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IL RICORDO DEI TIFOSI

“Caro Diego, non siamo pronti a dirti addio”

Attualità | 25 Novembre 2020

La notizia che non sarebbe mai dovuta arrivare. E invece arriva in un momento già drammatico, rendendola, se possibile, ancora più insopportabile.

Perché se per Pino era stato possibile stringerci tutti insieme in un unico abbraccio in piazza Plebiscito, per farci coraggio come in un’unica grande famiglia colpita dal dolore, adesso siamo costretti a vivere questo lutto da soli, ognuno nella sua casa, ammutoliti e attoniti, senza poter avere nemmeno il conforto di consolarci a vicenda, di condividere questo enorme senso di vuoto, di smarrimento.

Non siamo pronti, non lo saremmo mai stati. Ma adesso davvero non abbiamo la capacità di reagire a questa notizia, tanto che inizialmente si è diffuso un senso di incredulità, che ci ha fatto pensare o sperare ad  uno scherzo di cattivo gusto, a una fake news. Invece col passare dei minuti anche questa illusione è svanita.

Diego se n’è andato e la verità è che tutti noi non siamo pronti per salutarlo. Come non si è mai pronti per dire addio ad un padre, a un fratello, ad un amico. Perché per noi napoletani Diego non è stato solo un calciatore, il Dio del calcio. Quello che rappresenta per noi, e mi ostino ad usare il presente, va ben oltre lo sport. Per noi davvero è stato parte di questa nostra grande famiglia allargata a quei personaggi che come lui che avevano parlato la nostra stessa lingua, quelli con cui avevamo un sentire comune, proprio come Eduardo, come Pino, come Massimo, come Luciano. Napoletani nell’anima, esattamente come noi.

E Diego Armando Maradona era riuscito ad entrare a far parte del popolo napoletano grazie a quelle strabilianti  magie calcistiche regalate a piene mani vestendo la maglia azzurra. Quelle magìe che mai prima di lui si erano viste e mai più dopo di lui si vedranno su un campo di calcio. Che se ne facciano una ragione i suoi detrattori.

Così si è conquistato il suo passaporto per la napoletanità a suon di punizioni piazzate nel sette, di rigori col portiere puntualmente spiazzato, di gol segnati dal calcio d’angolo, di finte che facevano cadere a terra l’avversario e palleggi che incantavano a suon di musica.

Ma non solo. Si era conquistato un posto d’onore nella nostra famiglia partenopea anche per quei suoi gesti ribelli, che tanto riuscivamo a capire noi che siamo un po’ tutti degli scugnizzi, anche quelli con una laurea in tasca.

Per la generosità di fare sempre più di quello che era umanamente possibile, allungando all’ultimo istante quella punta di scarpetta quando l’avversario lo dava ormai per spacciato.

Per la furbizia e la testardaggine di voler arrivare a vincere a tutti i costi, anche segnando con una mano perché come diciamo noi “aiutati che Dio ti aiuta”.

Per quel sorriso che incarnava la nostra capacità di godersi un momento di gioia vera, perché “pigliate ‘o buono quanne vene”. Per la capacità di essere ancora felice come un bambino, con la semplicità di chi ha un cuore puro, quando si presentava l’occasione di tirare due calci ad un pallone, anche solo per fare due palleggi.

Per averci dato la soddisfazione immensa di sentirci invidiati e riscattati, non solo calcisticamente, ma come popolo espressione di una cultura che per forza si voleva tenere relegata in un angolo, condannati ad essere perennemente derisi ed umiliati.

Ed infatti, non appena la sua stella calcistica e le sue sorti “umane” avevano iniziato la parabola discendente, immediatamente erano rispuntati fuori quelli che nei suoi anni d’oro erano stati a buttare giù bocconi amari, ricominciando a prendere coraggio per parlarne male e per sminuirne la grandezza, sottolineando la sua distanza dalla città, come se fosse scappato: Maradona “core ingrato”.

Invece Diego non è mai andato via da Napoli. Fisicamente sì, ma col cuore mai. E noi sapevamo che qualsiasi cosa importante fosse successa in città lui l’avrebbe vissuta esattamente con lo stesso spirito di un napoletano qualunque, ci aspettavamo un suo commento, proprio come con un fratello che vive lontano, ma che sappiamo che continua ad essere un napoletano che soffre e gioisce insieme a noi per quello che succede qui, dall’altra parte del suo cuore.

Per questo motivo, in questo momento, anche Diego, napoletano fra i napoletani, sa perfettamente cosa stiamo provando. Un senso di vuoto, una tristezza infinita, uniti alla consapevolezza che quelle immagini di repertorio delle sue giocate strabilianti e dei suoi gol irripetibili, che più di 30 anni fa ci hanno fatto toccare vette di gioia indescrivibili,  da questa maledetta sera del 25 novembre 2020 noi tutti napoletani chissà per quanto tempo non riusciremo più a vederle senza far scendere una lacrima, senza provare un enorme senso di tristezza e di rimpianto per quello che è stato. Perché morto Maradona per noi non ne nascerà mai più un altro.

Come non rinasce un fratello, un padre, un amico.

E già ci manca terribilmente.

Sabrina Cozzolino

Ph Maurizio Amodio

Un articolo di Sabrina Cozzolino pubblicato il 25 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 25 Novembre 2020

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