martedì 18 giugno 2019
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IL RICORDO

Luca Delgado: “Quando The Cranberries vennero a Napoli e noi ragazzi li incontrammo e fondammo un fan club”

Altri Sud, Musica | 16 Gennaio 2018

Ho 15 anni e Arturo, un amico di scuola un pomeriggio mi presta una cassetta, mi dice “sentiti un po’ ‘sto gruppo”. Per qualche tempo li chiamerò i cramberris, c’è ancora qualcuno che li chiama così in Italia. Torno a casa e mi siedo sul letto di mio nonno, a casa non c’è nessuno. Ho una camicia di velluto aperta e una t-shirt, sotto ho dei jeans molto larghi, ai piedi gli immancabili anfibi. Schiaccio play e parte “Ode to my family”, e subito resto catturato dalla voce della cantante. Una dolce malinconia mi assale, mi metto a pensare all’Irlanda, ci sono stato da scarso un mese con la scuola. Penso a Waterford, al cielo sempre grigio e alle palazzine colorate. Penso a Lisa, una ragazza irlandese con cui una notte avremmo voluto prendere un taxi per andare a vedere il mare, ma nessuno dei due aveva abbastanza soldi, o forse semplicemente non avevamo il coraggio. Poi una dopo l’altra ascolto “I can’t be with you”, “Twenty one”, fino a “Zombie” che ho già sentito alla radio. Io non lo so ancora, ma questa musica, a pensarci bene, giocherà un ruolo importante nella mia vita. Mi alzo dal letto e cammino, cammino, quanto cazzo cammino, non mi sono mai fermato. Oggi, solo oggi che Dolores O’Riordan non c’è più, mi fermo e ingenuamente mi commuovo nel calcolare tutto il tempo che è passato. Me ne sto a casa, seduto sulle scale del soppalco e ascolto di nuovo “No Need to Argue”. Quanti CD ho comprato, anche quelli in edizione limitata francese. Nel 1996 fondai addirittura una specie di fan club dei Cranberries, si chiamava CranFun, quanto mi fa sorridere il nome adesso. Ho ancora conservate le tessere di iscrizione, eravamo una decina, ci scrivevamo lettere e ci scambiavamo cassette per posta. Sono andato a tutti i loro concerti in Italia, a Roma, a Bologna, a Milano con mio cugino e con amici che condividevano la stessa passione.
Poi, alla fine degli anni ’90, i Cranberries vennero finalmente a Napoli per il Festivalbar. Il papà di un amico conosceva il direttore dell’Hotel Mercure e ci diede la soffiata che la band avrebbe alloggiato lì. Allora corremmo all’albergo e li aspettammo. E dopo qualche ora arrivarono. Il primo a scendere fu il batterista, Fergal, ci notò e ci fece un sorriso bello, lungo e spontaneo. Poi i due fratelli Hogan e infine lei, Dolores. Quell’anno era magrissima, si diceva soffrisse di anoressia. Aveva un completo azzurro nuvola, giacca e pantaloni lunghi. Ci avvicinammo timidamente, loro furono gentilissimi. Mi avvicinai a Dolores e le diedi due baci sulle guance, senza pensarci troppo. Lei giustamente intimidita mi disse “oh wow, that’s a warm welcome”. Io ero diventato un imbecille nel frattempo e farfugliai qualcosa di simile a “nice to meet you”. Ci facemmo tante foto, ci autografarono i CD (all’epoca si faceva così), poi Dolores salì in camera, ci disse che era stanca per il viaggio. Gli altri componenti della band restarono con noi a parlare di musica, calcio e macchine. Non so se ricordo bene, ma è un particolare così strano che credo proprio di sì: il batterista ci raccontò che con i primi soldi dei primi concerti aveva comprato una Fiat gialla. Più di tutto ci colpì la semplicità di quei quattro ragazzi di Limerick poco più grandi di noi.
Sono tornato in Irlanda ogni volta che ho potuto, compresa l’esperienza universitaria. La mia tesi la scrissi sull’irredentismo irlandese e il rapporto conflittuale di Joyce con l’Irlanda. Ho studiato tutto del loro Paese, la cultura, la musica, la Storia, la lingua. Ecco, io sono convinto che nel mondo esistano milioni di persone che hanno amato i Cranberries e l’Irlanda e non sanno dire, come me, che cosa abbiano amato prima.
Però so dire che in questo momento la voce di Dolores riesce a riportarmi lì, a quel pomeriggio di molti anni fa in cui la ascoltai per la prima volta e in cui mi rapì, mettendosi accanto a me e facendo un bel pezzo di strada insieme.

Riposa in pace dolce Dolores.

Luca Delgado

#lucadelgado #DoesAnyoneCare #Dolores #Cranberries

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 16 Gennaio 2018 e modificato l'ultima volta il 16 Gennaio 2018

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