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IL VIDEO CHE FA DISCUTERE

"Al Brasile non servono stadi, ma scuole e ospedali"

Economia, Mondo, Sport | 29 Aprile 2014

Carla Dauden ha 23 anni. E’ una filmaker di origine brasiliana che vive e lavora negli Stati Uniti. Ha realizzato un video che sta spopolando su YouTube e sui social network. In questo video, Carla Dauden spiega perchè non andrà in Brasile a seguire i Mondiali di calcio e invita gli spettatori a riflettere sui tanti danni che l’organizzazione di questi Mondiali sta causando ad un Paese già profondamente segnato da tantissimi problemi.

La molla che ha fatto scattare in Carla il desiderio di fare questo video è stata la serie di risposte che gli intervistati hanno dato alla domanda: “Quando pensi al Brasile, cosa ti viene in mente?”. Donne formose, culi grossi, spiagge fantastiche e calcio. Soprattutto calcio. Carla ha quindi compreso quanto questo evento planetario sia la rappresentazione plastica degli stereotipi sul Brasile e sui brasiliani. Spacciati come una “grande occasione di progresso”, in realtà i Mondiali saranno un enorme bluff: “Un mettere la sporcizia sotto al tappeto”, dice la filmaker brasiliana, che sottolinea quanto al Brasile servano scuole e ospedali, piuttosto che stadi. “A cosa è servito pagare le tasse in tutti questi anni, se i nostri governanti ci dicono che solo grazie ai Mondiali noi possiamo risollevarci?”, chiede retoricamente Carla.

Il video continua sottolineando che questi Mondiali sono costati 30 miliardi di dollari, cioè più delle tre precedenti edizioni dei Mondiali messe insieme (25 miliardi di dollari). Può un Paese che ha un livello ancora alto di analfabetismo, che ha 13 milioni di porse che muoiono di fame, che ha una forbice sociale amplissima tra i miliardari e i poveri cristi, che è un mercato fiorente per il narcotraffico, che ancora vive la giustapposizione di ville megagalattiche e putride favelas, ospitare a due anni di distanza i Mondiali di Calcio (2014) e le Olimpiadi a Rio de Janeiro (2016)? La risposta di Carla è chiarissima: no, non può. A meno che non si decida di sacrificare sull’altare del grande evento ogni cosa. E allora ecco la polizia che entra nelle favelas e caccia i criminali (non li arresta, semplicemente li sposta in altre città) per rendere più presentabili le città che ospiteranno le partite; ecco i cittadini sgomberati con la forza e le loro fatiscenti case abbattute; ecco gli indios cacciati dai territori natii per far spazio a musei, cittadelle dello sport e centri commerciali.

Il video è stato registrato prima dei recenti scontri che hanno infiammato il Brasile. E’ quindi altissimo il valore quasi profetico del video, che illustra chiaramente il livello di autoritarismo e di disagio che i cittadini brasiliani subiscono. Il video, poi, si conclude con una serie di immagini agghiaccianti sulle condizioni di vita in Brasile. A fare da sottofondo a queste immagini, un discorso della presidentessa del Brasile, Dilma Rousseff. La dicotomia palese tra parole e immagini genera due sentimenti forti: disgusto e rabbia. Tantissima rabbia.

 

Antonio Lucignano

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 29 Aprile 2014 e modificato l'ultima volta il 29 Aprile 2014

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