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IL RICORDO

Ci lascia Masullo. Ovunque, da Napoli e oltre: grazie professore

Identità | 25 Aprile 2020

Ci ha lasciati a 97 anni uno degli ultimi “grandi vecchi” di Napoli, Aldo Masullo. Il filosofo e politico, che aveva festeggiato il compleanno da poco, era nato ad Avellino nel 1923. Due anni fa, nel giugno del 2018, era stato insignito della cittadinanza onoraria dal Comune di Napoli, nel corso di una cerimonia al Maschio Angioino. Attualmente era professore emerito di Filosofia Morale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Masullo è stato deputato e senatore oltre che parlamentare europeo. Pubblichiamo, per dirgli grazie, uno dei tanti ricordi di chi lo ha incontrato in questi anni.

 

Me lo ricordo quel giorno: accompagnai mio padre, mi convinse: “sarà una lezione, lo è ogni volta!” aveva ragione, come sempre.

Mi ritrovai, senza capire, nella sala dei baroni del Castel Nuovo o Maschio Angiono, che dir si voglia per i meno attenti alla storia, ma a me la storia interessa e dunque Castel Nuovo.

C’era Nino Daniele, padrone di casa che, signore, come sempre, si defilava per lasciar spazio al primo cittadino ben più vanitoso.  Come nei migliori matrimoni dei proverbi: chi tiene le fila non è sempre chi appare in prima linea.

Era emozionato nello sguardo l’Assessore, in realtà io, lo ricordo sempre emozionato, sarò stato fortunato ad incontrarlo solo nel mentre delle sue passioni, o forse sarà lui un inguaribile introverso entusiasta, in entrambi i casi ne esce vincitore.

Arrivò dopo un poco, un tempo d’attesa giusto che si concede all’ospite d’onore, con l’aggiunta di un onesto scarto da concedere a quella enorme quantità di anni, che certo apparivano pesanti e ancor di più difficili da gestire se a doverli reggere vi è un corpo minuto.

Arrivò invece arzillo, sorridente.

Era la prima lezione.

Si sistemavano, loro, mi distraevo, io, su quegli scanni, a immaginare chi nei secoli mi aveva preceduto a sedersi tra quelle mura spoglie. Ma controllai: non erano nate spoglie, c’era stato un incendio per lo mezzo e ora era vuota. Titubai nel ritenerla ancora adatta ad essere sala di rappresentanza, ma poi iniziò a parlare. Nessun affresco avrebbe retto il confronto di tanta eternità, fu subito tutto pieno intorno, aria intrisa di futuro, un tempo infinito dettato da chi festeggiava i 95 anni, paradosso dei saggi.

Parlò, fiume in piena, a braccio, con la capacità di chi sa di aver capito l’arte della retorica e gioca a far finta di avere da imparare. Raccontò di lui, della nascita nella terra del sud, nell’infanzia nel Piemonte, ma con quella terra natìa che gli scorreva dentro e da cui si lasciò felicemente corrompere.

Era in pace lui con quel sud nonostante ci avesse messo 95 anni per riconoscergli il giusto tributo rendendolo cittadino onorario, di Napoli, ma di quando. dicendo Napoli,  si nomina tutto il mondo.

Fu un’altra lezione.

L’infanzia fu l’unica giustifica ad utilizzare forme verbali passate, il quasi secolo di distanza con la nascita gli valeva come lasciapassare. Il resto fu tutto futuro, non di chi lascia l’avvenire agli altri, non il malinconico “farete, voi che potete”, era tutto un “faremo”, anzi, a tratti, un “farò”, chi poi era in grado poteva sempre seguirlo.

Lezioni.

Spaziò in progetti del domani. Quanti domani ci sono nella testa di un 95enne? Mi sentii perso ad ascoltarne molti più di quanti immaginassi io per me, neanche trentenne.

Fu l’entusiasmo a consacrarsi quel giorno dell’investitura che la città gli doveva.

Fu la lezione al vivere la vita che verrà.

Lo ricordo qualche altra volta, in macchina con mio padre che a lui si prestava finanche ad autista pur di rubargli un istante, lo so bene io che lo stesso trucco utilizzo con lui.

Due generazioni diverse che si confrontavo sul mondo, si scambiavano pensieri e lettere, restavo invece io timido spettatore a prendere appunti su come diventare protagonista del mondo che sempre più era mio.

Fu poi al Comune, in un distratto evento che ancora una volta Daniele ospitò per suoi sempreverdi meriti di sensibilità, nel giorno del compleanno successivo, 96, che si travestì da cartone animato per raccontare ai bambini la filosofia: l’ormai noto schema mi si riproponeva, mio padre che va, io che accompagno, poi compare lui che parla, ed è subito, di nuovo, lezione.

Sono questi i più recenti episodi di anni di rincorse in cui si sono susseguite lezioni, ufficiali o rubate o rubate a chi te le ha rubate. Conosco ormai la tua voce, la tua grafia, conosco la leggerezza dei passetti anziani con cui saltelli delicato, mi mancano invece tanti scritti, lezioni che devo ancora ascoltare. Non finiscono quindi, cambia solo la modalità.

Alzo la mano allora per avere la parola un momento, il tempo di dire “Grazie, Professore”.

Francesco Imperiali

Nella foto un momento della cittadinanza onoraria conferita al professor Masullo. Ph Velia Cammarano

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 25 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 25 Aprile 2020

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