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lunedì 30 novembre 2020
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IL RITORNO

Le cascettelle dei morti sono tornate al Centro Storico di Napoli dopo mezzo secolo

Identità | 10 Novembre 2019

Una poesia del 1875, un moscone di Matilde Serao del 1906. E poi Giuseppe Marotta nell’Oro di Napoli e Eduardo in Filumena Marturano. E risale più o meno agli anni di Eduardo e Marotta anche il racconto di Francesco Cangiullo, tra i geni del futurismo. Una tradizione durata fino agli anni 70 come testimoniano le foto di Mimmo Iodice. Per tre anni abbiamo raccolto riferimenti letterari a quella che per semplicità chiameremo “la Halloween dei bambini napoletani”: una tradizione secolare interrotta, secondo lo scrittore Maurizio Ponticello, ieri presente alla nostra manifestazione (intervistato nel nostro live) nel 1969, quando il cardinal Ursi vietò le tradizioni legate ai morti perché ritenute pagane. I bimbi giravano con le cascettelle per chiedere un soldino per le anime dei defunti. Poi con quei soldini, come ci hanno raccontato gli utenti della pagina fb Napoli Retrò, compravano gelati e caramelle o portavano un cero ai morti e ai bimbi senza nome.

Il popolo di Napoli infatti, si rivolgeva ad anonime anime defunte del purgatorio, (anime pezzentelle – dal latino petere, chiedere) pregando e prendendosi cura dei loro teschi trovati nelle chiese e negli ossari. In cambio di questo “refrisco“, (dal latino refrigerium, che era offerto dagli antichi romani quando pranzavano vicino alle tombe dei loro defunti in loro onore) si chiedevano a queste anime favori, grazie o più in generale protezione, invece di rivolgersi a Gesù, alla Madonna ed ai santi “ufficiali”, seguendo così il protocollo cattolico. Nonostante  questo divieto, tuttavia, il culto dei morti è continuato in maniera clandestina. Ma le “cascettelle” hanno resistito poco, fino al 1975, perché è di quella data la foto di Mimmo Iodice che circola su siti e pagine fb.

Dopo tre anni però ieri abbiamo riportato le cascettelle dei morti in piazza. Su iniziativa di questo giornale e con il contributo fondamentale delle associazioni I Sedili di Napoli di Giuseppe Serroni e l’abruzzese Fontevecchia del nostro vicedirettore Luciano Troiano, ricostruite dall’artista di Palazzo Carafa, Pasquale Manzo.

Sophia, la figlia del nostro Antonio Corradini, Paolo e Massimo, due bimbi venuti dall’Abruzzo e Miriam, la figlia di una nostra lettrice che ci ha commossi perché è venuta con la sua cascettella, fatta con le sue manine come facevano i bimbi di un tempo (alcuni le compravano dalle “zarellare”, come racconta appunto Eduardo in Filumena, altri le facevano da soli come racconta un padre del futurismo quale il napoletano Francesco Cangiullo nel libro “Le vie della città” del 1937): sono stati loro i quattro bimbi protagonisti di questa giornata piovosa ma piena di passione, che ha visto tanti partecipare (110 persone sono venute dall’Abruzzo, con Fontevecchia) per ritrovare questa antica usanza, insieme alla tradizione dei frati morti e dei coloratissimi Pulcinella abruzzesi. Una mattinata gioiosa e anche danzante, nelle sale di San Domenico Maggiore, con Fantasie d’Epoca a organizzare quadriglie che hanno coinvolto tutti, anche i bambini.

Ma soprattutto le cascettelle dopo 50 anni. Le foto sono di Ferdinando Kaiser, Federico Hermann e Lucilla Parlato. Live di Lucilla Parlato.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 17 Ottobre 2020

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