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IN ABRUZZO

Bombola di vernice e plastica nelle condotte idriche

Ambiente | 15 Gennaio 2019

Acqua dal Gran Sasso: rinvenuta una bombola di vernice abbandonata nelle condotte idriche sotto ai laboratori di fisica nucleare, estratti circa 14 metri cubi di inerti, presenti plastiche, un badile, una sciarpa e perfino un cacciavite. Tutti materiali trovati all’interno delle condotte che alimentavano l’acquedotto fino al 2017 e che, oggi, sono sotto sequestro.

Le video ispezioni del Noe

E’ il risultato delle video-ispezioni delle condotte dell’acqua potabile al di sotto dei laboratori di Fisica Nucleare dell’INFN, in provincia di Teramo, che fino al 2017 alimentava l’acquedotto del Teramano con circa 100 litri al secondo. Prezioso liquido che attualmente viene scaricato in ambiente con una perdita di oltre otto milioni e mezzo di litri al giorno; vero e proprio oro blu che la politica vorrebbe sostituire con l’acqua potabilizzata dal fiume Vomano.

Inerti, plastiche e oggetti nei canali

“Nelle condotte, nate per intercettare le acque di falda e allontanarle dalle gallerie – spiega Augusto De Sanctis del SOA che ha curato gli esposti e aderisce al coordinamento Acqua del Gran Sasso – Oltre la bomboletta di vernice finita lì chissà come, sono stati rinvenuti ben 14 metri cubi di materiali inerti di vario genere che sono stati estratti dai tubi di una rete in condizioni letteralmente vergognose tanto da meritare il sequestro da parte dell’autorità giudiziaria. Ma non è tutto – aggiunge De Sanctis – In rete sono stati rivenuti oggetti come un badile, una sciarpa, un cacciavite e molta plastica. Grazie ai nostri esposti e al lavoro della Procura di Teramo, dei NOE e dei periti, è finalmente venuta fuori una triste verità che va oltre anche le più nere previsioni. Neanche noi potevamo immaginare una situazione del genere”. Tutto descritto nel “Rapporto sulle indagini conoscitive della rete di drenaggio dei LNGS – Acque potabili” del 4 luglio 2018 a firma del dottor Martella dell’INFN, agli atti del procedimento penale,  che illustra nei dettagli cosa è stato trovato durante le ispezioni e la pulizia delle condotte.

Tubazioni e pozzetti non indicati nelle planimetrie

“Dalle immagini e dalle risultanze dell’inchiesta – prosegue De Sanctis – emergono tubazioni e pozzetti imprevisti e non segnati nelle planimetrie disponibili; condotte danneggiate in più punti; un sistema di drenaggio caotico; plastiche flottanti nell’acqua e, appunto, la bombola di vernice. Insomma, una situazione incresciosa che andava avanti da decenni e che solo il lavoro di cittadini, NOE e magistratura ha fatto emergere. Questo per quanto riguarda la rete al di sotto dei laboratori; non sembra andar meglio per le tubazioni al di sotto delle autostrade. Ovviamente continueremo il nostro impegno per contribuire a porre rimedio a questa condizione incresciosa delle reti idriche che, tra l’altro determinano la messa a scarico di decine di litri al secondo di preziosissima acqua”.

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 15 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 15 Gennaio 2019

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