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IL VERTICE

Di Maio alla Whirlpool: “Non si prende lo Stato per il culo. Stop ad aiuti se non si mantiene occupazione”

Attualità | 5 Giugno 2019

Sono partiti a Napoli in 300 per conoscere i destini della loro vita. Sono i lavoratori della Whirpool, ieri a Roma, per partecipare a un vertice al Mise dopo l’annuncio della cessione a soggetti terzi dello stabilimento Whirlpool di via Argine a Napoli.

In minima parte l’incontro, durato due ore, ha deluso le attese, anche se il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, ha deciso di tenere il punto promettendo all’azienda di sospendere gli aiuti se non procederà con l’attuazione del patto, che prevedeva il mantenimento dell’occupazione su tutto lo Stivale. In ballo per la multinazionale, nell’immediato, ci sono otto milioni di euro di incentivi che lo Stato sta per concedere al gruppo e che potrebbe riprendersi se si decidesse di abbandonare o chiudere lo stabilimento di Napoli.

Dal canto suo l’azienda ha deciso di prendersi 7 giorni di riflessione, rinviando tutto all’11 giugno.

 

Di Maio ribadisce la posizione del governo: stop a incentivi all’azienda se non mantiene occupazione

L’inizio è stato contrassegnato da un coro dei lavoratori presenti con il quale si scandiva che Napoli non si chiude. Ma il Ministro Di Maio, lo racconta l’assessore Enrico Panini, è partito subito all’attacco. Ha accusato l’azienda di aver tradito i patti ed ha dichiarato che se l’azienda intende continuare per questa strada il governo taglierà tutti gli incentivi (oltre 20milioni di euro già elargiti fino ad ora) assegnati in varie fasi all’azienda. Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil hanno apprezzato l’intervento del ministro che ha chiesto anche la presenza della proprietà di oltreoceano: “Voi non siete più credibili” ha detto all’amministratore delegato italiano, Luigi La Murgia

Mentre da fuori si sentivano urla ed i cori di centinaia di lavoratori e lavoratrici napoletani, in difesa della loro dignità e dei loro diritti,  dentro invece sono arrivate le pesanti critiche da parte dei sindacati anche sulla messa in crisi degli altri stabilimenti campani de gruppo e sulle dure condizioni in cui ormai sono ridotti i vari comparti.

“Non si prende per il culo lo Stato italiano. Non con me, e non con questo Governo – ha detto Di Maio – Lo Stato si farà rispettare, si sono firmati accordi ben precisi e non rispettandoli l’azienda creerebbe un precedente gravissimo. La Whirlpool deve, pertanto, rispettare le istituzioni e i lavoratori, noi siamo disponibili ad impegnarci ancora di più con l’azianda per trovare una soluzione.” Ma in realtà l’azienda pare abbia ribadito di voler cedere ad altri lo stabilimento, che non avrebbe alcuna intenzione di tenersi

La posizione di Regione Campania e Comune

Regione e Comune di Napoli presenti al tavolo però non lo dicono: di certo non hanno inciso più di tanto con la loro presenza.

L’assessore alle Risorse Umane e al Lavoro della Regione Campania Sonia Palmeri, non fa che registrare che “oltre a tutti i finanziamenti nazionali concessi per sviluppo e occupazione, non si può dimenticare che i lavoratori continuano a subire da anni tagli al salario per riduzione di orario da ammortizzatore” e che “si avverte l’esigenza di un tavolo tecnico in cui chiarire definitivamente il futuro dello stabilimento Whirlpool di Napoli”. Il nulla. Peggio ancora Enrico Panini, il vacuo vicesindaco di Napoli con delega alle materie occupazionali secondo il quale la Whirpool sta affondando la città con la sua decisione. Dice che loro seguiranno la vertenza passo passo. Non dice che, anche se non ci fossero, non cambierebbe nulla, purtroppo.

C’era una volta Mamma Whirlpool

A via Argine, dunque, il presidio continua nell’attesa di sapere cosa accadrà quando l’azienda  – ormai sembra questo il destino ineluttabile scelto per loro dalla multinazionale americana – verrà ceduta a terzi. Sono ormai lontani i ricordi legati a “Mamma Whirlpool” (così la chiamavano da queste parti) che solo un anno fa elogiava, con un post sulla pagina ufficiale dell’azienda, gli operai napoletani perché “grazie al loro duro lavoro abbiamo ottenuto risultati straordinari, producendo fino a un milione di lavatrici all’anno!”.

Oggi resta solo tanta rabbia e la certezza di dover difendere, a tutti i costi, quella fabbrica che rappresenta l’unica possibilità di futuro per centinaia di persone.

Intanto i vertici aziendali, all’uscita del tavolo al MiSE, fanno sapere alla stampa di essersi presi ulteriori 7 giorni di tempo per decidere delle sorti dello stabilimento e dei 350 operai napoletani.

“Non vogliamo chiudere ma individuare soluzioni per garantire posti di lavoro sostenibili a lungo tempo. Oggi una soluzione non l’abbiamo” pare abbia detto l’ad di Whirlpool, Luigi La Murgia, replicando al ministro Di Maio sulla possibile cessione dello stabilimento di Napoli.

Notizia accolta in esterno con una punta di delusione e una di speranza. I lavoratori di via Argine  partiti dallo stabilimento a bordo di sette bus organizzati dai sindacati  Cgil Cisl Uil e da Fim Fiom e Uilm  continuano la lotta. In tanti hanno una maglietta bianca con la scritta “Whirlpool Napoli non molla”. E noi ci auguriamo che davvero sarà così.

Antonio Barnabà

Un articolo di Antonio Barnabà pubblicato il 5 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 5 Giugno 2019

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