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IN ABRUZZO

Elezioni regionali del 10 febbraio. Quattro candidati per la poltrona di presidente

Politica | 7 Febbraio 2019

Il copione delle elezioni in Abruzzo, dove si vota il dieci febbraio, sembra già essere scritto da tempo.

Se domenica alle 23, quando si apriranno le urne, saranno confermati i sondaggi, la partita per il governo dell’Abruzzo se la aggiudicherà il centrodestra che deve ringraziare il comportamento dell’ex governatore Luciano D’Alfonso per aver procrastinato la data delle elezioni di circa un anno.

D’Alfonso, Pd, con seggio sicuro al senato dal quattro marzo scorso, ha mollato la poltrona solo a estate inoltrata mentre la data per scegliere il successore è stata inusualmente fissata in pieno inverno: 10 febbraio. Risultato: Regione Abruzzo bloccata da un anno con tanti saluti ai problemi che l’assillano. Gli abruzzesi stanno per andare al voto, senza molto entusiasmo, tra cambi di giacca che non scandalizzano più nessuno e la tassazione locale più alta d’Italia.

Sono quattro i candidati in lizza per la poltrona da governatore: Marco Marsilio, senatore di Fratelli d’Italia, romano con genitori abruzzesi di Tocco da Casuaria, in provincia di Pescara, sostenuto dal centrodestra composto dal suo partito, Forza Italia, Lega, Azione Politica e Udc; Giovanni Legnini ex vicepresidente del Csm, uomo che ha attraversato tutte le fasi della sinistra dal Pci fino al Pd, sostenuto da otto liste che lui definisce civiche; Sara Marcozzi del Movimento Cinque Stelle e Stefano Flajani per Casapound.

Partita a due

La partita è tutta tra centrodestra e Movimento cinque stelle nonostante il centrosinistra senza simboli provi a stare in campo. Per il Pd e liste collegate si profila un terzo posto con il candidato presidente che non entrerà nemmeno in consiglio regionale: la legge elettorale abruzzese prevede, infatti, lo scranno solo per il candidato presidente arrivato secondo. Per Legnini, però, potrebbe essere pronta la poltrona dorata all’europarlamento di Bruxelles con le elezioni di maggio prossimo.

Capitolo centrodestra

L’argomento usato dal centrosinistra che ha tolto le insegne del Pd a sette liste su otto è che “Marsilio è un esponente dell’estrema destra romana: non è abruzzese e non conosce l’Abruzzo. Dunque, non può fare il governatore”. Che il senatore 51enne laureato in filosofia appartenga a Fratelli d’Italia è fuor di dubbio ma l’abruzzesità ridotta a leit motiv della campagna elettorale appare davvero inconsistente. La verità è un’altra. Il candidato doveva essere Michele Russo, titolare dell’agenzia di comunicazione che attualmente segue Marsilio e che ha disegnato il simbolo di FdI in occasione del congresso di Trieste. Al suo nome, però, è stato preferito Marsilio dopo una cena milanese tra Russo e Berlusconi, una vicenda vissuta come uno sgarbo dalla Meloni. Marsilio è supportato da Forza Italia che i sondaggi danno in calo e che dovrebbe esprimere quattro consiglieri sui diciassette di maggioranza, Fratelli d’Italia che veleggia attorno al cinque per cento e dunque potrebbe eleggere uno o due consiglieri, Azione Politica, lista civica del manager Gianluca Zelli, titolare della Humangest, colosso della ricerca e selezione del personale che i sondaggi danno in grado di superare lo sbarramento di coalizione del due per cento e quindi di piazzare un loro consigliere. Infine, c’è l’Udc con cui è sorta la querelle per la candidatura di un ex esponente del Pd e della moglie di un ex assessore della giunta D’Alfonso.

Completa il quadro la Lega. Che l’Abruzzo non sia leghista è un dato di fatto, che rischi di eleggere otto/dieci consiglieri del partito salvinista, invece, è una probabilità che potrebbe essere certezza se saranno confermati i sondaggi che indicano la Lega tra il venti e il venticinque per cento nelle intenzioni di voto. Trasformismo allo stato puro di persone che hanno fiutato il vento che può regalare loro uno scranno da tredicimila euro al mese. Il partito, almeno qui, è composto da persone che provengono per la maggior parte da Forza Italia: ecco il motivo del sondaggio a ribasso per il movimento berlusconiano, da gente che opera addirittura nel terzo settore, qualcuno da Fratelli d’Italia come nell’Aquilano e uno, incredibilmente, dall’Italia dei Valori, il partito dell’ex pm Antonio Di Pietro, di cui era segretario provinciale a Pescara come Luca De Renzis, il quale in passato tuonava contro i “berluscones” mentre oggi dichiara tranquillamente “Il progetto di Salvini mi ha convinto sin dall’inizio”. Se lo dice lui. La coalizione di centrodestra, nei sondaggi, è data attorno al trentanove per cento.

Qui Centrosinistra

Giovanni Legnini, 60 anni, ex presidente del Csm, avvocato già sindaco di Roccamontepiano, in provincia di Chieti, consigliere comunale a Chieti, prima senatore e poi deputato, col Pd, sottosegretario con delega all’editoria nel governo Letta, all’economia e finanze con Renzi fino all’elezione al Consiglio Superiore della Magistratura, ha attraversato tutte le fasi del maggior partito di sinistra dal Pci, Ds, Pds fino al Pd. La parola d’ordine della sua campagna elettorale è “discontinuità”. Difficile farlo quando l’unica lista col simbolo di partito, quella del Pd, ricandida tutti gli assessori e consiglieri uscenti dell’amministrazione D’Alfonso. Il trucchetto è quello di aver affiancato al partito democratico, che in questa campagna lavora sottobanco, sette liste civiche dove campeggia, in bella vista, il nome “Legnini” come se questo candidato fosse frutto della tanto mitizzata società civile. La verità è che nelle liste che fiancheggiano il Pd ci sono i soliti nomi della galassia di sigle e associazioni che da sempre sono vicine, quando non parte organica, del centrosinistra oltre una lista di chiara ispirazione delle curie abruzzesi. Un’operazione di maquillage per tentare di non parlare di come il Pd ha ridotto l’Abruzzo in questi sessanta mesi: ospedali chiusi, liste d’attesa di circa due anni, aumento dei viaggi della speranza nelle regioni limitrofe che si traducono in un aumento dei costi per le casse pubbliche, viabilità da terzo mondo con buona parte delle strade provinciali ridotte a mulattiera, mare inquinato, acqua del Gran Sasso con probabile contaminazione per tacere della bonifica del sito di Bussi ancora tutta da fare, della tragedia di Rigopiano che dopo due anni ha prodotto solo 25 richieste di rinvio a giudizio mentre per tutto il resto non ci sono colpevoli. Nonostante i richiami del ministero della sanità relativi ai rapporti con la sanità privata poco o niente risulta essere stato fatto. E poi la solita cantilena dell’avversario che non è abruzzese. Una storiella che ricorda molto bene quanto accaduto coi panettoni: la Melegatti di Verona costretta a chiudere e la Maina, di due fratelli della provincia di Foggia che sbancano a Torino con il loro prodotto. Insomma, ti puoi fare molto male in una competizione elettorale dove si passa il tempo a sventolare il brevetto di tipicità regionale, che un giorno arriva semplicemente uno da fuori che pare capitato lì per caso, e che il piatto tipico te lo può cucinare meglio e più apprezzato del tuo. Legnini ha ricevuto l’endorsement di Benigno D’Orazio, esponente di Fratelli d’Italia. Il centrosinistra, nei sondaggi viene dato al ventiquattro percento.

I grillini

Candidata, per la seconda volta, è Sara Marcozzi, avvocato di Chieti, che professionalmente si è formata proprio nello studio del suo avversario: Giovanni Legnini. Si è candidata la prima volta nel 2014 alla carica di governatore d’Abruzzo con “paracadute” in lista che le ha permesso di essere consigliere d’opposizione. Una doppia candidatura, presidenza/consiglio che ripropone anche quest’anno. Il legale teatino corre con il solo appoggio della lista del Movimento cinque stelle che i sondaggi danno attorno al 30% e ripresenta oltre gli uscenti anche alcuni nuovi aspiranti ad entrare in consiglio regionale. I grillini sono i più bersagliati da Forza Italia, forse anche per tentare di scardinare l’asse nazionale Salvini-Di Maio mentre la sinistra quasi non li nomina, magari per tenerli buoni con la speranza di un nuovo governo Pd-5 Stelle, hai visto mai. Campagna senza cene e cabaret come i due precedenti contendenti ma molto social e con vetture brandizzate che sfrecciano in tutta la regione. Non è stato ricandidato, e non poteva essere diversamente, il consigliere uscente Leardo Bracco, ex Idv, passato poi a Sinistra Italiana. Ovviamente la campagna elettorale è fatta attaccando Legnini e Marsilio presentati come “la vecchia politica” e pubblicizzando molto quanto fatto dal governo nazionale dove evitano di ricordare di essere in coppia con la Lega. I sondaggi danno i Cinquestelle al trentasei per cento

Il candidato invisibile

C’è un quarto candidato nella contesa abruzzese. Si tratta di Stefano Flajani, 47 anni, avvocato di Alba Adriatica, in provincia di Teramo, che scende in campo con la lista di Casapound. La lista di estrema destra, che corre sola, difficilmente supererà lo sbarramento del quattro per cento. riservato a chi non è in coalizione, con i sondaggi che gli assegnano l’un per cento. E menomale…

Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 7 Febbraio 2019 e modificato l'ultima volta il 7 Febbraio 2019

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