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Il Turismo e la Cultura uniti da un amaro destino: la riflessione a un anno dal primo lockdown

Attualità | 15 Aprile 2021

Se il Turismo sta male, la Cultura sta anche peggio. Esageriamo? Vorremmo tanto ma se oggi li dividiamo è solo perché la “C” di cultura è in un ministero e la “T” di Turismo in un altro.

La T e la C divise ma non troppo

A distanza di un anno quello che è cambiato è che la “T” ha traslocato, di nuovo,  partendo per un ministero e un ministro questa volta nuovi di zecca,  mentre la “C” di cultura, con Franceschini come costante anche quando l’acronimo cambia da Mibact a Mic,  continua a vivere momenti difficili.

Stesso destino nel bene e nel male

Ciò che unisce entrambi i settori, che spesso rappresentano le due facce di una stessa medaglia, è un’attesa senza fine che li sta dilaniando, facendo di quello che era solo due anni fa il 13% del PIL nazionale, un mondo in dissoluzione senza alcuna vera prospettiva di futuro.

Il Turismo riparte il 2 giugno?

Massimo Garavaglia, nuovo ministro del Turismo, lancia come ipotetica data di ripartenza per il settore che rappresenta, il 2 giugno, festa nazionale. Così come aveva già  fatto Macron in Francia proponendo la data simbolo del 14 luglio. Ma di concreto non c’è nulla tranne un “previo arrivo di vaccini”, ritornello che, dal premier Draghi al presidente De Luca che ne lamenta costantemente la mancanza, pare sia diventata la conditio sine qua non per la ripartenza di tutte le categorie economiche colpite dalla crisi pandemica.

Le altre nazioni pronte a ripartire

Peccato che mentre l’Italia è ferma al palo decidendo una possibile data per ripartire,  sono mesi che la Grecia, la Spagna, il Portogallo, la Croazia e altre nazioni lavorano a corridoi turistici, a strategie di rilancio e di marketing che diano al visitatore un’idea di sicurezza, a protocolli bolla per non farsi cogliere impreparati e  accogliere i turisti al meglio.

La lotteria dei ristori

I ristori, pochi e in ritardo,  sono diventati una lotteria in cui molti vengono esclusi. I commercialisti, spesso imbarazzati dalla difficile interpretazione del decreto di turno, sono costretti a cercare il confronto con i propri colleghi per  districarsi nella compilazione delle domande per i propri  assistiti.  Mentre un numero spropositato di gruppi social nasce quasi ogni giorno alla ricerca disperata del bonus a cui si spera di poter accedere per sopravvivere un altro mese.

La mancata programmazione del turismo interno

Gli operatori e i lavoratori del settore sono stanchi di  replicare manifestazioni a cadenza  settimanale  in cui la richiesta costante, oltre ai ristori, è quella di una programmazione per la ripartenza che però viene sempre ignorata.

Pasqua all’estero

La beffa al danno si è aggiunta, poi,  a Pasqua quando con lavoratori del settore a casa da mesi, alberghi e ristoranti chiusi, stabilimenti balneari che aspettavano date certe per organizzare le aperture, l’impossibilità finanche di uscire per strada o di andare in spiaggia,  il Ministero dell’Interno chiariva con una nota che anche chi era in zona rossa poteva varcare i confini regionali e andare a prendere un aereo per trascorrere le festività all’estero.  Mentre il turismo interno restava fermo.

Isole covid free: lo scontro

L’ultimo dibattito che vede lo scontro fra Regione Campania e Stato e fra regioni e regioni riguarda la vaccinazione in massa delle isole minori.  L’ennesima vicenda che nasconde diverse questioni irrisolte dai tempi del fu Garibaldi: la contrapposizione nord – sud, mancanza di una equa distribuzione (in questo caso di vaccini, altre di fondi), oltre a strategie completamente assenti per far ripartire la nazione sia dal punto di vista economico che da quello sanitario.

L’Italia “a pezzi”

La mancanza in sostanza di una visione globale con una nazione letteralmente divisa in “pezzi” quante sono le regioni e le province autonome che la compongono.

La Green card: una soluzione?

La Green card, proposta già in Campania da De Luca e promossa dall’Europa come strumento utile per tornare a viaggiare, pare anch’essa un’idea destinata a fallire. La carta verde sarebbe sostanzialmente un lasciapassare per chi o è stato già vaccinato, o è risultato negativo al tampone a cui si è sottoposto prima di partire, o risulta guarito dal Covid e quindi immunizzato. Ma per garantire che i certificati non siano falsi o contraffatti bisognerà adottare un sistema di verifica delle firme e dei dati inseriti. Un sistema che richiederà del tempo per funzionare al meglio e inserire i vari soggetti vaccinatori da verificare.

Gli americani rinunciano all’Italia per la Grecia

Intanto Vito Cinque, patron dell’hotel San Pietro di Positano, sul Corriere della Sera, con rammarico comunica la rinuncia di grossi buyer americani come Embark Beyond a vendere le vacanze in Italia e nel caso specifico in costiera amalfitana dove i turisti americani rappresentano il 56% dei clienti stranieri con una consequenziale grave perdita per l’economia del territorio.

La scelta a stelle e strisce ricade sulla Grecia che surclassa l’Italia per l’estate 2021 con un pacchetto chiamato “Ottomano”, offerta che comprende la Grecia con le sue 70 isole covid – free e la Turchia.

La “Grande Bellezza” non basta

Purtroppo l’impreparazione dell’Italia, le regole che impongono la quarantena obbligatoria, il palese ritardo della campagna vaccinale, non rendono appetibile il Belpaese da sempre in pole position tra le mete preferite dagli stranieri.

La mancanza di certezze e la perdita dei turisti

Se la discussione si riduce alla campagna vaccinale che procede oggettivamente a rilento con stop oggi di Johnson&Johnson e ieri di AstraZeneca, come possiamo trasferire a un turista quel senso di sicurezza che noi non abbiamo, serrati e rassegnati nei confini regionali alla ricerca di certezze che i nostri politici non riescono a dare?

Il Turismo di prossimità anche nel 2021?

Se l’estate 2020 ha visto gli italiani scegliere le mete turistiche più vicino casa per l’oggettiva impossibilità di spostarsi e di viaggiare, l’estate 2021 rischia di vedere gli italiani all’estero dove oltre al relax offrono pacchetti “covid – free” presunti o reali che l’Italia non ha saputo offrire.

E la Cultura?

Il 27 marzo scorso dovevano finalmente riaprire teatri e cinema mentre i musei, che erano stati aperti solo in zona gialla e solo durante i giorni feriali, avrebbero avuto la possibilità di aprire anche di sabato e di domenica se pur esclusivamente su prenotazione. Purtroppo un nuovo cambio colore che ha reso tutta l’Italia  rossa/arancione ha resettato ogni proposito scaraventandoci nel lockdown del 2020.

La relazione dell’Unesco sui musei

Una relazione dell’Unesco ha preso in esame 104 mila musei nel mondo basandosi sui dati forniti da 87 Stati membri in un sondaggio online condotto lo scorso marzo. Il rapporto ha dimostrato quanto la pandemia sia stato un vero e proprio tsunami per i luoghi della Cultura.

Musei in rosso

Il 2020 ha segnato un calo medio dei ricavi del 40/60% rispetto al 2019 e, nonostante le misure di sostegno messe in atto, c’è stato un taglio dei sussidi pubblici fino al 40% dei finanziamenti pre – pandemia.

I musei vanno sostenuti e accompagnati nel futuro

L’Unesco lancia un vero e proprio grido di allarme a supporto dei musei.

Mentre  da un lato la pandemia ha significato per i musei pochi incassi, lavoratori museali in cassa integrazione, mancati rinnovi di contratti di personale di sorveglianza a supporto del personale interno,  costi alti per la sanificazione degli ambienti e per dotarsi di nuovi dispositivi come da protocollo anti – Covid, dall’altro il protrarsi delle chiusure impedisce che questi luoghi svolgano un ruolo economico e sociale per la ripresa.

Secondo il direttore generale dell’Unesco, Audrey Azoulay, i musei  devono essere sostenuti e accompagnati nel futuro: “Non dobbiamo perdere di vista il principio fondamentale dell’accesso alla cultura, della conservazione del nostro patrimonio comune, in tutta la sua diversità. Gli Stati hanno un ruolo essenziale da svolgere nel sostegno dei musei in questo periodo difficile, attraverso una politica culturale, non solo per garantire loro la sopravvivenza ma per prepararli al futuro”.

Come salvare i musei secondo l’Unesco

In questa ottica l’UNESCO pensa alla ripresa del settore museale attraverso il dialogo e la cooperazione internazionale fra musei offrendo loro una piattaforma di confronto, sostiene con fermezza la necessità di un sostegno economico da parte delle istituzioni pubbliche per garantire loro la sopravvivenza e infine  è convinto sostenitore del ruolo sociale dei musei che dovrebbero elaborare progetti volti all’istruzione, alla ricerca e alla formazione. Per tale motivo l’agenzia Onu per l’istruzione, la scienza e la cultura si impegna a promuovere un Forum di alto livello per immaginare il futuro dei musei, forum previsto per il prossimo settembre.

I limiti messi in evidenza dal Covid-19

È evidente che l’epidemia da Sars- Cov-2 ha messo in luce i limiti e la vulnerabilità di due settori che fino a due anni fa erano il fiore all’occhiello della nazione. Così come sono evidenti le esigenze di un cambio di passo.

Se qualche anno fa l’attuale ministro della Cultura inneggiava ai numeri esorbitanti della “domenica al museo”, oggi lo stesso ministro parla di turismo sostenibile, di ingressi contingentati, di turismo diffuso, di “siti culturali poco conosciuti” da scoprire.

Il Turismo sostenibile che soppianta l’overtourism

Il Turismo di massa “mordi e fuggi” è stato letteralmente cancellato dalla pandemia e dai protocolli anti – Covid insieme al cosiddetto “overtourism” e alle sue ricadute sul territorio. Sebbene nell’era pre – pandemica si facesse spesso riferimento a un turismo più sostenibile e slow, il cambio di rotta in tal senso lo ha dato nettamente il Covid.

Ripartire consapevoli dei limiti del vecchio sistema pre- Covid

Prende sempre più piede l’idea di un rinnovamento di entrambi i settori che devono costruire un nuovo futuro per poter sopravvivere alla crisi pandemica. È evidente, ad esempio,  il fallimento di un sistema museale ostaggio di concessionari interni che senza incassi non possono pagare i propri dipendenti rallentando di fatto le aperture dei musei.

Conclusioni

Se il Covid ha resettato le nostre vite, ha sicuramente anche azzerato e messo a nudo e con evidenza un sistema “Turismo – Cultura” da ripensare in termini di fruizione, accessibilità e soggetti che lo compongono.

Manca una visione d’insieme

Va creata una visione d’insieme  per far ripartire in sicurezza entrambi i settori e  allo stesso tempo  fondamentale per una svolta sarebbe un maggior ascolto da parte della politica di chi lavora in questi settori, spesso a cavallo dei due, per poterne comprendere appieno le peculiarità e le esigenze, nonché capire il meccanismo della programmazione anticipata.

Tutto da rifare quindi? Certamente no, ma bisognerebbe cogliere i segnali di ciò che era già in crisi prima della pandemia e ripartire con nuove consapevolezze.

Susy Martire

 

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 15 Aprile 2021 e modificato l'ultima volta il 15 Aprile 2021

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