mercoledì 21 novembre 2018
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Il sangue e il fuoco della nostra identità

Storia di una Capitale | 18 ottobre 2018

Il Vesuvio e Napoli, il Fuoco e la Morte, il Sangue e la Vita .
Un incomprensibile (per chi napoletano non è) archetipo della nostra identità più antica, quella che va persino oltre il nome della città, quella che portarono qui i nostri avi più lontani. Quelli che ancora non potevano definirsi con un nome se non quello di Uomini.
La nostra identità, per chi non lo sapesse, nasce dagli elementi della natura. Inutile confinarla nei ristretti ambiti del campanilismo. Nasce dal fuoco di un vulcano, dal terrore che si prova per esso, dalla paura di non superare una notte rischiarata da funesti bagliori e squassata da tremendi boati. Ma allo stesso tempo nasce da un incomprensibile Amore per tutto ciò, quell’Amore che da millenni ci spinge a restare e a ricostruire, sempre nello stesso luogo, dopo avere pianto i nostri morti.
E nasce dal Sangue, quel Sangue versato da un intero popolo nelle sue millenarie traversie, quel Sangue che si materializza nel Sangue del suo Santo, sempre vivo e vitale. Quel Sangue che è infine simbolo di tutti i valori connessi al fuoco, al calore e alla Vita, e che riporta al Sole, altro elemento sostanziale di noi stessi, al quale associamo quanto vi è di bello, nobile, generoso, elevato.
Sangue e fuoco, il nostro Amore è questo.
Tutto ciò è sapientemente descritto in questo quadro di Micco Spadaro, realizzato tra il 1656 e il 1660 denominato l’Eruzione, conservato presso il Museo della Certosa di San Martino.
La tela rappresenta la processione notturna durante la terribile eruzione del 16 Dicembre del 1631, simile a quella pliniana del 79 d.C. che distrusse Pompei ed Ercolano.
Il busto del Santo con le sue ampolle e gli altri busti dei compatroni vengono portati dal Vescovo Francesco Boncompagni e dal Vicerè conte di Monterrey fin oltre le mura cittadine, nella zona orientale verso il Ponte della Maddalena, seguiti da una moltitudine di gente.
Intensa è l’emozione trasmessa dalla gente comune, che esce dalle case e si inginocchia devotamente al cospetto delle sacre reliquie. Nessuno fugge, tutti invocano il Miracolo e le grazie del Santo.
D’improvviso, dicono le cronache, un bagliore nel cielo accompagnò l’immagine di Gennaro circondato da Angeli, apparso in volo su una nuvola. La sua mano miracolosa fermò la coltre venefica che si dirigeva sulla città, mentre il Sangue ribolliva nelle ampolle.
A nessuno venne in mente di fuggire dall’eruzione, tutti aspettarono fiduciosi l’arrivo del sacro corteo. E la loro fede venne premiata.
Era il 16 dicembre del 1631, da quel giorno il Santo rinnova ogni anno il suo amore per questa terra.
Questo si chiama Amore e Identità.

Enzo Di Paoli

Lucilla Parlato

Giornalista da sempre, ho iniziato a Napoli per poi emigrare a Roma, dove ho lavorato nella carta stampata, in tv a Mediaset e sul web a Sherpa-Tv (web tv di area Pd) oltre ad aver svolto negli ultimi anni capitolini ruoli di capo ufficio stampa in diverse istituzioni. Poi sono tornata a casa, a Napoli, cinque anni fa per fondare Identità Insorgenti, con un gruppo di amici, uniti dalla volontà di offrire un’altra narrazione del Sud.

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