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IL SANGUE DI NAPOLI

Non solo San Gennaro: sono dieci i santi dei miracoli. E Santa Patrizia è l’unica donna

Cultura, Identità, NapoliCapitale | 27 Maggio 2019

Napoli è la città dove la devozione popolare assume molteplici aspetti, favorita da una lunga serie di circostanze storiche che hanno spinto il popolo e non solo a forme di religiosità che talvolta hanno davvero del sorprendente. E’ la città che per la sua posizione geografica, per la sua morfologia, per la sua straordinaria e oramai ultrasecolare densità demografica meglio esprime le più interessanti manifestazioni collettive.

Dopo lo straordinario e fervido periodo angioino-durazzesco una nuova dinastia prende in mano le redini del regno. La guerra di successione tra angioini e aragonesi per il trono di Napoli porterà presto Alfonso d’Aragona, il futuro Magnanimo, al trono che fu di Roberto D’Angiò. Siamo nel 1438, anni importantissimi dove in tutta Europa si concentrano avvenimenti epocali che porteranno a radicali cambiamenti. Sono gli anni di Giovanna d’Arco in Francia, dei Medici a Firenze, della caduta di Costantinopoli e della fine dell’Impero bizantino. Sta per finire la guerra dei cento anni tra Francia e Inghilterra e sta per iniziare la guerra delle due Rose. I Turchi vengono fermati alle porte di Belgrado scongiurando così l’islamizzazione dell’Europa.

La metropoli partenopea

L’arrivo degli aragonesi nella città partenopea segnerà un punto di svolta molto importante. La città entra in una nuova fase e nell’arco di un paio di secoli si consoliderà un progressivo processo di antropizzazione e urbanizzazione che avrà nei viceregni post Aragona, tra il 1503 e il 1734, il suo culmine. Nel 1734, con l’avvento al trono di Carlo di Borbone, Napoli è tra le più popolate città del mondo. In questi due secoli nasce il popolo napoletano, il popolo inteso come massa enorme ed omogenea, irrequieto e apparentemente anarchico, anonimo forse ma non indifferente, bestemmiatore e bigotto, superstizioso oltre ogni limite. Nasce la devozione popolare che ora sfocia nel paganesimo, perennemente alla ricerca del prodigio e dell’intervento divino finalizzato all’allontanamento dei mali, che non tardano mai ad arrivare.

Sono i secoli in cui si diffonde il colera e la peste, nel 1656 la popolazione è quasi sterminata, e Luca Giordano decenni dopo descriverà mirabilmente la fede popolare nelle due superbe pale d’altare già nella chiesa di Santa Maria del Pianto a Poggioreale. E sempre negli stessi anni anche la natura si accanisce su questo lembo di terra. Nel 1631 il Vesuvio si scatena nella più grande eruzione della storia dopo quella del 79 d.C., e tra il 1638 e il 1688 due violenti terremoti squassano la Capitale.

Micco Spadaro, il grande cronista dell’epoca, ci lascia alcune sorprendenti tele, ora conservate nelle sale della memoria del Museo della Certosa di San Martino, purtroppo perennemente chiuse. Eccolo il popolo: in queste tele possiamo vederlo finalmente dietro alle sacre immagini, prostrato al passaggio dei cortei, devoto e invocate grazia e salvezza. E il popolo vuole vederli i suoi santi, osservare i busti argentei dei compatroni sfilare uno dopo l’altro con in testa il Santo per eccellenza, il Santo Napoletano. Gennaro.

Legame di Sangue

Gli occhi della gente cercano un piccolo oggetto, un’ampolla di vetro in testa alla processione. Contiene il Sangue. Perchè il popolo cerca nel Sangue la salvezza. Perchè il sangue? Perchè è il maggior archetipo dell’umanità. Il simbolo di tutti i valori connessi al fuoco, al calore, alla vita e rimanda al Sole, quel sole presente nei volti bruciati dei popolani. Vi si può associare tutto quanto vi è di bello, nobile, generoso, elevato e fa suo tutto il simbolismo legato al colore rosso. Il popolo forse non lo sa, ma in quanto archetipo lo sente intimamente senza saper descrivere nulla. Sente quel sangue sgorgato dal costato di Cristo misto ad acqua, raccolto nel Graal come bevanda dell’immortalità. Lo sente quando si reca nelle chiese, nella transustanzazione eucaristica. Lo sente nei patti che si fanno tra le persone, quelli che chiamavano i patti di sangue dove si incideva la carne e ci si legava fino ed oltre la morte. Lo sente come veicolo di passioni.

Napoli è la città dei sangui. San Gennaro, San Giovanni Battista, San Pantaleone, San Lorenzo, Santo Stefano protomartire, Sant’Alfonso de’ Liguori, San Luigi Gonzaga. Sono questi i santi che hanno legato il loro sangue alla città. Le loro piccole ampolle, piccoli brandelli di stoffa, denti, ossa ed altro bagnati di liquido ematico sono o erano presenti nelle nostre chiese, e regolarmente il liquido diventa rosso in particolari ricorrenze, si liquefa e monta come quello di Gennaro.

Sembrerebbero tutti santi maschi. Invece c’è una donna, una sola ma si tratta di una santa verso cui la devozione popolare non è mai venuta meno. Il suo corpo ed il suo sangue si conservano nella chiesa di San Gregorio Armeno. Il suo nome è Patrizia.

Napoli e Santa Patrizia

Patrizia visse intorno all’VIII secolo, appartenente alla famiglia imperiale bizantina fuggì da Costantinopoli per evitare un matrimonio combinato ed imposto contro la sua volontà. Approdò a Napoli per poi ripartire presto per un pellegrinaggio in Terra Santa, una tempesta impedì però alla nave di prendere il largo costringendola a riparare al Castel dell’Ovo. Patrizia si ammalò e presto morì. Fu sepolta nella chiesa dello scomparso monastero dei santi Nicandro e Marciano per poi essere traslata nella chiesa di San Gregorio Armeno nel 1864.

Nella chiesa oltre al corpo è conservata un’ampolla contenente liquido ematico, sgorgato da un dente estratto da un devoto alcuni anni prima.

Quindi una donna, una compatrona, ha donato il suo sangue alla città di Napoli ed ha legato anch’essa indissolubilmente il suo nome al popolo partenopeo e, come Gennaro, manifesta il suo amore con lo stesso fenomeno della liquefazione per simpatismo. Accostata al corpo della santa il sangue liquefa ogni anno il 25 di Agosto, giorno della sua morte e, talvolta, in caso di reiterate preghiere e invocazioni, anche nelle mattine di Martedì. I napoletani lo sanno, e ancora oggi, nonostante tutto, nonostante la secolarizzazione crescente della società, affollano la “chiesa di Santa Patrizia” per rendergli omaggio.

Enzo di Paoli

Un articolo di Enzo Di Paoli pubblicato il 27 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 27 Maggio 2019

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