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Il sound jamaicano dall’accento partenopeo di Jovine dai 99 Posse fino al trio “JS3”

Ciento 'e sti juorne | 12 Dicembre 2018

Dopo aver fondato la band Jovine e aver “militato” per anni nei 99 Posse, Valerio Jovine ha lanciato di recente il collettivo “JS3”. Per  la rubrica “Ciento ‘e sti juorne”, il “Calendario laico napoletano”, oggi 12 dicembre, nel giorno di San Valerio di Leuconay, vi raccontiamo di questo artista e della sua nuova avventura musicale con questa band.

La nuova band “JS3” lancia il brano “I say”

Il brano “I say”, uscito due settimane fa, segna il debutto dei “JS3”, la  band che vede accanto a Valerio Jovine suo fratello Massimo, musicista e producer, storico bassista dei 99 Posse. Con loro c’è anche Alessandro Aspide, dj, produttore, musicista e bassista di Jovine.

Il brano è nato da un campione mai pubblicato del brano “4 letter word”, un pezzo dei Phunk Investigation, al quale ha partecipato anche Jim Kerr, lo storico frontman dei Simple Minds, la band scozzese fra le più note degli anni ’80, che ebbe un successo planetario con il brano “Don’t you – Forget about me”.

“I say” è un pezzo dalle sonorità sperimentali, una “Dancehall reggae” che si fonde con un’anima moderna da Afrobeat, completamente made in Napoli, scritto e composto fra gli altri dai fratelli Iovine e Phunk Investigation al secolo Stefano Silvestri, prodotto dagli stessi JS3 e inciso agli “Beatbox Studio” di Napoli.

Non solo artisti, dunque, ma anche produttori di musica indipendente.

Dopo il lancio di “I say”, infatti,  “JS3” sta lavorando a progetti indipendenti di artisti napoletani e ha già firmato la colonna sonora di due film del duo comico Arteteca.

La musica come strumento per lanciare messaggi positivi ai giovani

Come ha spiegato lo stesso Jovine, presentando il pezzo “I say”, non si tratta di un brano a sfondo politico, ma attraverso la musica è importante lanciare dei messaggi soprattutto ai ragazzi.

Partendo dal ritornello dell’inedito “4 Letter Word”, che era una tipica new wave anni ’80, i “JS3” hanno scritto un testo attuale per raccontare come gli smartphone stiano influenzando i rapporti sociali.

In particolare, nelle intenzioni della band napoletana, la canzone si rivolge soprattutto ai ragazzi, che sono più esposti rispetto agli adulti ai rischi dei social network. Con chi vorrebbe mantenerli “lobotomizzati”, la musica ha il dovere di scuotere le coscienze.

Il video del brano “I say” con protagonisti i ragazzi delle periferie

Protagonisti del videoclip di “I say” sono tre ragazzi giovanissimi, Loris Pavia, Antonio Ercolano ed Emanuele Di Napoli. Si tratta di un trio di atleti della “Crazy Traceur Crew”. Professionisti del parkour, la disciplina metropolitana che consiste nell’eseguire percorsi superando qualsiasi genere di ostacoli, con velocità e naturalezza.

La scelta degli “JS3” di utilizzarli nel video non è stata casuale. La band, infatti, ha voluto dimostrare come dei ragazzi di quartieri a rischio, attraverso lo sport, sono riusciti a trasformare lo spazio spesso degradato in cui vivono in uno “spazio artistico”, in cui esprimersi liberamente e farne una forma di arte.

E anche questo è un modo per lanciare dei messaggi positivi alle giovani generazioni.

Gli esordi di Jovine e la partecipazione al tour dei Simple Minds

La collaborazione con Jim Kerr dei Simple Minds viene da lontano.

Valerio Jovine, infatti, nel 1998 ha fondato l’omonima reggae band “Jovine”, insieme al fratello Massimo “JRM”, cofondatore e storico bassista dei 99 Posse.

L’incontro con i Simple Minds avviene nel ’99, quando fanno da support band al tour italiano del gruppo scozzese, un’esperienza poi sfociata nel loro primo album, “Contagiato”.

Da allora si susseguono album e tour che li portano in giro per l’Italia. Sempre in cerca di nuove sonorità e collaborazioni con artisti e musicisti, Jovine passa da un pop elettronico a un sound più marcatamente reggae. Contemporaneamente cresce l’attenzione verso le tematiche sociali, che entrano anche nei testi dei loro brani.

Nel 2004 un nuovo tour “Ora” a cui fa seguito l’album del 2005 intitolato “Ora – Il manifesto”, dove troneggia in copertina un San Gennaro, che vende oltre 5 mila copie. Brani come “L’immenso”, “Ci sono giorni”, “C.C.C.”, cominciano a far aumentare il numero dei fan della band napoletana.

Il successo arriva con “‘O reggae ‘e Maradona”

Per Jovine il successo arriva nel 2007 con l’album “Senza limiti”, grazie ad alcuni brani come “Da Sud a Sud” e il brano marcatamente ragamuffin “No time”.

Fra tutte le canzoni, però, quella che riscuote maggior successo è  “’O Reggae ‘e Maradona”, che su Youtube supera abbondantemente le 300 mila visualizzazioni.

Dopo 300 concerti in giro per l’Italia esce “In viaggio”, che raccoglie i brani live dei due precedenti album e che li porta a suonare al PopKomm di Berlino. Col quarto album in studio “Il Mondo è fuori” del 2009, continuano le contaminazioni e le collaborazioni con le diverse realtà dell’undergound italiano. Fra questi, Speaker Cenzou e i Cor Veleno, Tony Esposito, Cico, Jah Sazzah, Don Skal e Itaiata de Salsa, Miase Pmk, Boom Buzz e Reddog, Ciccio Merolla e soprattutto con ‘O Zulù dei 99 Posse.

Col brano “Napulitan” canta l’orgoglio di esportare la “napoletanità”

Valerio Jovine a partire dal tour estivo del 2010 entra a fare parte dei “99 Posse”, come seconda voce, insieme a Speaker Cenzou, che già aveva collaborato negli anni precedenti con la band.

Nel 2012, inoltre, Jovine incide con Zulù quello che è il suo pezzo più conosciuto, “Napulitan”, che su Youtube ha totalizzato oltre un milione e mezzo di visualizzazioni.

Un vero e proprio inno alla “napoletanità”, all’orgoglio di portare nel mondo la lingua napoletana che, come recita il brano, è “il principale prodotto d’esportazione italiano”. Un modo di veicolare l’idea di “napoletanizzare” il mondo, ma allo stesso tempo di non essere chiusi, ma aprirsi all’accoglienza.

La collaborazione con Luca Persico ‘O Zulù e i 99 Posse è una costante, e fra l’altro ha dato vita nel luglio del 2017 ad una serata a dir poco originale che Identità Insorgenti aveva raccontato ai suoi lettori: “A Neapolitan night music & food from Napoli con Fuossera, Zulù, Jovine e… pizze nella capitale Britannica”

L’idea, nelle intenzioni dell’organizzatore Rosario Dello Iacovo, era quella di trasformare per una sera un pezzo di East London, storico quartiere popolare della capitale britannica e cuore pulsante della scena artistica e musicale londinese, in un angolo di Napoli.

La partecipazione di Jovine a “The voice”

Un’ultima curiosità che può sembrare strana, considerando il cammino artistico compiuto da Jovine in questi anni.

Nel 2014 Valerio Jovine ha partecipato al programma Rai “The voice”, mettendosi in gioco fra i concorrenti, anche se già aveva alle spalle una lunga carriera musicale e diversi album all’attivo.

Un modo per mettersi alla prova, di ricominciare, come sta facendo anche adesso iniziando un percorso musicale con questa nuova band “JS3”.

Evidentemente Valerio Jovine avrà fatto tesoro della lezione del Maestro Eduardo,  che diceva che “gli esami non finiscono mai”.

Sabrina Cozzolino

Un articolo di Sabrina Cozzolino pubblicato il 12 Dicembre 2018 e modificato l'ultima volta il 12 Dicembre 2018

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