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Il servizio pubblico che diffama Napoli: “mamma” Rai getta ancora fango sulla città

News | 28 Febbraio 2016

Lorenzo-InsigneNAPOLI, 28 FEBBRAIO – Lo chiamano servizio pubblico, e lo è nei fatti, visto che è sovvenzionato dalle nostre tasse, anche quelle dei tanti, tantissimi napoletani che oggi hanno dovuto assistere increduli all’ennesimo increscioso attacco mediatico alla loro città. Ebbene sì, quando la protagonista delle vicende di cronaca nera è lei, Napoli, il servizio diventa improvvisamente pubblico, mediatico, e poco importa se, per fare un esempio (sarebbe stucchevole e tedioso citarli tutti), Icardi subiva la medesima aggressione neanche tre mesi fa a Milano. Un episodio volatilizzatosi nella nebbia in un batter d’occhio; qualcuno ha visto piangere Barbara D’Urso? qualcuno di voi ha sentito per caso Giletti?

(Silenzio)

Ma vuoi mettere l’impatto mediatico che riserva Napoli? vuoi mettere le speculazioni degli sciacalli al soldo della Rai e di Mediaset? di cosa parlerebbero altrimenti Giletti, Salvini, Barbara D’Urso, Cruciani, Lucarelli? Non sia mai! dovessero forse cadere in disgrazia per l’improvvisa e inattesa penuria di materia prima? Anche loro devono pur tirare la carretta.

(Vuoi vedere che Alfano ci invia altri 250 militari?)

Tuttavia il servizio pubblico offerto da “mamma Rai” questa volta ha valicato di gran lunga il confine del grottesco. Il servizio andato in onda questo pomeriggio deve essere stato firmato molto probabilmente da Topo Gigio e da Dodò, perché se così non fosse, qualcuno dovrebbe spiegarci chi autorizza certi giornalisti a lavorare per noi, per il nostro servizio pubblico. Secondo la Rai infatti, la moglie di Cavani, Maria Soledad Cabris, a suo tempo avrebbe convinto il marito a trasferirsi a Parigi dopo un episodio di violenza. Peccato per il fantomatico giornalista della Rai che la moglie di Cavani aveva già mollato al palo l’attaccante sudamericano a causa delle sue sempre più piccanti sortite notturne in quel di Caserta, e peccato che la stessa Soledad abbia continuato a vivere a Napoli nonostante essa stessa fosse Sudamericana, a riprova di quanto gli facesse schifo la città.

Tuttavia, l’apoteosi si è raggiunta nel finale del servizio: “Perché Napoli punta anche quest’anno al tricolore e venera i suoi idoli, anche se gli eredi di Maradona, oggi, li minaccia con la pistola.” Alla faccia del servizio pubblico.

Signori, il caso mediatico della settimana è servito. Abbuffatevi tutti!

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Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 28 Febbraio 2016 e modificato l'ultima volta il 28 Febbraio 2016

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