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Il (super)dirigente che salva il criminale

News | 27 Aprile 2018

Tredici. Ha solo tredici anni lo studente di Frattamaggiore che, la mattina del 24 aprile, ha deciso di portare una pistola scacciacani in classe, nascosta nello zaino. Età complessa, certo, come il contesto in cui probabilmente vive il ragazzo che ha potuto reperire con estrema facilità un’arma.

Pensava che, mostrandola ai suoi compagni di classe, avrebbe acquisito notorietà. Sarebbe stato rispettato. Come Ciro di Gomorra, forse. A notarla, però, sono stati gli attenti insegnanti che hanno immediatamente allertato le forze dell’ordine. La pistola è stata requisita, al ragazzo resta il dubbio di quello che gli accadrà.

Una vicenda spiacevole, la quale deve certamente far riflettere. Probabilmente, però, tale episodio, per quanto possibile, avrebbe dovuto restare all’interno delle mura scolastiche.

Certo, qualcosa sarebbe trapelato: gli alunni avrebbero raccontato a casa quanto successo e, in poco tempo, la storia del tredicenne con la pistola sarebbe diventata di dominio pubblico. Ma appare fuori luogo la scelta del dirigente scolastico di consegnare in pasto ai giornali la notizia, attraverso la condivisione di un post su Facebook.

Solo pochi giorni fa” – scrive il dirigente – “tanti di noi hanno partecipato ad una lodevole iniziativa per ricordare la figura di Giancarlo Siani. In quella sede sono stata invitata a discutere del ruolo della scuola nella nostra società e, soprattutto, nella crescita e nell’espansione di una cultura della legalità, e contro ogni forma di prevaricazione. Ed oggi, purtroppo, proprio nella scuola che ho l’onore di dirigere, abbiamo trovato nello zaino di un alunno un’arma, seppure scarica… una pistola! Naturalmente abbiamo allertato subito le Forze dell’Ordine, che sono prontamente intervenute, requisendo l’arma e ponendo in essere tutte le procedure del caso. E’ inaudito, inconcepibile che ciò possa avvenire: vi terremo informati sugli sviluppi di questa incredibile vicenda, ma adesso è il momento di stare vicini a questa nostra comunità scolastica, tutti insieme, contro questo orrendo tipo di cultura e di degrado sociale, etico e morale”.

È strano e preoccupante che il dirigente, in seguito all’increscioso accadimento nella scuola che ha l’onore di guidare, scelga tra le prime cose da fare di “tenere informato” il popolo del web sugli sviluppi dell‘incredibile vicenda. Il post viene condiviso alle ore 15.12 di martedì 24 aprile. Qualche ora dopo – finalmente! – alcune testate locali cominciano a diffondere la notizia.

Sia chiaro: ciascuno scrive e condivide sui profili social ciò che vuole. Ma la domanda sorge quasi naturale: era proprio necessario mettere alla mercé della rete l’errore di un minorenne? 

Siamo proprio sicuri che l’opinione pubblica avesse urgenza di conoscere gli sviluppi di questa storia, la quale porta il nome ed il volto di un ragazzo in difficoltà che ha bisogno di essere aiutato?

A pensar male si fa peccato, ma non si può fare a meno di ipotizzare il tentativo del dirigente di porsi quale modello di contrasto al degrado sociale, etico e morale, come combattente indefesso a difesa della legalità in un territorio assai complesso. Si coglie, così, un’occasione che, seppur spiacevole, potrebbe addirittura rivelarsi favorevole per il buon nome della scuola e di chi la rappresenta.

In molti, nel condividere la notizia, citeranno il suo intervento.

Tredici. Come la vittoria al totocalcio.
Tredici, come l’età dello studente delle cui deplorevoli gesta, adesso, parla tutta la città. Il minorenne diventa così, in un colpo solo, l’emblema del disagio sociale restando, però, nell’intervento del dirigente, dettaglio trascurabile messo in ombra dalle valorose azioni delle milizie della giustizia e della formazione.

Bisognerà attendere qualche ora perché si conosca l’esito della sentenza. “Saranno 15 i giorni di sospensione dall’attività scolastica che abbiamo ritenuto di erogare” – afferma il dirigente in un comunicato – “ma solo per 5 di questi non ci sarà l’obbligo della frequenza, e cioè il tempo necessario e sufficiente ad elaborare il significato profondo delle proprie azioni. Negli altri 10 giorni, il nostro ragazzo avrà l’obbligo di svolgere, a scuola, nella “sua” scuola, le seguenti attività, coadiuvato da un pool di esperti interni ed esterni”.  E via con il ricco elenco delle attività scelte per la redenzione.

Il problema è risolto, dunque. L’instancabile educatore che ha richiamato l’attenzione mediatica sulla scuola che dirige e sul “ragazzo di frontiera”, ha avvertito l’obbligo di comunicare ai media  interessatisi (stranamente!) al racconto della vicenda, di essersi prodigato per un’azione educativa esemplare.

Tredici. Anche stavolta.

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 27 Aprile 2018 e modificato l'ultima volta il 27 Aprile 2018

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