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IL RITRATTO

Giulio Golia, per i napoletani Giuda. Da barzellettiere a giullare (e non chiamatelo giornalista: non lo è)

Media e new media | 25 Aprile 2020

Rispondere o non rispondere a programmi come le Iene? Da giornalista che conosce certi meccanismi, avendo lavorato nel mainstream (anche a Mediaset) ve lo dico subito: se non siete “attrezzati” meglio allontanarvi a gambe levate. Perché come ha raccontato su queste pagine un cameraman di lungo corso quale è Federico Hermann nei giorni scorsi, gli inviati che arrivano qui a Napoli per fare “safari” nella nostra giungla, quasi sempre lo fanno con un’idea preconcetta, molto prima di mettere piede sul suolo di Partenope.

Alla maggior parte delle persone dunque in questi ultimi giorni ho sconsigliato di rispondere a Giulio Golia, tornato nella città dove è nato per caso – a giudicare dal suo approccio inesistente alla solida rete solidale che si è attivata in ogni quartiere – e di scappare alla vista del completino nero con occhiali da sole tipico da Iena. A Gigi Lista, amico con cui ho condiviso negli anni pratica politica, attivismo e a cui ho fatto un pochino di scuola di comunicazione, invece, ho consigliato soprattutto una cosa: ok, rispondigli, ma riprendi tutto. Perché basta riprendere INTEGRALMENTE quello che questi signori vengono a fare qui a Napoli per capire quanta cattiva fede ci sia dietro montaggi “studiati”, dai quali puoi ritagliare solo quello che fa comodo alla TUA narrazione.

Chi è Giulio Golia, detto Giuda

Dopo il servizio delle Iene sul presunto DOMINIO camorristico dei pacchi alimentari in città, basato su nessuna prova e nessuna testimonianza (e non mi si tirino in ballo i magistrati intervistati, perché anche loro sono stati strumentalizzati in questa storia, con tagli ad hoc sulle frasi giusta: ci mettano a disposizione le interviste integrali di napoletani e giudici, a proposito) i napoletani hanno reagito bene. A Golia non hanno risposto, in alcuni casi lo hanno proprio, come si dice, bruciato, bidonandolo agli appuntamenti che lui cercava faticosamente e forsennatamente con molti di loro. Uno su tutti Fabio, di cui vi abbiamo raccontato. Vedremo cosa combinerà Golia nella prossima puntata delle Iene, dove sicuramente tornerà sul tema. Certo è che ai Feltri, ai Golia, alle Annunziata, forse alla fine di questa quarantena dovremo essere grati: perché hanno aiutato ad accrescere coscienza nel nostro popolo, sulle narrazioni tossiche con cui ci rappresentano. Senza mai guardare, per giunta, dove la criminalità organizzata ha da decenni dirottato i suoi interessi. Molto più fuori dai nostri confini, alzando la testa verso l’alto della cartina geografica, lo si può capire facilmente

Ma chi è Giulio Golia? Perché a noi fa un po’ ridere quando lo si chiama “giornalista” e si insiste nel definire Golia qualcosa che Golia NON E’. Ora per carità ci sono tanti “non giornalisti” che sono più giornalisti di chi ha il tesserino. E non è un tesserino nè un esame professionale – che serve, e come se serve, se non altro per imparare tante regole deontologiche di cui Golia è a digiuno totale – a fare di un giornalista un BUON giornalista. Però un po’ di biografia di Golia la vogliamo ricordare visto che lui oggi sulla sua pagina fb, per la Liberazione, ci invita a ricordare (salvo poi dimenticare le 4 giornate, perché guai a dire che Napoli si è liberata DA SOLA più di una volta nella sua esistenza).

Allora senza fare illazioni di alcun tipo, cerchiamo di attenerci a tre fonti.

La prima è anzitutto l’elenco dei giornalisti italiani. Dal quale si evince che Giulio Golia non è giornalista. Abbiamo verificato sull’albo dei professionisti e dei pubblicisti: non c’è. Non avevamo dubbi, però ora abbiamo certezze.

E nemmeno su wikipedia – che non consideriamo quasi mai come fonte, ma stavolta abbiamo controllato tutte le voci – è citato come giornalista. C’è scritto intanto che è nato a Napoli e cresciuto a Torre del Greco. “Dopo aver lavorato come animatore e cabarettista nei villaggi turistici, debutta in televisione nella prima metà degli anni 1990 partecipando come concorrente al varietà di prima serata di Canale 5 La sai l’ultima?, in qualità di barzellettiere, per poi collaborare al game show del preserale di Canale 5, Tira & Molla, condotto da Paolo Bonolis, in qualità di scaldapubblico, tra il 1996 e il 1998. Sempre con Bonolis ha lavorato tra il 1999 e il 2000 alla realizzazione di Chi ha incastrato Peter Pan?” si legge su wiki.

“Entra poi nel 1998 nel programma di Italia 1, Le iene, in veste di inviato e autore di sketch comici. Divenuto tra i punti fermi del programma per gli anni seguenti, nonché tra volti più noti dell’emittente, nell’estate 2007 è tra i conduttori del Festivalbar, insieme a Enrico Silvestrin ed Elisabetta Canalis; sempre nello stesso anno partecipa come inviato alla realizzazione di Scappati con la cassa. Ancora per Italia 1, tra il dicembre 2010 e il gennaio 2011 conduce il programma Focus Uno, e dal 2017 presenta il quiz Upgrade. Sempre per Le iene, dall’ottobre 2016 è promosso tra i conduttori del programma”.

Insomma barzellettiere, scaldapubblico, presentatore. Ma non giornalista. Tant’è che questo, ci ricorda wiki, con tanto di link ad articoli dell’epoca, non è stato il suo primo scivolone grave. Leggiamo infatti, sempre su wiki, che “l’esperienza ne Le iene lo vede anche protagonista, tuttavia, di un controverso caso di «pseudo-informazione» riconosciuto a posteriori come parte fondamentale nell’escalation del cosiddetto «inganno Stamina»: tra il marzo e il novembre 2013 Golia è autore di vari servizi a supporto del presunto metodo Stamina, attirandosi numerose critiche dalla comunità scientifica che ritiene l’operato di Golia e de Le iene «un esempio eclatante di irresponsabilità nella pratica della libertà d’informazione» causa la pubblicizzazione imprecisa e parziale del succitato pseudo-trattamento, di cui era acclarata l’invalidità terapeutica”.

Questo per dire che certo l’approccio di Golia tutto è fuorché “professionale” in termini se non altro giornalistici.  Basta leggere la carta dei diritti e dei doveri della professione, secondo cui il Giornalista – ma oltre che a Golia ne consigliamo la lettura a molti di questi tempi – “diffonde notizie sanitarie solo se verificate con autorevoli fonti scientifiche”.

Golia, ad ogni modo, non si è fatto mancare niente nella sua vita. Ha fatto anche l’attore: al cinema ha avuto piccole parti in Mari del sud di Marcello Cesena (2001) e L’agenzia dei bugiardi di Volfango De Biasi (2019); nel 2010 è inoltre apparso come guest star in un episodio della quarta stagione de I Cesaroni.

Sulla pagina delle Iene scompaiono però le sue esperienze di barzellettiere e scaldapubblico (cioé si legge solo della sua partecipazione ai programmi, forse perché pareva brutto…) e ci rammentano altre sue poco onorevoli performance. “Giulio Golia ha mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo come animatore, capo animatore in giro per il mondo. Lasciati i villaggi fa La sai l’ultima, poi Scherzi a Parte, Tira e Molla e Ciao Darwin, infine, approda a Le Iene nel 1998, inventando con gli autori il personaggio di “Totò Fattazzo”, uomo di natura semplice, che si pone delle domande sulle ingiustizie quotidiane”.

Insomma, cabaret, non giornalismo. E non solo come Totò (che poi se ami Napoli non scegli un nome sacro per fare il pagliaccio, ma vabbè…) ma anche con altri soggetti a dir poco grotteschi, Gabibbi di altri colori.

“Nel 1999 – continua il sito delle Iene – nasce “Giulio Hulko” che lo trasforma nel gentile e minaccioso mostro verdognolo che si fa spazio tra la gente con il tormentone “mostruosooooooo”. E’ l’anno 2000 e con la nuova edizione delle Le Iene, nasce il personaggio del coatto romano “Boccione”; il filo conduttore è quello di scovare quei professionisti disonesti (idraulici, antennisti, elettricisti, ecc.), che con i loro interventi tentano di fregare le persone”.

Insomma: un uomo farsa che ora cerca, intervistando i magistrati – a proposito, anche loro potrebbero non prestarsi più al cabaret? –  di darsi un tono professionale. Che non ha. E a questo punto, almeno sul suolo dove è nato e che dice di amare, mai più avrà.

Tant’è che i napoletani lo hanno già ribattezzato Giuda Golia. E non hanno torto… Mostruoso!

Lucilla Parlato

Nella foto in alto la didascalia del servizio de “Le iene” prima e dopo la protesta dei napoletani.  

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 25 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 25 Aprile 2020

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