le parole di Giovanni Bovio: “Fu l’individuazione di questo popolo napoletano: lavorare e sognare, soffrire pazientemente e morire. S’intendevano l’un l’altro: egli aveva visitato l’ultimo tugurio, e il popolo si riconosceva in lui. In altro paese sarebbe divenuto ricco; ma l’Italia, povera come lui, non merita rimprovero”.

A parte il busto di Mastriani, opera di Filippo Cifariello, custodito al Museo di San Martino, c’è poi solo un’altra targa realizzata nel 1950 e parzialmente coperta, sulla facciata  della casa in Penninata San Gennaro dei Poveri 29.

Il convegno voluto da Emilio e Rosario Mastriani

Emilio e Rosario Mastriani, diretti discendenti del romanziere partenopeo, hanno dunque deciso di chiamare a raccolta una serie di realtà partenopee per ricordare il loro antenato.

L’evento è infatti promosso con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale, Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa”, Comune di Napoli e Terza Municipalità Stella/San Carlo all’Arena, in collaborazione con il Centro Studi e Ricerche “Cinzia Santulli” di Aversa, le associazioni culturali “Mondoscuola” e “Megaris”, il Museo Antropologico “Gaetano Bonelli”, i “Lions Club” di Torre del Greco e il “Gruppo Credem”.

Un incontro che vedrà alternarsi, moderati da Ermanno Corsi, giornalisti, studiosi, scrittori e storici.

Tra i relatori: la dottoressa Chiara Coppin, scrittrice e docente di Letteratura italiana all’Università “Orientale” di Napoli, sul tema: “Mastriani e i romanzi storici: produzione, tematiche, rapporto con i modelli del genere letterario”; il dottor Francesco D’Episcopo, già professore di Critica e Letterature comparate all’Università “Federico II” di Napoli, su “Mastriani e il ‘genius loci’”; la dottoressa Loredana Palma, docente all’Università “Orientale”, sul “Saggio su l’inedito ‘Tobia il gobetto’”; il dottor Giuseppe Pesce, scrittore, storico e documentarista, su “Occhi stranieri su Mastriani. Un “profilo” francese del 1887 ancora inedito in Italia”; la dottoressa Anna Gertrude Pessina, scrittrice e già docente nei licei psicopedagogici di Napoli, su: “Una realtà vecchia-nuova, un ieri che si è fatto oggi e che, presumibilmente, si farà domani, l’amara realtà dei primi cinque inediti di Francesco Mastriani”; la dottoressa Loredana Martinez, attrice e docente al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, che interpreterà alcuni brani tratti dalle opere di Mastriani.

Ai presenti sarà offerto in dono, dal Centro Studi e Ricerche ‘Cinzia Santulli’, il saggio di Emilio Mastriani intitolato “Alla riscoperta del romanziere partenopeo, vanto della nostra cultura”.

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 22 Novembre 2018 e modificato l'ultima volta il 22 Novembre 2018

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