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ILVA TARANTO

Nulla di fatto al vertice Mise, intanto la Procura spegne l’altoforno 2

Attualità, News | 10 Luglio 2019

Sono state ventiquattrore intense e colme di questioni lasciate in sospeso quelle appena trascorse nel territorio tarantino per la tanto agognata questione Ilva. A seguito dell’incontro avvenuto ieri al tavolo preposto in cui erano presenti il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, con la presenza dei sindacati e i vertici dell’azienda siderurgica ArcelorMittal – che detiene l’ex Ilva di Taranto -, sono ancora tanti i nodi da sciogliere.

L’incontro al Mise

Un nulla di fatto, in sostanza. Quanto avvenuto ieri all’incontro tra governo e azienda è stato un inutile e pedante scarico di interpretazioni e di ipotesi che a nulla hanno portato se non a ribadire delle posizioni già chiare in precedenza, e uno stallo che rimane tale e che non accenna a smuoversi. Il vicepremier, nonché ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, ha confermato che non ci sarà immunità penale per i vertici della ArcelorMittal, un’ipotesi che è stata rigettata e che – a detta del vicepremier – “non vi è alcuna possibilità che ritorni”. D’altro canto i rappresentanti ArcelorMittal avevano già fatto sapere che senza suddetta immunità lo stabilimento avrebbe chiuso entro e non oltre il 6 settembre.

“In questi mesi di interlocuzione – sottolinea Di Maio – ho sempre detto che la dirigenza non ha nulla da temere dal punto di vista legale se dimostra buona fede continuando nell’attuazione del piano ambientale. Se si chiede di precisare questo concetto attraverso interpretazioni autentiche anche per norma, siamo assolutamente disponibili. Ma nessuna persona in questo paese potrà mai godere di una immunità per responsabilità di morti sul lavoro o disastri ambientali”.

Un concetto pur sempre vago, che non permette sogni tranquilli né all’azienda né tantomeno ai suoi rappresentanti, alle prese con interpretazioni, appunto, contraddittorie a quelle sostenute dal Governo. Sarebbero precedenti accordi stipulati – prima con il Governo Gentiloni, poi proprio con quello attuale – a creare discordia tra le parti. In cui, in buona sostanza, l’ArcelorMittal potrebbe recedere dal contratto d’affitto per modifiche contrattuali e annullamento della stessa, con conseguente causa ai danni dello Stato (come descritto in un articolo de IlSole24ore)

Ipotesi che il ministro dello Sviluppo Economico rigetta al mittente, confermando uno stallo permanente in attesa del prossimo incontro.

La chiusura dell’altoforno 2

Intanto, la procura di Taranto ha ordinato la procedura di spegnimento dell’altoforno 2, l’impianto dove l’operaio Alessandro Morricella morì il 12 giugno 2015. Dopo 4 anni di inchieste l’altoforno 2 si è ritenuto non sicuro per i lavoratori, contestando inoltre la mancata messa a norma da parte dell’azienda. La struttura, infatti, non fu oggetto di controlli da parte della procura per questioni di ordine ambientale, bensì di sicurezza sul lavoro per un impianto altamente pericoloso, per funzione e utilizzo.

L’altoforno, infatti, nell’industria siderurgica viene utilizzato per trasformare materiale ferroso in ghisa attraverso un processo di combustione e fusione. La vittima Morricella, il 35enne che lasciò la vita quattro anni fa allo stabilimento di Taranto, fu proprio investito da una colata di ghisa.

Gianluca Corradini

Un articolo di Gianluca Corradini pubblicato il 10 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 10 Luglio 2019

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